Roma - 22-25 novembre - MOBY DICK il reading: ALESSANDRO BARICCO / STEFANO BENNI / PAOLO ROSSI / CLIVE RUSSELL / NICOLA TESCARI - Romaeuropa Festival 2007

ALESSANDRO BARICCO/
STEFANO BENNI / PAOLO ROSSI / CLIVE RUSSELL /
NICOLA TESCARI
MOBY DICK il reading

una produzione Romaeuropa Festival 2007

22, 23, 24 novembre ore 20.30
25 novembre ore 17
Auditorium Parco della Musica
– sala Sinopoli
viale De Coubertin, 30 - Roma

durata 3h circa senza intervallo

Prima parte:
Notte. Alessandro Baricco,
“Call me Ishmael”

Seconda parte:
Alba. Paolo Rossi
Capitoli  16  e 23
”With all her might she crowds all sails off shore”

Terza parte:
Mezzogiorno. Stefano Benni
Capitoli 36 e 37
“ I will have no man in my boat, who is not afraid of a whale”

Quarta parte:
Tramonto. Clive Russell
Capitoli 132 e 135
“Feel thy heart, beats it yet?”

Colloquio con Alessandro Baricco

Letture, reading, lezioni, conferenze, letture-spettacolo: Alessandro Baricco ha compiuto un lungo percorso portando la parola scritta sulla scena:
“Nel ’96 con Totem –spiega lo scrittore torinese– ho iniziato la ricerca di un certo tipo di spettacolo: una discesa al cuore della scrittura, un laboratorio che per cinque anni mi ha permesso di saggiare la capacità degli attori, le possibilità della musica dell’immagine, di come leggere e interpretare. Poi c’è stato City Reading Project, dove non ero in scena, e poi l’ Iliade, con cui credo di aver raggiunto l’intensità che mi ripromettevo fin dall’inizio. D’altra parte negli ultimi anni, grazie anche ad altri interpreti di talento la gente ha cominciato ad abituarsi a un tipo di spettacolo basato sulla lettura che prima non esisteva, così ho pensato che potevo smettere.”
Invece torna con Moby Dick, perché?
“Mi rimaneva la fissazione del testo impossibile e di constatare se una lettura-spettacolo potesse funzionare senza l’immagine, cioè senza il grande schermo che c’era per esempio nell’ Iliade, dunque senza riferimenti al cinema e alla televisione. Le due cose s’incontrano in Moby Dick, testo impossibile per antonomasia. Dal momento che tutti si aspettavano una riscrittura, per contro con Ilario Meandri abbiamo solo ritradotto, praticamente senza tagli, in vista di un’unica esperienza di tre ore; senza intervallo e in forma solo teatrale. E voilà, ecco come è nato questo spettacolo, ultima tappa di un percorso che emblematicamente si conclude assieme a Gabriele Vacis e Roberto Tarasco con cui ho iniziato nel ’96 e che anche per Moby Dick curano  le luci e le scene”
Cosa la attrae del romanzo di Melville?
“C’è talmente tanto là dentro: la cosa che più attira nel libro è lo stare insieme del libro di avventura e del libro sacro, così da far vibrare simultaneamente le corde dell’infanzia e della vecchiaia. E infatti Moby Dick contiene tanti libri diversi e non si può leggere tutto, né consegnarlo intero alla gente in una sola sera. La scelta è stata di isolarne quattro prospettive.”
E questa scelta in che modo è collegata agli interpreti?
“La prima parte è dedicata al piacere della narrazione, impersonata da Ismaele che parla, e perciò al racconto orale: ho pensato che sarebbe stata una cosa abbastanza giusta per me, anche perché è un’introduzione al libro. Nella seconda mi interessava far emergere un tratto di commedia, quasi comico, presente quando Ismaele, all’inizio, parla della sua voglia di scoprire il mondo andando per mare. Ho pensato a un attore come Paolo Rossi, ideale per mantenere intatto lo spessore del testo quando Melville fa la commedia anche se un po’ sottotraccia, tanto che leggendo non si ride. La terza parte è dedicata alla figura di Achab, alla paura che domina gran parte del libro. E qui bisognava leggere, semplicemente: secondo me chi legge meglio in Italia è Benni, e non a caso ho sempre lavorato con lui.”
Per l’ultima parte la scelta è caduta su un attore britannico…
Sono convinto che la tragedia finale, quindi la morte, vada resa in Inglese, perché Melville è intraducibile, sopratutto in quelle pagine finali dove tra l’altro ha cercato d’imitare Shakespeare. Ho scelto Clive Russell, un attore inglese con una grande esperienza teatrale che reciterà nella lingua originale, ma con i sottotitoli, spingendo sul suono dell’attore shakespeariano.”
Quale il ruolo della musica nello spettacolo?
Il ruolo della musica è enorme, anche più grande che nell’ Iliade dove già era molto importante, perché stavolta deve in qualche modo sostituire l’immagine. Per questo Nicola Tescari è chiamato a portare una sensazione di cinema e di tradizione colta, lavorando anche sulla spazializzazione del suono con Daniele Segre-Amar. In fin dei conti è uno spettacolo molto musicale: direi che proprio la parte conclusiva è come un grande brano sinfonico con voce, perché la voce in Inglese è un canto.”

Alessandro Baricco è scrittore, artista, regista e giornalista. I suoi libri sono tradotti in trenta lingue e venduti in tutto il mondo. Preside della Scuola Holden, da lui ideata e fondata nel 1994, è anche editore della Fandango Libri, creata nel 2005 insieme a Domenico Procacci. Con Romaeuropa Festival ha realizzato il City Reading Project e Omero, Iliade.

Informazioni
numero verde 800 795525 -
www.romaeuropa.net

Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Francesca Venuto +39 06 42296308
francescavenuto@romaeuropa.net
Anna Crevaroli +39 06 42296218 annacrevaroli@romaeuropa.net 


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