Modena - 4 dicembre - spettacolo BARBONI @ Teatro Storchi

Teatro Storchi - Modena
4 dicembre ore 21:00

Barboni
ideazione e regia Pippo Delbono
con Bobò, Margherita Clemente, Piero Corso, Armando Cozzuto, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, Elena Guerrini, Mario Intruglio, Mr. Puma, Pepe Robledo
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Compagnia Pippo Delbono
Debutto Napoli, Teatro Nuovo - sabato 15 marzo 1997

Barboni viene presentato a dieci anni dalla sua creazione nell’ambito dei festeggiamenti del trentennale di Emilia Romagna Teatro Fondazione, come prezioso tassello all’interno del percorso artistico di Pippo Delbono. Martedì 4 dicembre (ore 21) Barboni torna ad essere rappresentato a Modena dopo essere stato ospitato in una sola occasione nel 1997 al Teatro di S. Giovanni Bosco al Teatro San Geminiano. Il Teatro Storchi ufficializza e rende merito con la sua importante struttura di un lavoro che ha girato il mondo diventando uno spettacolo di culto dell’assortita compagnia capitanata da Delbono che riesce a fare di questa sua colorata accolita un paradigma di una società vagabonda e fuori dalle norme senza mai adattarsi al conformismo. Barboni nasce dall’incontro tra Pippo e Bobò, da allora icona del suo teatro, un omino sordomuto pieno di talento che ogni pomeriggio andava ad osservare il laboratorio che Delbono conduceva nell’ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria Maddalena di Aversa. La bellezza dei suoi gesti semplici e nudi, poetici, frutto forse di una sofferenza e della sua difficoltà fisica, era capace di illuminare le dimensioni più profonde dell’anima e rapire il regista che lo desidera con sè da quel giorno in avanti.Sul palco nudo si snodano azioni essenziali: ci sono le musiche, i balli, i travestimenti, i brevi monologhi, piccoli numeri più da strada che da varietà. Tutti frammenti di una vita vissuta che hanno fatto sobbalzare il pubblico di molti paesi del mondo grazie a una straordinarietà che vìola le regole del teatro. E poi ci sono i corpi degli attori che per primi parlano di quella diversa umanità in un’atmosfera felliniana dove lo stupore si alterna all’irrompere della felicità di comunicare che illumina con la sua indifesa immediatezza. Pippo Delbono arriva alla creazione di Barboni dopo anni ardenti e girovaghi nei quali ha potuto approfondire il lavoro dell’attore avvicinandosi dapprima la formazione teatrale tradizionale, in seguito seguendo il lavoro dell’Odin Teatret, fino all’incontro con Pina Bausch facendo proprie le tecniche e abbattendo però qualsiasi forma di retorica o estetica. La creazione di Barboni coincide con un momento disperato e di grande lucidità della vita di Delbono che in quei corpi e in quelle presenze trova la ragione e la spinta del suo fare teatro. È una rinascita che incontra linguaggi semplici e autentici; un’orchestrazione straordinaria che insegue la verità attraverso la trasparenza, per un teatro che, alimentato da una grande tecnica, la oltrepassa per permettersi di svelare le profonde ferite dell’essere umano. Nel 1997 viene assegnato a Barboni il Premio Ubu per una ricerca condotta tra arte e vita; nel 1998 Delbono vince il Premio della Critica per questa sua regia.

Dal monologo iniziale:
La prima volta che ho detto a mia madre: "mamma sono diventato un attore", lei mi ha risposto in dialetto genovese: "ma che attore e attore, Pippo, potevi finire l'Università eri iscritto a Economia e Commercio, potevi guadagnare dei soldi, si ha sempre bisogno di soldi, e tu ti metti a fare l'attore". E allora io le ho detto: "mamma sono diventato anche un regista". "Ma quale regista Pippo, potevi trovarti una bella ragazza, sposarti, come fanno tutte le persone normali. Ma lui no, lui fa il regista." "Ma mamma, faccio un sacco di cose, ci sono un sacco di persone che mi vogliono bene, dovresti essere fiera di tuo figlio." E lei: "...e poi Pippo, non vai più a Messa, non ti confessi più, non fai più la Comunione... Guardati cosa sei diventato, niente! Quando eri piccolo passavi tutto il giorno in Chiesa, avevi i capelli biondi con i boccoli e tutti dicevano: com'è bello, questo bambino sembra un angioletto!”. "Ma mamma non si può mica passare tutta la vita in Chiesa! Ci sono mille altri modi per fare qualcosa per gli altri."
"E poi Pippo guardati come sei vestito, con quelle scarpe, con quei pantaloni che ti cadono, quei capelli lunghi, quella barba, sai cosa mi sembri Pippo? Mi sembri proprio un barbone!" E poi l'anno scorso mi è successa una cosa terribile, sono entrato in un tunnel nero. Avevo paura di tutto. Avevo paura di morire. E allora non mangiavo più, non dormivo più, non ridevo più. Passavo tutto il giorno seduto su una sedia come un ebete. E chiedevo aiuto a tutti: a Pepe - quel signore lì - ai miei parenti, ai miei amici. E per esempio Pepe, la sera, per tirarmi su, cosa faceva? Mi leggeva Beckett.. E io mi dicevo: voglio vedere se sono diventato veramente matto; e andavo per la strada a Loano - la piccola città dove io abito - fermavo la gente e dicevo: "Scusate Signora, mi sento così triste". E questa mi rispondeva: "Siamo tutti tristi nella vita." Oppure - Loano è una piccola città sul mare piena di turisti - qualcuno mi rispondeva: "Mi scusi ma non sono di qui."E allora, proprio come diceva mia madre, sono diventato veramente un barbone. E mi sono detto: voglio cercare altri barboni. Sono andato per le strade, per le piazze, i manicomi. E ho trovato delle persone che, non so, forse perché avevano molto sofferto, mi sembravano più felici. O forse mi facevano sembrare più felice.

Agnese Doria
Ufficio Stampa
Emilia Romagna Teatro Fondazione
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