Eugenia Romanelli
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LASCIATI CORRODERE
Da uno stile asciutto e aspro. Da una narrazione irta di contraddizioni. Da domande esistenziali profonde e acute. Da un test che demolirà tutti i tuoi ricordi adolescenziali

BAZAR SEGNALA

doloreanimale

IL DOLORE ANIMALE – Aa. Vv. (Effigie. 205 pp., 15 euro)
L’uomo: bestia immonda capace di efferate nefandezze e di infliggere dolore con crudeltà spietata. Se questa definizione, considerata individualmente, può apparire la boutade d’un misantropo, risponde invece a specchiata certezza ragionando a livello di genere. Infatti, il genere umano è violento e prevaricatore, non solo antropologicamente parlando: basti guardare all’oggi e studiarne il comportamento nei confronti delle altre specie viventi (animali, ma anche vegetali!)
Questo bellissimo volume della rivista di matrice prevalentemente letteraria Il primo amore si occupa del dolore (altrimenti muto) degli animali, conseguente al trattamento speciale che la nostra civiltà, cioè tutti noi, gli riserviamo. E non da un punto di vista animalista: perché qui non si tratta di dire che l’animale è buono a priori, ma di prendere atto che è in corso una lotta furibonda per la sopravvivenza, che l’uomo combatte con mezzi sleali quando non atroci. Così, come non vedere una similitudine tra i lager nazisti e la produzione seriale di animali che finiscono sulle nostre tavole (ricordate il film d’animazione Galline in fuga)? E la braccatura anti-Rom ordita da sindaci xenofobi d’una parte troppo grande d’Italia, non richiama alla mente la soluzione finale hitleriana? Ebbene, leggendo questo mix di scritti narrativi, poetici e di reportage fotografici, potrete rifletterci. E iniziare un cammino di consapevolezza, inevitabilmente irto di contraddizioni. Come quelle che affiorano dalle due interviste introvabili a Céline, antisemita perseguitato.
Colonna sonora: MILES DAVIS The complete On the corner sessions

TALENT SCOUTING

pingitore

VIA RIPETTA 218. – Silvia Pingitore (Giulio Perrone Editore. 141 pp., 10 euro)
Non c’è che dire: per essere acidi, come recita il sottotitolo, questi liceali descritti dall’esordiente Silvia Pingitore lo sono assai. E, considerata l’aderenza alla realtà - a Roma, in via Ripetta 218, ha sede davvero un liceo artistico - ci sarebbe materia per sociologi. Anche se, diciamolo subito, a impressionare di più noi matusa non sono tanto le figure ribelli come la protagonista Lei, quanto le studentesse modello Elvy e Adry, ricalcate sul modello corteggiatrici del Tronista di Uomini e donne, e, ancor più, la sciatta indolenza e l’autoindulgente ignoranza degli incredibili insegnanti. (Non che i genitori ci facciano una figura più edificante, ma su questo fronte niente di nuovo: da che mondo e mondo non hanno mai capito cosa passava per la testa dei loro figli. E forse meglio così, considerate certe fantasie adolescenti di dare loro morte violenta).
Più che lo sguardo inedito, a colpire è lo stile asciutto e corrosivo dell’autrice. Che offre le migliori performance quando immette nel discorso la battuta secca: Le scuole d’arte hanno fornito parecchi tesori alla Storia. I quadri fiorati di Hitler, ad esempio. Ma anche: Se la guardavi anche solo un attimo, quella si metteva a dieta lì per lì; oppure: Il cappotto nuovo che già sapeva di sigarette light da ragazzina in cerca di cancro. Dovesse averne voglia, dopo i liceali acidi, la Pingitore potrebbe dedicarsi agli universitari basici.
Colonna sonora: OFFLAGA DISCO PAX Bachelite

PENSARE LEGGENDO

sofri

CHI E’ IL MIO PROSSIMO – Adriano Sofri (Sellerio. 344 pp., 12 euro)
Se siete stanchi della fuffa, di tanta chiacchiera corriva e vacua che si autoalimenta (sissignori anche per colpa nostra che, apocalittici o integrati, siamo tutti - seppur inconsapevoli non per questo meno corree - famiglie Auditel), ecco qua una lettura corroborante: linfa per menti appassite nell’interminabile inverno della ragione. A piacere è anzitutto il tono di chi parla: nessuna tronfia prosopopea, né cipiglio da so tutto io, con quel che ho passato. E sì che, considerata la vicenda dell’uomo Sofri, e comunque la pensiate, ne avrebbe ben donde. Invece lui si accontenta di esser fedeli a se stessi per come si è stati. E scusate se è poco.
Lungo il tracciato di oltre 300 pagine si compie una parabola sul senso del nostro esistere accanto agli altri che va dal buon Samaritano al figliol prodigo. Intervallata da 3 spessi capitoli, dove Sofri si interroga sull’eterogenesi dei fini (quella roba per cui spesso le azioni umane producono risultati affatto diversi rispetto all’obbiettivo iniziale), la questione dell’ottimismo (che significa soprattutto interrogarsi sul suo contrario e su una sua particolare deriva detta catastrofismo) e quella delle responsabilità presenti verso il mondo che consegneremo alle future generazioni.
Se qualcosa ancora è possibile fare è ascoltando voci come queste: curiose e informate sulla storia e sulla scienza, ammonitrici sul potere enorme delle parole, ci invitano a usarle bene. E prima che sia tardi.
Colonna sonora: BAUSTELLE Amen

UPPER READERS

walser

STORIE CHE DANNO DA PENSARE – Robert Walser (Adelphi. 168 pp., 11 euro)
Più che le storie, è l’uomo che le ha scritte che dà da pensare. Da dove scaturisca il suo sguardo così alieno dal vedere comune, eppure così capace di intercettare la vita nel suo pulsare a intermittenza. In cosa consista la sua grazia stilistica, lontana anni luce com’è da una prosa leziosa. Certo, ammettiamolo pure, a uno che non conoscesse Robert Walser consiglieremmo prima la lettura di uno qualsiasi dei suoi romanzi, nonostante qui – in queste note redatte negli anni berlinesi, tra il 1906 e il 1912 – ci sia tanto di quel suo sentire intensamente prodigioso del bambino piccolo che si perde dentro i suoi giochi.
Walser ha giocato tutta la vita senza rete e, quando gli è parso di non avere più forze per continuare a farlo, si è fatto chiudere in un manicomio. Ma prima, che potenza. Si rivolge a una artista e la esorta: Sii la fonte che sgorga fresca, l’acqua piena di vita, il fiume inarrestabile, il vento che mugghia e rende felici, la tempesta, il pensiero. Dice di un uomo – se stesso? – Ha l’aspetto di uno su cui incombono ancora pericoli. E del dramma umano: se soffriamo, immagino, è soprattutto perché siamo così simili, e il peggior peccato che noi uomini commettiamo è forse quello di essere troppo poco diversi e di non interessarci con sufficiente intensità l’uno dell’altro. Uno così, non dà da pensare più delle sue storie?
Colonna sonora: JACK JOHNSON Sleep through the static

OLD FASHION

soldati

L’ATTORE – Mario Soldati (Mondadori. 216 pp., 9,80 euro)
Poiché fa figo girare in luoghi ad alta frequentazione umana addentando un mezzo toscano invariabilmente spento, non vorremmo che i più vedendone l’effigie e il nome appena sopra “nuoce gravemente alla salute” potessero ritenere Mario Soldati gran proprietario di piantagioni di tabacco. Forse lui, uomo di successo in ognuna delle tante carriere artistiche intraprese nel corso di una lunga vita (oltre a scrittore è stato sceneggiatore e regista del cinema e documentarista e creatore di programmi Tv), di questo equivoco ne sorriderebbe sotto i suoi baffoni: ennesima conferma della sua teoria che ogni uomo è una maschera sociale e che per capire qualcosa dell’uomo bisogna indagare la maschera.
Ottima occasione di riscoperta di questo torinese così importante per la letteratura italiana del ‘900 – si leggano, per favore, i racconti di Salmace del 1929 – è la riedizione di questo romanzo che nel 1970 vinse il Premio Campiello. Scopertamente autobiografico, laddove il narratore (guarda caso regista cinematografico, Tv e scrittore) ripete a più riprese l’intima necessità di raccontare la storia di un suo attore perché certi tratti del suo carattere lo riguardano da vicino, tratta di un intrico famigliare tremendamente borghese: in cui gli adulteri non sono semplice rigenerazione affettiva e sensuale, ma concretizzazione di rancori e addirittura vendette di casta.
Una storia che parte lentamente, che all’inizio parrebbe un’estetica del recitare, diventa un groviglio via via più complicato in cui le energie vitali vengono stritolate fino all’immobilità.
Colonna sonora: BOLLANI-RAVA The third man

BAZAR COLLECTION

anni80

GLI ANNI OTTANTA A TEST – R. Catania, O. Degoli (Alpha Test. 216 pp., 11,50 euro)
Tutti conoscono le conseguenze devastanti di una serata fra amici con il Trivial Pursuit: a una prima parte decisamente divertente, ilare e scanzonata, ne segue un’altra dove la competizione prende il sopravvento e accadono cose impensabili. Coppie di ferro che si frantumano, amici d’infanzia che se le danno di santa ragione, compassati professionisti che mettono mano alla pistola. Quindi nel consigliarvi questo libro, prova di memoria sul decennio meglio noto come quello del riflusso, non ci assumiamo responsabilità nel caso intendiate farne un uso ludico di società.
Merito dei due autori è, in pieno spirito anni ’80, l’aver posto quesiti attorno a cose e fatti che più effimeri non si può e fornire risposte documentatissime e curiose. Volete mettervi alla prova? Quale di questi slogan non fu mai utilizzato per la Golia Bianca? Titilla la papilla. Galvanizza l’ugola. Stuzzica l’epiglottide. Sfrizzola il velopendulo. La risposta giusta andatevela a cercare, ma sappiate che – incredibile ma vero – non è il velopendulo.
Finalmente Raf potrà trovare tra queste pagine risposta a cosa resterà degli anni ’80. A chi invece abbia meno di 30 anni, suggeriamo di virare su un altro titolo della stessa collana: Harry Potter a test.
Colonna sonora: MORCHEEBA Dive deep

 
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The Best of March 2008
di Guido Dolara

CuLt - Marzo 2008


 

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