Milano-7 febbraio- BALLAKÉ SISSOKO - VINCENT SEGAL "CHAMBER MUSIC" (Ponderosa Music & Art)

Domenica 7 febbraio

Associazione Culturale* Afrodisia* e* Ponderosa* Music & Art

BALLAKÉ SISSOKO - VINCENT SEGAL

"CHAMBER MUSIC"

(Ponderosa Music & Art)


Suonare in duo, per ogni musicista, è un’esperienza unica, il raggiungimento di un contesto ideale in cui le voci dei protagonisti si fondono nella concezione del pensiero comune e nel quale la nozione della condivisione è posta alla base di ogni movimento sullo strumento. Suonare in duo necessita non solo di un’elevata discorsività strumentale, ma anche di un’eccezionale capacità d’ascolto. All’interno della formazione in duo l’orecchio (ovvero il primo autentico strumento di ogni musicista) è cruciale. Quest’arte della conversazione basata sulla comprensione reciproca, sull’attenzione di ogni musicista nei riguardi dell’altro, è sviluppata in questo lavoro ai massimi livelli di esattezza dal virtuoso della kora Ballaké Sissoko e dal violoncellista Vincent Segal. Chamber Music è un album che avrebbe potuto limitarsi a documento a testimonianza di un breve incontro tra contesti culturali differenti. Fortunatamente è molto di più di ciò. Da compagni di etichetta discografica (incidevano entrambi per la Label Bleu), i due artisti hanno gradualmente preso a frequentarsi con sempre maggiore assiduità sviluppando un reciproco e solidissimo legame d’amicizia. L’idea di lavorare congiuntamente ad un album cominciava già da qualche anno a germinare nella mente di Ballaké Sissoko, ovvero da quando ebbe occasione di assistere all’esibizione di Vincent Segal assieme a Cyril Atef nel duo Bumcello all’Amiens Jazz Festival. Come racconta il musicista maliano, "è stato importante conoscerci l’un l’altro musicalmente. Ogni qualvolta mi trovavo a Parigi ci trovavamo a casa di Vincent e abbiamo fatto anche dei concerti assieme. Abbiamo costruito una complicità reciproca passo dopo passo. Oggi, quando suoniamo, ci capiamo senza dover dire una sola parola: basta uno sguardo. I nostri cuori sono uniti".

Quest’attenzione all’aspetto umano della musica è un qualcosa che Sissoko e Segal hanno coltivato per più di due decenni durante i quali le corde di Sissoko hanno incrociato il percorso di artisti come Taj Mahal o del pianista Ludovico Einaudi, mentre Segal è stato, di volta in volta, accompagnatore, arrangiatore e/o produttore di performers diversissimi tra loro come Cesaria Evora, -M-, Blackalicious, Piers Faccini, Sting e Marianne Faithfull. Le rispettive carriere hanno mostrato l’importanza che entrambi attribuiscono alla comunicazione di pensieri e sensazioni. Entrambi provengono da un background musicale plurisecolare (la tradizione griot mandinga per Sissoko, la scuola classica per Segal) e per entrambi era elevato il rischio di rimanere intrappolati in questi rigidi formati musicali e di vita. La capacità di trasformare e plasmare il significato storico dei loro strumenti e delle rispettive culture di provenienza ha consentito che il rispettivo bagaglio culturale fosse una ricchezza da portarsi appresso nel viaggio intrapreso per soddisfare un’innata sete di conoscenza. Quando nel maggio 2009 Sissoko e Segal hanno finalmente deciso di registrare assieme a Bamako, hanno ancora una volta applicato questi principi dettati da una semplice e illuminata etica comune, così succintamente descritta dal francese: "Quando ce lo si può permettere, si è solo alla ricerca del piacere della musica".

Il piacere della musica, qui, è condensato nello spazio-tempo che i due amici si sono ritagliati per se stessi: una stanza disadorna al Moffou Studio di proprietà di Salif Keita e tre sedute di registrazione notturne, senza alcuna sovraincisione, protette e cullate dalla magica notte maliana. Protetti dal caos che quotidianamente agita l’umanità nel cuore del mondo, Ballaké e Vincent hanno scacciato dalle loro menti tutto ciò che può allontanare un musicista dalla propria arte, ovvero le inutili considerazioni inerenti generi e stili che interessano solo collezionisti e discografici, concentrandosi esclusivamente sull’essenza della musica. Ecco quindi nascere armoniose tessiture di linguaggi e segni, fusioni delle rispettive musiche interiori alle quali hanno aggiunto ulteriore intensità le sinuose onde dell’improvvisazione e le segrete vibrazioni del silenzio. La complicità è tale che kora e violoncello sembrano esprimersi qui come un’unica voce: Sissoko e Segal mescolano sangue e suoni per ottenere un’unica, precisa espressione, una parola capace di sgorgare con chiarezza cristallina. Ciò che si ascolta in Chamber Music è, allo stesso tempo, raro e prezioso: due sensibilità all’unisono, sulla stessa lunghezza d’onda, capaci di creare una musica che fluisce in modo assolutamente naturale.

Lo stesso sentimento di armonia e il medesimo senso di fluidità animano anche il dialogo con gli amici ai quali Sissoko e Segal hanno aperto le porte dello studio. La voce di Awa Sangho adorna come un velo la solenne Regret, composta in tributo al cantante Kader Barry. In Houdesti, il lungo brano in cui sembrano convergere tutte le quiete forze che compongono l’album, la presenza di Mahamadou Kamissoko (ngoni) e Fassery Diabaté (balafon) conferisce alla musica un’ulteriore qualità terrena come a preservarla da tutto ciò che ha a che fare con trends o mode del momento. In due brani Demba Camara fa scoppiettare il tradizionale karignan come uno sciamano dell’arte del fuoco. Eppure, nel complesso, l’album conserva un’infinita gentilezza: la sua morbidezza esalta, invece di attutire, l’intensità espressiva. Vincent Segal afferma che, durante le registrazioni, i nomi che più frequentemente venivano menzionati erano quelli di Nick Drake o della pianista Annette Peacock, artisti che hanno fatto della gentilezza la loro forza espressiva. Gli affreschi disegnati da Chamber Music confermano in pieno questa visione: spogliati dal superfluo arrivano direttamente al cuore della questione, ovvero l’inoppugnabile senso di verità insito nella musica.

 

 

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