Prefazione - S.Caucino
di Sergio Caucino


Sgomberiamo subito il campo da un equivoco: questo libro non parla di una traversata. Questo libro non parla nemmeno di un viaggio, almeno non in senso stretto. Questo libro parla del tempo.

Non potrebbe essere altrimenti, visto che il palcoscenico è il mare. E questa, pur non essendo una storia di mare, è una storia raccontata sul mare. L’archetipo è noto, il fascino delle storie marinare è una pietra angolare di quell’immenso edificio bibliografico che è la letteratura romanzesca. Ma questa storia non è un’avventura, un’esplorazione, una spedizione. Non è più tempo per questo genere di imprese, non sulla superficie di questo pianeta almeno, non sul mare. Piuttosto si potrebbe parlare di cabotaggio, di diporto. C’è un però che si chiama Oceano, un immenso orologio senza lancette che sposta l’orizzonte del viaggio dallo spazio al tempo, nelle trame oscure e accartocciate del personale e minimo destino di sette personaggi su una barca, che si muove alla velocit di una pulce zoppa su un mappamondo. La traversata è la metafora quotidiana dell’assenza, del mito di Robinson, in cui l’isola deserta non è ferma ma si muove e su cui ogni attore impersona un pezzo del selvaggio Venerdì a beneficio degli occhi degli altri. E quindi, giorno dopo giorno, stanza dopo stanza, l’icona dell’essenza umana si racconta con discorsi importanti o con semplici futili gesti. Lo spazio del mare annulla la dimensione tempo, la dilata, velandone lo scorrere con orizzonti immensi e uniformi. È questo il teatro su cui anime complesse e complessate dal vivere occidentale perdono i consueti margini, le pareti del ritmo, il guscio dei passi, della televisione, della rincorsa e si possono finalmente espandere e assaggiare un aperitivo di libert , giocare ad essere, hic et nunc, fino a scoprire che la troppa e improvvisa libert può spaventare.

L’ancora di salvezza, la scialuppa di salvataggio del nostro mondo tecno-tentacolare ma rassicurante viene dai messaggi della rete, dai bollettini internet, da uno sguardo virtuale che ha il potere di annullare la distanza e il tempo. Ancora una volta si cerca nella parola il potere taumaturgico e catartico di vincere il nostro più grande nemico, noi stessi. Ma in mezzo al mare nessuno può sostituirsi ai naviganti.

Immaginate un gruppo di sconosciuti che si incontrino su una terrazza a mare e si raccontano delle storie oppure le immaginano solamente, e di queste storie siamo protagonisti e narratori, autori e personaggi, amici ed antagonisti. Questa terrazza si chiama Neos, è uno yacht di quindici metri, e si muove.

Una traversata è per molti versi un viaggio cui il metabolismo medio dell’uomo moderno non è abituato. Non è normale passare giorni e giorni attraversando un orizzonte senza riferimenti con la completa mancanza di una metrica cui affidare le sensazioni del movimento. Resta soltanto il tempo a farla da padrone, unico elemento sovrastante, unica maniglia cui restare aggrappati, per non abbandonarsi a galleggiare circondati unicamente dal senso di vuoto. Sull’orlo di questo abisso di assenza, si forma un gruppo di marinai inesperti che vengono arruolati nella curiosa impresa di attraversare l’Atlantico alla fine dell’estate del 2001.

Di marinai si tratta, razza d’uomini (e donne) dispersi.

E di fronte al mare è partito questo strano viaggio che, per chi lo ha scritto, è stato davvero una traversata, con le sue volate e le sue bonacce, con la fatica e la soddisfazione, la commozione e la noia, la speranza e la nostalgia. C’è stato chi è partito per l’ignoto mare oceano, chi è rimasto a terra, chi ha aspettato e chi si è spellato le mani, chi ci ha messo energia, chi riflessione, chi ha lasciato una scheggia di sé e chi si è raccontato. C’è stato chi ha salutato con la mano e chi era lì ad aspettarci al porto di New York. Ma soprattutto c’è stata la passione e la minima superbia di aver voluto raccontare una storia.

Alla fine questo libro è la dimostrazione di come ancora oggi, alba del terzo millennio, si possa partire per un viaggio, solcando le profondit della propria fantasia, dei propri sogni, avendo ben salda l’immagine della meta, di un fiume, di una citt , di un porto al di l dell’oceano.


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