CIA: difendere il moNdo
spettaColari gare di spionaggio, segrete indagini sul nemico, manipolaZione delle inFormaZioni... Tutto per la difesa del mondo iNtero. Un'ambizione troPPo grande?

È uscito da poco un libro che fa pensare. Si tratta del saggio di James Risen, State of War. The Secret History of the CIA and the Bush Administration (Free Press, New York, London-Toronto-Sydney, 2005, 241 pagg, 26 $): la CIA è un’istituzione controversa, che spinge subito a schierarsi e che senza dubbio rappresenta un simbolo importante dell’America.

La CIA esiste dal 1947. La Central Intelligence Agency prese il posto dell’OSS (Office for Stratetic Services) e fu creata dal presidente Truman per elevare e coordinare i servizi di spionaggio americani nel periodo della guerra fredda. Il suo scopo principale era quello di capire il nemico e di combatterlo: intelligence and security erano i suoi obbiettivi centrali ed erano perseguiti sia sul terreno operativo che su quello dell’analisi. La storia della CIA è in parte legata alla spettacolare gara di spionaggio con i paesi comunisti degli anni della guerra fredda, in parte alle strategie di contenimento del comunismo negli anni successivi. L’idea della difesa del mondo libero, tuttavia, che in sé non era una cattiva idea, prese la strada della difesa di ogni dittatura militare che si proclamasse anticomunista e finì col far chiudere gli occhi a molti americani su ingiustizie, crimini e torture commessi in Europa, in Asia, in Africa, in America latina in nome di un anticomunismo spesso più crudele di quello degli anni del maccartismo.
Per la generazione che ha vissuto gli ultimi anni della guerra fredda e poi il ’68, l’opposizione alla guerra del Vietnam e le lotte politiche degli anni ’70 la CIA è un’icona negativa e ancora oggi, nonostante sia ragionevole stare dalla parte degli Stati uniti nella caccia a Osama Bin Laden e altri terroristi, la Central Intelligence Agency è ben lontana dall’aver perduto l’aria minacciosa che l’ha sempre circondata.

Risen è un giornalista del New York Times, e il libro è un libro di parte – nel senso che l’opinione anti-Bush e anti-CIA è espressa fin dalle prime pagine. Le cose di cui parla sono storia recente: l’incapacità della CIA a dare informazioni significative sul terrorismo islamico; la sempre più netta disponibilità della CIA (formalmente un organo tecnico, rivolto a spiare e studiare i nemici e a fornire intelligence al governo) a comunicare all’esecutivo informazioni “comode” invece che “scomode” (ma vere), come nel caso delle armi di distruzione di massa in Iraq; l’ampliamento delle giustificazioni giuridiche della tortura con l’impressionante complicità del Department of Justice; la corrosione delle libertà costituzionali nella detenzione dei prigionieri all’estero, in isole segrete in cui ogni brutalità è consentita; l’inefficienza e la miopia politica dell’amministrazione legate alla mancanza di scrupoli del direttore della CIA George Tenet, intimo amico di Bush.
La grandezza dell’America, tuttavia, e il suo mitico culto della libertà si esprimono anche a proposito della CIA. Senza che sia stata imposta da una rivoluzione, e accanto al Patriot Act, vige in America una legislazione che difende scrupolosamente la libertà di informazione: il cosiddetto FOIA (Freedom of Information Act) sulla cui base è possibile a tutti consultare liberamente i documenti delle agenzie federali non coperti da speciali segreti. I documenti della CIA sono stati in parte declassificati e sono disponibili non solo negli archivi americani, ma anche su Internet. Nel sito ufficiale della CIA
www.cia.gov come in quello della National Security Agency presso la George Washington University (http://www.gwu.edu/~nsarchiv/index.html) si possono leggere informative, istruzioni, corrispondenze sull’attività e le complicità della CIA nel mondo: sul colpo di stato di Pinochet, sui generali argentini, sull’operazione Condor che consentì ai servizi segreti di alcuni stati latinoamericani di eliminare gli oppositori non solo con esecuzioni sommarie in patria, ma anche con atti di terrorismo all’estero. E su molte altre terribili cose. Leggere per credere.
La questione, alla quale non so rispondere, resta quella dei limiti nell’esercizio della violenza per la difesa di determinati “valori” (il mondo libero dal comunismo e dal fascismo, l’Occidente dall’aggressione del fondamentalismo islamico, ecc.).
La CIA dice che per salvare la vita dei cittadini americani dal terrorismo tutto è consentito. Chi guardi al problema con occhi non velati dal cinismo, tuttavia, non potrà che scegliere la strada del rispetto delle regole. Si può rischiare di perdere, ma se si segue il modus operandi della CIA, si perde in ogni caso. Diceva un difensore dell’imperialismo inglese alla fine dell’Ottocento: “Andiamo oltre Mombasa, dove i dieci comandamenti non contano”. Dell’impero britannico non è rimasto nulla.


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node