Cine-Revisionismo: i fratelli Papièr
Dai flipbook al NO WAR! Project

Stamattina mi sono svegliato paranoico: avevo sognato per tutta la notte di disegnare decine di volte la neo-adottata cagnetta della nonna, la ritraevo nuovamente ogni volta che faceva un passo e cambiava posizione, un saltello, un nuovo disegno, una pipì sua, uno schizzo mio, una canina pupù, relativo still-life, e via discorrendo… Attonito dal recente onirico trascorso (nonché ottima romanzesca trovata, apparentemente pretestuosa invero) e ancor pieno di questioni al riguardo, percepisco il riaffiorarmi alla mente di un ricordo lontano circa un oggetto ormai desueto, potenziale epicentro di tanto subconscio vaneggiamento: il Flip Book, libello illustrato il cui rapido sfoglio dava vita ad affascinanti, seppur rudimentali, animazioni. Wow, mi sono detto, questo ripescaggio mnemonico merita un approfondimento (nonché un brindisi, ma questa è un’altra storia). Ho dunque immantinente sguinzagliato i miei net-scagnozzi alla ricerca di notizie e web-evoluzioni e variazioni sul tema, ed ecco a voi il ghiotto bottino, frutto di svariate ronde.
Prima di tutto una meta-definizione, ripescata da
www.Rhizome.org in riferimento a un exhibit monografico alla Kunsthalle di Dusseldorf (http://www.kunsthalle-duesseldorf.de): “Un flip book è un libro che diventa un cinema per un breve lasso di tempo; è una sequenza di immagini che rivela la sua narrazione mentre la guardi, un oggetto che devi toccare per fargli raccontare la sua storia”.
Facendo dello zapping tra link correlati e community di aficionados scopro che questo oggetto, sulla rete, ne ha quasi del “cult” e ha titillato non poche creative ipofisi dando vita a veri e propri mega archivi all’interno dei quali sono stati catalogati migliaia di mini-clip video testimonianti il funzionamento di ogni singolo esemplare. Questo è il caso, ad esempio, del francese Flipbook.info (
http://www.flipbook.info/), vera e propria miniera di folioscopi (pare che il più vecchio risalga al 1882!), o del Post-it Theatre (http://www.bigempire.com/postittheater) dove c’è chi di flipbook raccoglie solo i suoi che, periodicamente, disegna sui famigerati blocchetti gialli adesivi che la stessa azienda produttrice, bontà sua, gli fornisce.
Come tutto ciò che nasce su basi analogiche e che vuol trovare spazio nei tempi moderni, anche il flipbook ha trovato trasposizioni digitali di vario grado, dalla transustanziazione pura, come accade per il progetto Flipbook! (
http://www.fabrica.it/flipbook) di Fabrica (http://www.fabrica.it), all’autoproduzione di stampo industriale del Flipbook Printer ideato da Donationcoder (http://www.donationcoder.com). Nel primo caso si tratta di disegnare manualmente direttamente online ad una ad una le singole pagine del nostro folioscopio che vedremo animarsi in tempo reale, nel secondo ci troviamo, invece, di fronte a un software che, per ovviare a ogni possibile affanno, si preoccupa di creare automaticamente per noi dei libretti animati generandoli da una qualunque sorgente video (le tragiche conclusioni dell’autoproduzione che incontra il web!)…
L’ennesima applicazione dei nostri cartacei eroi è poi, chi l’avrebbe mai detto, quella della comunicazione promozionale (
http://www.flippies.com): ti sei fatto il sito nuovo? Promuovilo con un flipbook! È uscito finalmente nelle sale il tuo ultimo colossal? Spargine 7 secondi cartacei! E se ha funzionato con Spiderman, buona sfogliata a tutti!

Visive riscritture antibelligeranti
Ma voltiamo finalmente pagina (ah ah ah, scusate…) e passiamo dal nostalgico al tragicamente attuale, trattando di uno di quei tennis artistici dei quali si sente sempre + il bisogno, per evitare di dimenticare in quale era viviamo: Scrittura Visiva: No War! Project, (http://www.designradar.it/primopiano.php?record=63&titolo=SCRITTURA+VISIVA:+NOWAR!+PROJECT) un’ideuzza bella polposa che vi vado a sciorinare.
Si tratta di un “progetto di collaborazione tra creativi e visual/graphic designer finalizzato alla realizzazione di narrazioni visuali ove la parte di scrittura vera e propria si intreccia di continuo con l'illustrazione e le immagini in movimento”. Esistono delle linee guida, testuali e visive, opzionali punti di partenza per dar vita a delle storie, con una logica in stile grapchic novel, ma rilettura e interpretazione sono libere, nei mezzi (immagini statiche, testi, animazioni, movie, suoni) e nella distribuzione (tutto si muove sotto licenze Creative Commons).
Pare facile, e invece... lo è! La struttura è quella del work in progress, la presentazione avverrà nell’ambito di AniMOweb (
http://www.animoweb.it) nel mese di Febbraio e i risultati convergeranno poi su web e in live performances.
A fagiuolo capita a questo punto l’aver nominato pocanzi AniMOweb, concorso di animazioni interattive, giunto ormai a una roboante quarta edizione dalla tematica affine a quella sopra trattata, I conflitti: il culto della guerra e la cultura della pace. A fine mese, come già detto, le battute finali dell’iniziativa con expo “on-stage” di quanto fatto dietro le quinte durante i mesi passati. Nel frattempo tutte le opere, intro animate, giochi e interattività e cortometraggi animati sono visibili e votabili sul sito.
Per fortuna il web dimostra d’esser ancora una volta in controtendenza rispetto all’odioso mainstream catodico, tenendo vivo e critico il dibattito su un conflitto tanto idiota quanto cruento che sembriamo aver digerito e somatizzato. Grave.


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