Roma-26 febbraio-VOCI NEL DESERTO- Sessanta attori e un dj

60 attori e 1 deejay

per il 1° anniversario

del rave teatrale

Voci nel Deserto”.


In un anno recuperati più di 250 frammenti di pensiero ancora buoni


VENERDI’ 26 FEBBRAIO 2010

a partire dalle 19:30 – ingresso a inviti


Aperitivo + mostra fotografica + statue parlanti + videobox +

rave teatrale + deejay set

presso il Brancaleone di via Levanna, 13


Qualcuno ci aveva avvertito.

Pasolini, Flaiano, De Tocqueville, Levi, Bradbury, Calamandrei, Orwell, Galeano, Gaber, Einstein, Manganelli, Alfieri, Steinbeck, per non dire di Tucidide e Ovidio, tra gli altri: le loro parole, a risentirle oggi, ci offrono una chiave di lettura – sorprendente e quasi umiliante nella sua preveggenza – sulla realtà sociale e politica che stiamo vivendo attualmente.

Frammenti di libertà di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo: il gruppo teatrale “Voci nel Deserto” li ha recuperati e ha dato loro nuova voce, mettendoli in relazione attraverso la musica, i suoni e le immagini del presente.

Ne è nato un appuntamento con la memoria, un evento gratuito unico nel suo genere che si celebra ogni ultimo venerdì del mese e si alimenta dell’impegno e della generosità di attori e pubblico, per una volta complici nel fare in modo che le parole che sono state dette o scritte in passato non rimangano ancora una volta inascoltate.

Venerdì 26 febbraio il progetto “Voci nel Deserto – frammenti di libertà di pensiero” compie un anno. Per celebrare l’evento, il gruppo di sessanta attori e un deejay che si è andato riunendo intorno all’idea di Marco Melloni porterà in scena al Brancaleone di Roma il meglio dei 12 spettacoli realizzati dal 27 febbraio 2009 fino ad oggi.

Aperitivo + mostra fotografica + statue parlanti + videobox + rave teatrale +deejay set: a partire dalle 19:30 presso il Brancaleone di via Levanna, 13


“Voci nel deserto” è un’idea collettiva di fare teatro civile, alla quale tutti possono contribuire segnalando frammenti, promuovendo l’iniziativa o addirittura replicandola liberamente in altre città d’Italia, come sta già avvenendo a Milano.

«Siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia. L'Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni.»

Lo scriveva Pasolini sul Corriere della Sera. Sono passati più di trent’anni. Ci piacerebbe far diventare anacronistiche queste parole.

www.vocineldeserto.it



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