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MA COS'E' CHE CUCINI STASERA?
Se trovate il libro, non abbiate paura di aprirlo...
Un angolo adibito a cucina in un appartamento di una sola stanza. La cucina economica serviva anche per il riscaldamento. Varsavia, 1936. R.Vishniac, Un mondo scomparso, ed. e/o, Roma.

VanishedWorldCover

Borscht freddo per l’estate
Sullo sfondo si vede un cassettone squinternato, per terra frammenti e residui vari. Sul cassettone, i candelabri del sabato. Lei ha una veste informe, forse grigia, che le arriva alle caviglie, e una crocchia stretta, scura, bassa sulla nuca. Lui, il figlio ragazzino, con il berretto in testa, la osserva pieno di speranza. E lei, nonostante tutto, sorride, come una maga domestica. E’ perché si accinge a cucinare sul piccolo, ingombro piano della cucina, e poi potrà offrire il cibo a suo figlio, per questo sorride. Pensiamo che stia per preparare un ottimo borscht freddo.

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Foto di Roman Vishniac 

Procuratevi 4-5 barberosse già cotte al forno, e preparate circa ½ litro di brodo di pollo, perfettamente sgrassato. Bollite le barberosse intere per circa 40 minuti con un po’ di sale. Estraete dall’acqua le barberosse, pelatele e tagliatele a fettine sottilissime. Aggiungete la loro acqua al brodo di pollo, insieme con un vasetto di yogurt intero, pepe, un cuccucchiaio di succo di limone e, se non vi disgusta, un cucchiaino colmo di zucchero. Lasciate bollire per 20 minuti. Quando la zuppa è intiepidita, buttateci le fettine di barbabietola e aggiungete ancora fettine di cetriolo senza semi, foglie fresche di aneto, due cipolline verdi tagliate. Coprite con la plastica e freddate in frigo per almeno 4 ore. Prima di servire, guarnite ciascuna scodella con un cucchiaino di yogurt greco e foglioline fresche di aneto.

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Foto di Roman Vishniac

I commensali
Da maggio a settembre, che delizia il borscht freddo in una cucina ariosa e fresca in una casa con le persiane chiuse in una città assolata e polverosa in un paese senza vento ma con folate di aria secca e calda in un continente che finalmente si riposa un po’ in un mondo così confuso che però, se guardiamo bene, è ancora immerso in mezzo alle stelle, e di lì non lo può levare nessuno. In un primo momento vi consiglio di sorseggiare il vostro borscht in solitudine, poco vestiti o ancora meglio nudi al tavolo di cucina, e sarà come se il fresco dell’universo entrasse dentro di voi con questo sapore strano, fatto di poche cose e di un sorriso di donna che non perde il coraggio. .Poi potrete offrirlo, con noncuranza e prodigalità, a chi arrivi assetato e stanco, stanco delle cose che sono troppe, pesanti, calde, assolate. Chiunque sia, gli farete il regalo della meraviglia, che è il più bel regalo possibile.

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Foto di Roman Vishniac

Le fotografie
Quando Vishniac si rende conto che Hitler vuole uccidere tutti gli ebrei europei, poiché non può salvarli, decide di fotografarli. Così scatta circa 16.000 fotografie, di cui solo 2.000 sono arrivate fino a noi. Questo libro ne riproduce alcune. Immagini di donne, bambini, vecchi e uomini, incredibilmente viventi, si srotolano davanti ai nostri occhi per testimoniare un mondo che si ripete, all’infinito, negli infiniti mondi della miseria di tutti i continenti. Ma anche ci spiega che si vive, nel ghetto di Varsavia e nel quartiere ebraico di Berlino, nei sobborghi di Nuova Dehli e nelle baraccopoli di Rio. Si vive così intensamente, così completamente, con tanta passione, che quegli occhi spalancati ad assorbire tutte le immagini che possono finché possono, invece di fare pietà sono belli, bellissimi, i più belli. Se trovate il libro non abbiate paura di aprirlo, non fa tristezza né noia né estraneità: anzi, forse ci troverete dentro voi stessi e le vostre personali ragioni per vivere.

Vishniac
Roman Vishniac, 1977, foto di Andrew A. Skolnick
 
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The Best of June 2008
di Guido Dolara


 

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