Il Contributo di Di Mento

Catania, 6 settembre 2001

Cara Emma,
avevi ragione tu, mi hai convinta.
Quando mi hai parlato del tuo desiderio di raggiungere l’America, di affrontare una traversata così impegnativa e così lunga, ho avuto paura per te, ma non dei pericoli esterni, so che sei forte, duttile e determinata, ma delle oscure trame della mente, che a volte spingono a percorrere strade lunghe e tortuose, anche se potrebbero sceglierne altre più immediate. Ho temuto che tu volessi confonderti e stordirti, che sperassi, cambiando continente, di poter lasciare a casa tutto quello che non ti è piaciuto e che ti ha ferita. Ma forse non esiste una possibilit� di ricerca più profonda di quella che hai intrapreso tu.

Io ti racconterò della terra.
Anche noi qui siamo in navigazione perpetua, che lo si voglia o no, isolani, legati e separati gli uni dagli altri dal mare. A volte è solo questione di grandezze. E la terra "ferma” è solo apparentemente meno mobile del mare.
La terra è capace di trattenere e di conservare e, allo stesso tempo, di crescere e di modificarsi. E soprattutto sa adattarsi, scomporsi e ricomporsi, ogni tanto raccontare e restituire.
La terra nei miei momenti di difficolt� ha saputo nascondermi e proteggermi con un sottile strato di polvere e mi ha irritato, sporcandomi di fango e insinuandosi sotto le unghie, tra i capelli e nelle trame dei vestiti.
La terra quante volte mi ha regalato frammenti, di storia, di abitudini, di vita, piccoli tesori poco preziosi che io ho accolto e preservato, riportandone alla luce le fattezze, i colori e le forme che ho capito e ricostruito.
La terra a volte restituisce volti che vengono da lontano, con sguardi fieri e degni che appartengono ad un’altra epoca.
La terra mi ha permesso di immergermi in lei, in profondit� , di scrutarla con attenzione, da molto vicino, e di riemergere emozionata e arricchita, quasi senza fiato, mettendo insieme parti di una ricerca infinita.
Forse è per tutto questo che non riesco a condividere con te la curiosit� per un paese come l’America, con così scarse stratificazioni, con così poco passato, con troppi pochi errori e scelte alle spalle. E quello che affascina te, l’insieme di popoli diversi che sono stati capaci di costruire un unico nuovo mondo, mi sembra invece il bagaglio che ognuno ha portato dal paese di origine volendolo subito nascondere e seppellire, come se questo garantisse di per sé una rinascita.
Mi piacerebbe insieme a te disseppellire quelle valige legate con lo spago, quei visi segnati dal sole, dalla fatica e dalla salsedine, e restituire ad ognuno di loro il proprio passato.

Sempre vicinissima.

Marzia Di Mento, archeologa.


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