Roma - 8-27gennaio - Raffaella Azim in LA VEDOVA SCALTRA @ TEATRO ELISEO

Associazione Teatrale Pistoiese, Tauma, La Biennale di Venezia

Raffaella Azim
in LA VEDOVA SCALTRA
adattamento dal testo di Carlo Goldoni a cura di Lina Wertmüller
in collaborazione con Tiziana Masucci

con Giovanni Costantino, Francesco Feletti, Massimo Grigò, Elena D’Anna, Roberto Valerio
e con Gianni Cannavacciuolo nel ruolo di Arlecchino

Regia Lina Wertmüller
Scene e Costumi Enrico Job
Musiche originali Italo Greco, Lucio Gregoretti e Gabriele Miracle

Dopo la realizzazione de Il Processo di Kafka, prosegue il progetto di rivisitazione di chiave contemporanea di grandi testi del passato, realizzato dall’Associazione Teatrale Pistoiese insieme all’attrice Raffaella Azim e all’Associazione Tauma.
In occasione del 300° anniversario della nascita di Carlo Goldoni, la scelta è caduta su La Vedova Scaltra. Per la nota regista cinematografica, conosciuta e apprezzata anche all’estero, è questo il primo incontro con un testo della tradizione teatrale italiana classica.

Quello di Carlo Goldoni è un secolo agitato e rivoluzionario, sul crinale fra l’ “ancienne regime” e i tempi nuovi. In quella Venezia, pullulante di artisti e avventurieri provenienti da ogni parte d’Europa, dove sotto una facciata austera perfino il libertinaggio entrava e usciva dai conventi, il nostro Carlo Goldoni s’incapriccia di questa “vedova”.
Testo di transizione tra la commedia dell’arte e la commedia nova. E’ un’idea carica di echi sensuali ma anche di segreti e profondi simbolismi. L’idea non è solo quella di una vedovella in cerca di marito, ma vi s’intrecciano due percorsi: quello dei cavalieri vogliosi di conquistare una preda e quello della donna che cerca un uomo, un vero uomo.
L’incrocio tra i desideri dei pretendenti e quelli della vedova è l’avventurosa partita da percorrere.
Maritata giovanissima a un signore anziano e ricco, ha avuto con l’amore un rapporto di sopportata dedizione all’autunno del suo “Sior Consorte”.
Per questo Job ha immaginato al centro dell’azione un letto. Non è solo un rimando al Settecento in cui le “Femme des Lettres” come Madame de La Favette o Madame de Sevigny ricevevano, ma un letto  simbolo di tutte le voluttà che per lei è sempre rimasto vuoto, e la sua vasta dimensione è lì a sottolineare soprattutto quel vuoto. C’è il letto e lei in quel letto, con tutta la cabala del gioco della vita.

Lei, nel candore che, malgrado la vedovanza, rende quel letto quasi verginale, denso di sogni, di solitudine che l’amore, quello vero sensuale, non ha mai riempito, che è centro di un gioco che non
si può più sbagliare. Quattro cavalieri europei che la penna goldoniana dipinge nobili e benestanti, desiderosi della dama, navigano con grazia le acque della galanteria e del corteggiamento.
Anche se sotto i loro sofisticati nasi, senza che se ne avvedano, si stanno infatti preparando sconvolgimenti rivoluzionari e ghigliottine che distruggeranno ogni incipriata eleganza.
Qui si sente circolare un’aria segreta che sa di Romanticismo, che ha il profumo di un vero autentico sentimento. È interessante che nella sua ultima analisi Rosaura enunci soprattutto i difetti del prescelto, di quell’ ”uomo”, di quel conte innamoratissimo e geloso, pronto al duello o alla rinunzia in cui la nostra vedova sente l’eco di un vero autentico sentimento.

Nella rielaborazione sono stati eliminati, oltre alla sorella di Rosaura, alcuni personaggi-maschere come Pantalone e il Dottor Balanzone. Un testo più asciutto, nel quale la polemica tra vecchio e nuovo, si concentra su Arlecchino. E’ lui il testimone della “Commedia dell’Arte”, la maschera su cui si riversano tutti i difetti degli italiani ma che con la simpatia e l’allegria riesce a farsi amare.
Il nostro Arlecchino, anticipando il “Servo di due padroni”, ne serve addirittura quattro ma in realtà serve solo Rosaura. All’inizio Rosaura è anche Venezia. Come Rosaura si prende gioco dei suoi pretendenti, così Venezia tiene sulle spine i suoi figli adorati, dal carattere litigioso e criticone.

Se si dovesse fare un analisi di questo testo alla maniera  degli studi del sistema Stanislawski, il “Seme” illuminante di tutta l’opera  secondo me sarebbe la parola : “Amore”.
Sempre sotto l’aria leggera della commedia innovatrice, Goldoni fa circolare intorno alla sua vedova un  sostanziale “bisogno d’amore”. Provate a leggere il testo analizzandolo alla luce di un diverso “ Seme”: con  “Mondanità”, oppure  “Famiglia”, o anche “ Solitudine”. Si vedrebbe  subito a quante differenti letture si presta questa commedia. Se il seme fosse: “ Mondanità”, ovvero lotta per una mondana posizione  sociale, gli intrighi dei nostri personaggi si svolgerebbero pizzicando corde del tutto diverse: ambizione, lotte per salire la scala sociale. O se il Seme conduttore  fosse  “Famiglia”, tutta l’azione si strutturerebbe nel desiderio di costruire un nucleo familiare e Rosaura cercherebbe un padre per i suoi figli. Nella casa della nostra appassionata ma saggia vedova, i valori sono diversi, freschi, autentici e ritrova l’amore come senso centrale della vita.
Secondo noi la lettura più interessante e forse anche la più appropriata per questa “ Vedova” è proprio con il “seme dell’Amore”, soffio purificante che anticipa il grande vento del Romanticismo, anche addensatore di quei nuvoloni  “Sturm und drang” che cambieranno per sempre i cieli della cultura europea.
Fuori forse impazza il Carnevale. 

 Lina Job Wertmüller

TEATRO ELISEO
prima martedì 8 gennaio
repliche fino al 27 gennaio

Uff.stampa SVS
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