Lecce - 27dicembre-5gennaio - LeManiel’Ascolto_07/08 rassegna di parole e di suoni @ Fondo Verri

a.c.Fondo Verri
LeManiel’Ascolto_07/08
rassegna di parole e di suoni
dicembre 27-28-29-30, 2007 // gennaio 2-3-4-5, 2008

Le Mani e l’Ascolto ritorna, con il patrocinio dell’Assessorato Cultura del Comune di Lecce, come consuetudine un pianoforte “abiterà” il Fondo Verri. Appuntamento che si rinnova in occasione delle festività per il capodanno con una rassegna di parole e di suoni.
Giovedì, 27 dicembre, dalle ore 20.00 il primo appuntamento. Due musicisti di differenti generazioni si sfottono attraverso una musica chiamata jazz! Roberto Gagliardi, personaggio storico della ricerca musicale salentina, al sax soprano ed ance d’occasione e Livio Minafra, eccellente figlio d’arte, pianista deviato (quando capita) alla fisarmonica, nella loro performance in duo fanno della libera improvvisazione l’elemento principale del loro dialogo. Il repertorio si basa su composizioni originali di Livio Minafra che tuttavia diventano “soltanto“ canovacci o pretesti per attuare costruzioni sonore estemporanee! Un jazz allo stato brado, raffinato e grezzo. Zucchero di canna nero piuttosto che bianco di barbabietola!   
La voce è quella di Piero Rapanà che leggerà da Finibus terrae di Antonio Errico ed. Manni.

Venerdì, 28 dicembre, dalle ore 20.00 i suoni di Vito Alusi faranno eco e contrappunto  al crudo e sanguigno dei versi di Elio Coriano “Speme di parole con suono” il titolo della performance.

Terzo appuntamento della rassegna di parole e suoni “Le Mani e l’Ascolto” che il Fondo Verri organizza, per il settimo anno consecutivo, con il patrocinio del Comune di Lecce.
Sabato 29 dicembre, dalle ore 20.00 l’appuntamento è con le improvvisazioni jazzistiche di  Mauro Tre, Marco Bardoscia, Dario Congedo. Formazione in trio classica per vertigini d’improvvisazione come consuetudine del raffinato pianista e sperimentatore Mauro Tre. Intenso ed articolato, il suo percorso testimonia una continua ricerca di nuovi territori d’ascolto. Impegnato in numerosi progetti, teatrali e musicali, indaga nella relazione tra suono e parola e da vita a interessanti collaborazioni e interpretazioni spaziando da A. Schoenberg a J. Cage, da Bil Evans a S. Khun.
Ospite della serata lo scrittore Pierfrancesco Pacoda che presenta “Io dj” (Einaudi). Il libro nasce da lunghi dialoghi tra Claudio Coccoluto, dj-culto della scena dance internazionale, e il critico musicale Pierfrancesco Pacoda, che da anni segue l'impatto sociale della «discoteca». Attraverso la testimonianza-confessione di un protagonista, il libro ricostruisce questo universo. E lo restituisce, pronto per essere esplorato, a tutti quelli che vogliono scoprire perché il dj è diventato la rockstar di questo secolo. I dj, infatti non si limitano piú a selezionare dischi, ad assicurare il ritmo perfetto nei club, nei rave, nelle gallerie d'arte. Ovunque definiscono stili di vita, frammenti di immaginario dove, come in un «supermarket dello stile», radici, tecnologie, emozioni vengono mixati e generano un caotico universo di consumi culturali nei quali i ragazzi, in ogni angolo del mondo, si immergono.

Quarto appuntamento della rassegna di parole e suoni “Le Mani e l’Ascolto” che il Fondo Verri organizza, per il settimo anno consecutivo, con il patrocinio del Comune di Lecce.
Domenica 30 dicembre, dalle ore 20.00 l’appuntamento è con il grande repertorio classico. Al pianoforte due giovani esecutori, allievi del maestro Andrea Padova: Davide Milone, eseguirà partiture da Liszt, Prokofiev, Scarlatti, Chopin e Matteo Cataldo da Mendelssohn, Schumann, Brahms, Liszt.
La poesia è affidata a Francesco Rizzo che legge da Incauda venenum, raccolta di versi in uscita per i libri di Icaro. Francesco Rizzo è nato nel 1976 a Galatone, giovanissimo ha frequentato la casa di Ercole Ugo D’Andrea, poeta caro a Mario Luzi e ai fiorentini delle Giubbe Rosse, voce “domestica” della poesia salentina del novecento. Da lui Francesco Rizzo ha assorbito il ritmo quieto ed insieme un desiderio di altra vita, di altro mondo che si assume nel verso. La poesia come orizzonte, meta di un contatto con ciò che non è: con ciò che è eterno: “Di questi giorni una noia m'assale / come graffio d'unghia animale,/ l'ulivo conosce un sentiero / dove una cerimonia di dei annebbia le menti / che son stanche di pensare non so cosa / quale fenomeno e noumeno / quale tormento d'esistenza”.



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