Roma - 30ottobre-4novembre - FILUMENA MARTURANO di Eduardo De Filippo @ TEATRO VALLE

Roma, TEATRO VALLE
dal 30 ottobre al 4 novembre 2007

Atelier Théâtre Actuel - Chant V

FILUMENA MARTURANO

di Eduardo De Filippo
traduzione Fabrice Melquiot
scene e costumi Cristina Gaetano
luci Pascal Sautelet
regia Gloria Paris
con
Marie Ballet - Teresina
Pierre Barrat - Alfredo Amoroso
Bruno Fleury - Riccardo
Christine Gagnieux - Filumena Marturano
Kamel Isker - Michele
Evelyne Istria - Rosalia Solimene
Alain Libolt - Domenico Soriano
Cécile Pericone - Diana
Stephen Szekely - Umberto
Daniel Tarrare - Avvocato Nocella
Anne-Laure Tondu – Lucia

Spettacolo in lingua francese, con sopratitoli in italiano
(a cura di Prescott Studio, Firenze)
Durata: 2 ore circa
Prima nazionale

Nell’ambito della ricerca internazionale arriva a Roma, ma dalla Francia, il teatro di Eduardo e la sua creatura più cara: FILUMENA MARTURANO. Una tra le più note madri della drammaturgia moderna racconta, ora in lingua francese, gli affanni ed i rancori, i palpiti e le passioni di una donna che sfida la società: nel 1946 nasceva questa commedia tragica, esempio di rigore e passionalità, subito capolavoro sui palcoscenici e al cinema, adattata per il grane schermo da  Vittorio De Sica in  Matrimonio all’italiana.
Gloria Paris, italiana che ha scelto di vivere all’estero, si misura dunque con una tradizione e da regista di Parigi, ma con un vissuto tanto italiano da non riuscire a sottrarsi al confronto diretto, ritrova un modo ed un linguaggio prima di tutto teatrali: «ho lasciato un Italia in cui tutti i giochi mi sembravano già fatti, alla ricerca di qualcosa che si chiama legittimità al di là dell’appartenenza e vi faccio ritorno oggi attraverso il teatro».
Così, a partire dalla traduzione, vero “tradimento” ad opera di Fabrice Melquiot e dalla sua origine meridionale, nasce un testo nuovo, in un francese aspro e conciso ma pieno di vitalità, capace di recuperare la forza del lavoro sull’interprete. Non è un caso che lo spettacolo abbia debuttato all’Athénée Theatre che, fondato ed intitolato all’attore Louis Jouvet, mantiene una specifica e particolare attenzione alla recitazione. Questa è dunque la chiave registica per chi mette in scena Eduardo senza Eduardo: «l’impegno degli attori ed un’impronta estetica sobria e significativa – dice la regista - rendono l’opera accessibile a tutti coloro che sono interessati alla famiglia, all’appartenenza, alla paternità e alla maternità e che desiderano un teatro che attraverso la commedia consenta di affrontare i conflitti fondamentali tra individuo e società». Sono dunque gli attori – e prima fra tutti Christine Gagnieux - a rendere, una volta di più, l’universalità di Eduardo.
Una caratteristica intrinseca a queste opere che hanno portato l’Autore di Napoli in giro per il mondo: un flusso di emozioni e sofferenze legate certo all’appartenenza alla terra ed alla sua nazionalità, ma meglio incentrate sui rapporti interpersonali, il confronto costante tra uomo e donna, la famiglia. «Quindi – sottolinea ancora la Paris - non mi resta che tentare la piroetta di mettere in scena questa Filumena coi coltelli affilati della commedia: per le parti dei protagonisti  ho scelto attori dalla personalità forte, che si portano dietro un po’ di storia del teatro francese. Sapranno arricchire i personaggi con la propria esperienza, con un’interpretazione che va al di là di ciò che è scritto, rivelare ciò che è in gioco nel testo e farci dimenticare che non parlano napoletano grazie alla forza di quello che hanno da dirsi». Infatti, quei personaggi capaci di parlare tanto oscuramente il dialetto, hanno nel tempo felicemente incontrato l’inglese ed il francese, lo spagnolo ed il russo, saldamente ancorati ad una struttura drammaturgia che è purezza ed armonia.

Lo spettacolo, dopo il debutto romano, sarà in scena al Mercadante – Teatro Stabile di Napoli dal 6 all’11 novembre 2007.

FILUMENA

Diciannove anni dopo aver lasciato definitivamente l’Italia, sono di ritorno e passeggio sull’isola di Ischia, con la tranquillità di chi ha « preso le distanze » dalle  proprie origini.  Ed ecco che sento una voce di donna imporsi a me per radio.  Non so chi sia, ma più si avvicina,  più l’ascolto e più sono pervasa da un’emozione  fino ad allora sconosciuta. Solo alla fine della trasmissione scopro che si tratta di Filumena Marturano, opera teatrale di Eduardo De Filippo, adattata per lo schermo da  Vittorio De Sica in  Matrimonio all’italiana.
Filumena non è una donna, é tutte le donne della mia infanzia che stanno erette di fronte al mondo e di fronte a loro stesse.  Quelle che mi hanno fatto fuggire, che porto con me, mio malgrado. Mi hanno fatto paura, mi sono state insopportabili, mi hanno spinto ad andar via e a divenire quella che sono oggi.  
Com’è possibile che riesca ora ad ascoltare queste parole che mi fanno addirittura piangere? Quale magnifica alchimia ha potuto sciogliere un nodo così doloroso ed aprire un percorso di ritorno possibile verso la mia cultura?
Qualche mese dopo, mentre lavoro a questo progetto, leggo questa frase che Eduardo De Filippo scriveva nelle sue lezioni di teatro: « C’è solo un’opera teatrale che ho scritto in dodici ore : Filumena Maturano;  perché ne avevo bisogno. M’ è venuta in un sol getto ».
Era il 1946, Eduardo aveva 46 anni ed aveva già raggiunto la  maturità artistica. Quello che lo attraversava era senza dubbio legato al suo essere figlio naturale dell’uomo di teatro napoletano Eduardo Scarpetta ed oggi, al di là dell’imbroglio familiare, nella voce della «donna semplice» che ha inventato sento tutte le aspirazioni del dopoguerra di un popolo di cui io sono uno dei figli erranti.
Ho lasciato un Italia in cui tutti i giochi mi sembravano già fatti, alla ricerca di qualcosa che si di chiama legittimità al di là dell’appartenenza e vi faccio ritorno oggi attraverso il teatro.

Gloria Paris
Parigi, ottobre  2004

DALLA DRAMMATURGIA ALLA SCENOGRAFIA PER LA RECITAZIONE

Filumena Marturano è una commedia che inizia al terzo atto di una tragedia. L’unità di luogo e d’azione gli dà un’intensità particolare che ci immerge improvvisamente nell’”intreccio”, nella contrapposizione di due logiche in un conflitto dialettico tra uomo e donna.
Per arrivare ad un lieto fine liberatorio, Eduardo deve abbandonare l’unità di tempo e lasciare a Domenico Soriano dieci mesi perché alla fine possa accettare l’idea di diventare padre. Un “intervallo” per la presa di coscienza!
Nella messa in scena di questo lavoro,  voglio restare più vicina possibile all’idea del testo, per mettere a nudo  il meccanismo di questa coppia, nel quadro di un interno borghese napoletano del 1946 guardato alla lente d’ingrandimento. Nella casa prevale la presenza del pavimento, mentre le pareti si  dissolvono  e gli stessi muri diventano Napoli, metafora del mondo, testimone e giudice immobile di tutta l’azione.
Ci saranno pochi mobili ed accessori; cercheremo di omettere numerose didascalie presenti nel testo e lavoreremo principalmente sul concetto di spazio.
I costumi restituiranno  l’atmosfera degli anni 50 senza mai aderire alla realtà, alla ricerca di una certa teatralità, in particolare nell’utilizzo del trucco.
Per le parti dei protagonisti  ho scelto attori dalla personalità forte,  che si portano dietro un po’ di storia del teatro francese. Sapranno arricchire i personaggi con la propria esperienza,  con un’interpretazione che va al di là di ciò che è scritto, rivelare ciò che è in gioco nel testo e farci  dimenticare che non parlano napoletano grazie alla forza di quello che hanno da dirsi.
Se chiudo gli occhi, vedo lo spettacolo come un’arena, dove un’ardente figura femminile procede alla condanna a morte della debolezza maschile di fronte alle responsabilità della famiglia e di quello che questa rappresenta in termini di perdita di libertà.
Sotto i nostri occhi un uomo diventa padre, tre figli adulti scoprono di avere dei genitori e tutto ciò perché un giorno la Madonna, interrogata da Filumena, ha detto: “I figli sono figli”!

Gloria Paris
Parigi, giugno 2005

LA TRADUZIONE

All’inizio ho scoperto Eduardo De Filippo attraverso i sottotitoli video di alcuni lavori teatrali che mi aveva regalato un amico napoletano che sapeva  che io scrivevo per il teatro, e anche senza sapere  cosa fosse diventato il teatro, per lui c’era un nome che suonava come l’eternità e l’evidenza, quello di Edoardo; questo era il teatro, e regalandomi i film delle sue opere teatrali, mi regalava tutto il teatro in una sola volta, così come lo vedeva, eterno, chiaro. 
Ho vissuto a Napoli diversi mesi, distribuiti su più anni ; ho vissuto a Pompei ed in Calabria. Ho scritto diversi testi nei quali risuona quest’Italia di mia madre, quest’Italia dei miei nonni, un paese di zii e di zie, di cugine e d’amici ricordati; questo sud lontano e vicino dove ho conosciuto l’estate in modo esclusivo; a lungo l’estate fu solo italiana.  Percolateur Blues passa per Venezia, La Semeuse fa scalo a Torino, Perlino Comment e Autour de ma pierre, il ne fera pas nuit sono venuti da Napoli, dai luoghi dai quali sono stato catturato, da un ricordo vivo, cocente, tre lavori.
Per molto tempo ho scritto a Napoli, a Pompei o in Calabria. Edoardo aleggiava ovunque. Se parlavo di teatro, mi parlavano d’Eduardo.
A Spaccanapoli  il suo volto era di questi fiori che non appassiscono; al massimo se ne va il colore. Ma non ho mai pensato di affrontare il mostro. Non prima che Gloria Paris mi convincesse che era possibile, che avevo il corpo per poterci  entrare ed uscirne non stroncato, non stroncatore. Parlo del corpo perché traducendo  è attraverso il corpo, i suoi tubi, che passa tutto e se le idee non combaciano, allora si accende  la possibilità di rendere a Eduardo la grandezza che merita – vigore e melanconia, rabbia triste e riso devastato, qualcosa che abbia il profumo della città e non l’odore di un libro.
Io sono di lì, anche di lì.  E nel tradurre questo mio essere di lì deve vibrare.
È una culla complicata ad occhio nudo. Una culla muta.
È un mondo che bisogna svelare, un mondo del quale bisogna riconoscere la notte, un mondo al quale bisogna tendere una lingua nuova perché sia ancora mondo. Eterno. Chiaro.

Fabrice Melquiot

RIFERIMENTI BIOGRAFICI

Gloria Paris - regista

Formatasi presso il Corso Claudine Gabay, la Scuola internazionale di mimodramma Marcel Marceau e poi presso la Scuola di mimo corporeo drammatico di Wasson-Soum,  prima di debuttare a teatro a fianco di Mario Gonzalez, Gloria Paris è stagista con Alain Ollivier, Dominique Boissel, Isabelle Pousseur, Youri Pogrebnitchko.
Nel 1994  debutta con Les Femmes Savantes di  Molière nell’ambito del Jeune Théâtre National e da allora ha messo in scena opere teatrali quali: La Fausse suivante di Marivaux alla Comédie de Picardie, al Théâtre de la Tempête, poi al  Théâtre de l’Est Parisien-TEP (1996/1998), e  Hedda Gabler di Ibsen alla Comédie de Picardie, ad Amiens, poi al Théâtre de l’Est Parisien ed in tournée per la Francia (1998/1999). Allo stesso tempo partecipa all’ideazione  dell’Istituto nomade di regia, in particolare con Claude Régy e  Manfred Karge.
Plus recentemente dirige La Machine infernale di Jean Cocteau (2002) e  Eva Peròn di Copi (2004) presso l’Athénée Théâtre Louis-Jouvet.

Fabrice Melquiot - scrittore

Fabrice Melquiot nasce nel 1972. Dopo una formazione d’attore, lavora nella Compagnie des Millefontaines, diretta da Emmanuel Demarcy-Mota.
Allo stesso tempo scrive. Nel 1998 sono pubblicati i suoi primi testi per bambini sull’Ecole des loisirs e diffusi su  France Culture.
Perlino Comment (2001) inaugura la raccolta del Théâtre Jeunesse de l'Arche editore, segue  Bouli Miro (2002), sotto la regia di  Patrice Douchet, selezionato dalla Comédie Française nel dicembre 2003. E’ il primo spettacolo per ragazzi ad essere presentato al Français, seguito nel 2005 da Bouli redéboule, rappresentato ancora una volta allo Studio Théâtre. 
In 2002/2003, Emmanuel Demarcy-Mota mette in scena  due suoi testi: L'inattendu e  Le diable en partage. Per quest’ultimo  Fabrice Melquiot vede assgnarsi il premio SACD per la miglior pièce  radiofonica, il premio Jean-Jacques Gauthier del Figaro e due premi del Syndicat National de la Critique come migliore opera teatrale in lingua francese e rivelazione dell’anno. Nel 2004, continua la collaborazione :  Ma vie de chandelle (2004) e Marcia Hesse (2005) debuttano alla Comédie de Reims e replicano al Théâtre de la Ville/ Les Abbesses.
Bibliografia (estratti)    
- Bouli redéboule, l’Arche Editeur, 2005
- Ma vie de chandelle, l’Arche Editeur, 2004
- C’est ainsi mon amour que j’appris ma blessure, Le Laveur de visages, L’Actrice empruntée, l’Arche Editeur, 2004
- Le Gardeurde silences, l’Arche Editeur, 2003
- Autour de ma pierre il ne fera pas nuit, The Ballad of Lucy Jordan, l’Arche Editeur, 2003
- Le Diable en partage, l’Arche Editeur, 2002, Premio SACS come migliore pièce radiofonica 2003. Premio Jean-Jacques Gauthier del Figaro. Due premi del Syndicat National de la Critique come migliore opera teatrale in lingua francese e rivelazione dell’anno 2003.

ETI – Ufficio Stampa
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