Modena - 20-25 novembre - "Molly Sweeney" di Brian Friel @ Teatro Storchi

Molly Sweeney
di Brian Friel

traduzione Monica Capuani e Marta Gilmore
con Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Leonardo Capuano
regia Andrea De Rosa
scene Laura Benzi
costumi Ursula Patzak
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione,
Teatro Metastasio Stabile della Toscana

in collaborazione con Asti Teatro 29

comunicato stampa

Andrea De Rosa per mettere in scena Molly Sweeney, testo ispirato a un fatto realmente accaduto, convoca un ascolto tattile chiedendo al pubblico di immergersi in un buio molto vicino alla cecità della protagonista. Tre interpreti d’eccezione danno corpo al singolare caso clinico di Molly Sweeney, donna di quarant’anni, cieca ma perfettamente autonoma, che dopo essere stata convinta a sottoporsi all’operazione, riacquista parzialmente la vista, perdendo però le sue tutte le sue certezze.

Duplice appuntamento con i teatri di Emilia Romagna Teatro Fondazione. Sabato 17 (ore 21) si inaugura la stagione di prosa 2007/2008 del Teatro Testoni di Casalecchio di Reno con lo spettacolo Molly Sweeney in replica domenica 18 novembre sempre alle ore 21. Lo spettacolo a partire da martedì 20 novembre fino a domenica 25 sarà in scena al Teatro Storchi di Modena (feriali ore 21, festivo ore 15:30).

Tre interpreti d’eccezione compongono il cast: Umberto Orsini e Valentina Sperlì nuovamente insieme dopo il recente Vecchi Tempi con la regia di Roberto Andò (2004) sono accompagnati da un inaspettato Leonardo Capuano, artista cocciutamente solitario che, a esclusione di qualche esperienza sotto la direzione di Alfonso Santagata e una recente incursione nella Compagnia Lombardi-Tiezzi per lo spettacolo Gli Uccelli, si è sempre ricavato uno spazio autonomo. I tre attori sono diretti dalla giovane sensibilità del regista Andrea De Rosa che in pochi anni è riuscito ad imporsi sulla scena italiana catalizzando le attenzioni e i riconoscimenti.

Il testo, ispirato a un fatto realmente accaduto e raccontato dal neurologo Oliver Sacks nel saggio Vedere e non vedere, apre uno squarcio profondo sui problemi etici e filosofici che la cura dei pazienti può avere sugli stessi. Brian Friel rielabora la vicenda di un singolare caso clinico mantenendo intatto il rigore scientifico e introducendo degli elementi che trasfigurano il caso. La folgorante e drammatica storia di Molly Sweeney tratteggiata con un’umanità senza diaframmi, mette a nudo la disarmata vulnerabilità di tutti i personaggi.
Molly, quarantenne cieca ma completamente autonoma, lavora come fisioterapista in un centro benessere. Il tatto è la strada per entrare in contatto col mondo e per riconoscerlo, e supplisce perfettamente all’assenza della vista.
La donna, convinta a sottoporsi ad un’operazione chirurgica, riacquista in parte la vista, ma il tanto atteso esito positivo provoca invece in lei un grande un trauma. Molly si trova infatti a dover ri-conoscere il mondo, a doversi reinventare il suo orientamento, a re-imparare a vedere. Tutto ciò sfocierà in un tragico fallimento, probabilmente già intuito dalla paziente prima dell’intervento. Si riapre dunque l’antico interrogativo che William Molyneux sottopose all’amico John Locke: “ Immaginiamo un uomo nato cieco e ormai adulto, a cui sia stato insegnato a distinguere un cubo da una sfera mediante il tatto e al quale venga ora data la vista; sarebbe egli in grado, prima di toccarli di distinguerli e dire quale sia la sfera e quale il cubo, servendosi solo della vista?”.

Andrea De Rosa

Dopo essersi laureato in filosofia, Andrea De Rosa ha lavorato come aiuto regista, sia in teatro che al cinema, soprattutto al fianco di Mario Martone.
Nutrito l’elenco dei cortometraggi che godono della sua direzione da Appunti per una fenomenologia della visione del 1994, premio al Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino, a Trenta secondi dalla fine dello stesso anno, e inoltre Sul limite, Il sesso, Maus e il più recente La visita del 2002. Alcuni di questi cortometraggi sono stati programmati su Rai3 da FUORI ORARIO di Enrico Ghezzi e da STORIE VERE di Anna Amendola. La sua incursione nel teatro, sempre come regista, vede il suo debutto nel 1997 con Encomio di Elena da Gorgia da Lentini per proseguire con Le Troiane di Euripide e Il decimo anno da Euripide ed Eschilo (Orestiadi di Gibellina – 2000). Per c0ompletare la sua amplia e sfaccettata formazione aiuta Mario Martone nelle regie di alcune opere liriche: Così fan tutte (2001) e Don Giovanni (2003) di Mozart, realizzate al Teatro San Carlo di Napoli e al Teatro Comunale di Trento. Idomeneo re di Creta di Mozart rappresenta la sua prima regia lirica, realizzata per il Teatro Comunale di Trento
Nel 2005, prodotto dal Mercadante Teatro Stabile di Napoli, ha debuttato con Elettra di Hugo von Hofmannsthal, accolto con unanime consenso di critica e di pubblico.

Ufficio Stampa Emilia Romagna Teatro Fondazione
stampa@emiliaromagnateatro.com
tel: 0592136042


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