Bologna - 2 febbraio - CONCERTO di Ludovico Einaudi @ Arena del Sole

Tutto esaurito per il concerto di Ludovico Einaudi del 10 dicembre all’Arena del Sole
A grande richiesta, replica straordinaria il 2 febbraio
Già iniziate le prevendite on line su
www.arenadelsole.it

Dopo il tutto esaurito registrato per la data del 10 dicembre, è stata programmata una replica straordinaria del concerto di Ludovico Einaudi, Piano Solo, per sabato 2 febbraio 2008 alle ore 21 all’Arena del Sole.

Le prevendite on line sono cominciate lunedì 3 dicembre (www.arenadelsole.it), presso la biglietteria del teatro inizieranno lunedì 17 dicembre.

Ludovico Einaudi è uno degli artisti più trasversali del panorama musicale contemporaneo. Pianista e compositore formatosi alla scuola di Luciano Berio, Einaudi percorre un proprio cammino alla ricerca di un linguaggio libero, in grado di assorbire culture e influenze musicali diverse, tra cui la musica popolare e il rock, di cui riprende l’immediatezza, la carica emotiva e l’impatto sonoro. La sua musica è stata di volta in volta definita come minimalista, classica, ambient, contemporanea, o in definitiva, “il suono della tranquillità in un mondo di ritmi forsennati”. Le numerose collaborazioni con il teatro, il cinema e la danza e le frequentazioni ai festival e alle più importanti rassegne concertistiche lo hanno reso famoso in tutto il mondo.

A differenza del concerto Divenire, ospitato all’Arena del Sole lo scorso anno, in Piano Solo Einaudi eseguirà il repertorio da solo al pianoforte.

L’organizzatore del concerto è Ponderosa Music & Art.

Informazioni, prenotazioni e vendita: Arena del Sole, Via Indipendenza 44, Bologna
Tel. 051.2910.910, fax 051.2910.915 • vendita on-line biglietti
www.arenadelsole.it
ORARI BIGLIETTERIA lunedì ore 15.30-19; martedì - sabato ore 11-19 (esclusi festivi)
Teleprenotazioni con carta di credito: tel. 051.648.63.87 (feriali ore 15.30 - 18.30)



 
biografia fornita da Ponderosa Music & Art:

LUDOVICO EINAUDI

Torinese di nascita (1955), Ludovico Einaudi, pianista/compositore, si è formato al Conservatorio di Milano, per poi perfezionarsi sotto la guida del maestro Luciano Berio.
«Più che studio, quello con Berio è stato una sorta di lavoro a bottega, visto che da subito mi ha coinvolto nei progetti a cui stava lavorando, come lavori di trascrizione musicale. Ho fatto esperienze direttamente sul campo, ancora da studente, e ne ho un bellissimo ricordo, anche umano». Così Einaudi 'racconta' il celebre compositore dell'avanguardia minimalista, omaggiandolo nel 1997 con un concerto per tromba e orchestra.
La sua musica comincia a possedere un crisma di riconoscibilità sul finire degli anni 80, volgendo a un linguaggio che assorbe elementi derivati dalla musica popolare.
È in questo periodo che hanno inizio le collaborazioni con il teatro, il video e la danza. Tra questi, le composizioni per i balletti 'Sul filo d'Orfeo' (1984), 'The wild man' (1990) e 'The Emperor' (1991); 'Time Out' (1988), performance di teatro-danza concepita con lo scrittore Andrea De Carlo e rappresentata in Italia, Giappone e Stati Uniti dalla compagnia americana ISO Dance Theatre; 'Salgari (Per terra e per mare)' (1995), opera-balletto commissionata dall'Arena di Verona con testi di Emilio Salgari, Rabindranath Tagore, Charles Duke JR e presentata in prima mondiale sempre all'Arena con la coreografia di Daniel Ezralow e le scene dello statunitense Jerome Sirlin; e 'E.A.Poe' (1997), 'ideale' colonna sonora di pellicole della stagione del muto.

La carriera solista
L'album 'Le onde' (1996), pubblicato da Bmg Ricordi, rappresenta un momento essenziale nella carriera di Ludovico Einaudi, al suo primo lavoro solista vero e proprio. 'Stanze' (1990) raccoglieva infatti 16 composizione a sua firma, ma  l'interpretazione era stata affidata a Cecilia Chailly, pioniera dell'arpa elettrica.
Con 'Le onde' Einaudi assembla un ciclo di ballate per pianoforte (interpretate dall'autore), ispirato dall'omonimo romanzo di Virginia Woolf, che vede le onde come simbolo della vita. «Se fosse una storia, sarebbe ambientata sul lungomare di una spiaggia lunghissima. Una spiaggia senza inizio e senza fine - scrive Einaudi - Sarebbe la storia di un uomo che cammina lungo questa riva e forse non incontra mai nessuno. Il suo sguardo si sofferma ogni tanto ad osservare qualche oggetto o frammento portato dal mare le impronte di un granchio, un gabbiano solitario. Il paesaggio è sempre la sabbia, il cielo, qualche nuvola, il mare. Cambiano solo le onde, sempre uguali e sempre diverse, più piccole, più grandi, più corte, più lunghe».
Il disco sarà pubblicato un paio di anni dopo nel Regno Unito, finendo per riscuotere unanimi consensi di pubblico e di critica, complice la spinta di 'Classic FM'.
L'atteso seguito si concretizza nel 1999: si intitola 'Eden Roc' ed esce sempre su etichetta Bmg Ricordi: «Si tratta in qualche modo di un approfondimento di un discorso intrapreso con i lavori precedenti, 'Stanze' e 'Le onde'. Un'estensione di una ricerca rivolta a focalizzare una forma di suite, di realizzare brani più brevi, assimilabili alla canzone strumentale, sempre comunque legati a un progetto complessivo».
'Eden Roc' è un disco dalle evidenti 'tensioni interne', meno statico e più libero rispetto al passato, e lo vede collaborale con armeno Djivan Gasparijan, mestro indiscusso del duduk (sorta di piccolo oboe in legno di albicocco) «per sottolineare la radice popolare (e tradizionale) di mondi come il Caucaso o i Balcani legati più di quel che si pensi al Mediterraneo».
Dove inserire i cd di Einaudi in un immaginario negozio di dischi? «Non saprei», risponde il compositore. In qualche modo i reparti di musica classica hanno un che di morto e di troppo legato al passato. Preferirei trovare spazio in un'ambiente più mescolato, al di fuori dei generi».
Sul finire del 2001 è tempo di 'I Giorni' (Bmg Ricordi). Una dozzina di brani per piano solo, composti appositamente per fotografare la creatività di un musicista in piena libertà espressiva, che danno vita «a una sorta di riflessione in musica e/o a un ricamo dell'anima», sulla scia di un viaggio africano.
«Un giorno, un po' di tempo fa, durante un viaggio nel Mali ero in macchina con un amico, Toumani Diabate, celebre virtuoso della kora (strumento simile all'arpa tipico del Mali), quando all'improvviso ho sentito una musica incantevole. Un'antica melodia del 1200. Tornato a casa, per la registrazione del mio nuovo disco, ho cominciato a improvvisare ripensando a quella musica dolce e malinconica e così ho vinto il mal d'Africa».
Questa la genesi di un album, meditato a lungo («quando compongo ho bisogno di improvvisare, ma anche di riflettere a lungo su ciò che scrivo. Viaggio su due piani apparentemente antitetici: fondo gli stili più diversi e, in un secondo tempo, ripasso tutto con orecchio razionale», dice), ennesima interpretazione di grande intensità emotiva, lontano (e slegata) da ogni legame con le logiche della colonna sonora.
«A cinque anni da 'Le Onde' ho deciso di affrontare nuovamente un lavoro con il pianoforte solo, perché avevo voglia, dopo aver fatto cose diverse, di ritrovare una dimensione solitaria. Si tratta di una specie di suite composta da brani in forma di canzone strumentale che, pur avendo anche un significato ognuno per conto proprio, sono legati da un'idea generale di contabilità della musica e da rimandi melodici, tematici e armonici che l'ascolto completo dell'album rende un discorso compiuto».
In Mali, per la precisione vicino all'oasi di Essakane, una settantina di chilometri di Timbuctù, Einaudi ritornerà nel gennaio 2003, per partecipare alla terza edizione del 'Festival au Désert' , la Woodstock delle 'musiche del mondo', celebrazione della cultura del popolo Tuareg del Sahara.
Questa volta a riportarlo in Africa è Ballaké Sissoko, altro virtuoso maliano della kora, e con le sue morbide suadenti spirali al pianoforte «disegna un piccolo incantesimo africano».
Un brano di quella performance dal vivo, 'Chameaux', sarà inserito nel disco dal vivo 'Le Festival au Désert' (Triban Union/Ponderosa). Einaudi ricambierà il favore invitando nel 2004 Sissiko in Italia per una serie di esibizioni dal vivo all'insegna dell'improvvisazione.
Il 2003 è caratterizzato da puntuali 'tutto esaurito' nelle sale teatrali dove si esibisce: in Italia come all'estero. In primis, in Gran Bretagna dove nel frattempo esce la 'Echoes (The Einaudi Collection)', la prima raccolta di successi dei suoi primi quattro album da solista, che supererà quota 100mila copie vendute, e dove nel 2004 è protagonista di ben otto concerti salutati con applausi a scena aperta e da critiche entusiaste.
Sempre nel 2003 è la volta del doppio live 'LaScala:Concert 03 03 03' registrazione del concerto che si è tenuto al Teatro degli Arcimboldi di Milano: un intenso confronto fra musica da camera e musica popolare, condito delle suggestioni di tante colonne sonore di successo.
Per Einaudi è tempo di bilanci: «Circa una decina d'anni fa, dopo avere composto a lungo per diverse formazioni strumentali, ho cominciato a sentire il desiderio di suonare io stesso le mie musiche dal vivo.
Limitarmi a scrivere isolato in uno studio mi sembrava un lavoro troppo astratto e distante; sentivo la necessità di un rapporto più immediato con la musica e con chi la ascolta. Avevo bisogno di verificare in prima persona il senso di quello che stavo facendo, trovare un filo di comunicazione diretto con il pubblico, essere al centro della magia e dell'emozione che si possono creare solo durante un'esecuzione dal vivo. È più o meno con queste motivazioni che ho cominciato a fare concerti, un po' con lo spirito di uno che canta le proprie canzoni. Nel pianoforte ho trovato una casa, che mi sembra di aver costruito con le mie mani, disegnandone una a una le stanze e scegliendone con cura i materiali e dettagli, con la libertà di metterci dentro l'essenza di tutte le esperienze che ho vissuto, delle cose che ho amato».
A chi gli chiede se esista un movimento musicale trasversale nel nostro paese, il musicista risponde senza esitazione: «Più che delle tendenze, preferisco tener conto delle persone. La musica è vissuta dagli uomini, non da filoni. Non è sufficiente parlare di musica strumentale. Oggi io mi sento più vicino a un gruppo come i Coldplay che a Wim Mertens».
Come è solito ribadire, la sua musica e la sua curiosità, sono mosse da un perenne ricercare. Di umori e di note. Confermata dal progetto ribattezzato 'Transient' attualmente in corso: un live dove tastiere ed elettronica da laptop sottolineano le proiezioni delle immagini del fotografo Armin Linke.

Le colonne sonore
Intenso e proficuo l'impegno sul fronte musiche per i film. Ludovico Einaudi comincia componendo per due pellicole di Michele Sordillo: 'Da qualche parte in città' (1994) e 'Acquario', (1996), per il quale si aggiudica la 'Grolla d'oro' per la miglior colonna sonora; per proseguire poi nel 1998 con 'Treno di panna', l'unico film di Andrea De Carlo. Nello stesso anno esce la colonna sonora di 'Giorni dispari' dell'esordiente Dominick Tambasco, mentre alcuni estratti da 'Le onde' (il brano omonimo e 'Canzone popolare') vengono inseriti in 'Aprile' di Nanni Moretti.
Il 2000 è l'anno della consacrazione, oltre a 'Un delitto impossibile' di Antonello Grimaldi, firma le musiche originali per 'Fuori dal mondo' di Giuseppe Piccioni, pellicola chiamata a rappresentare l'Italia all'Oscar, per il quale ottiene nel 2002 l'ambito riconoscimento 'Echo klassik' in Germania.
Il connubio con Piccioni si ripete l'anno successivo con 'Luce dei miei occhi', migliore colonna sonora agli 'Italian music awards' 2002. Sono di Einaudi anche le musiche per 'Le parole di mio padre' di Francesca Comencini e di 'Alexandria' di Maria Iliou, tutte e due usciti nel 2001.
Il 2002 è l'anno di uscita della colonna sonora di 'Zhivago', film per la televisione tratto dal 'Dottor Zivago' di Boris Pasternak diretto da Giacomo Campiotti, prodotto nel Regno Unito e trasmesso in tutto il mondo.
Ricordato che la composizione 'La linea scura' (da 'Le onde') trova spazio nella colonna sonora di 'Fame chimica' pellicola indipendente milanese del 1993 diretta dalla coppia di registi Paolo Vari e Antonio Bocola, all'inizio del 2004 è nei negozi la sua ultima colonna sonora: 'Sotto falso nome' di Roberto Andò.

Luca Testoni



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