Firenza, EX3- dal 29 ottobre al 5 dicembre-Doppia Personale JULIAN ROSEFELDT E IAN TWEEDY


Julian Rosefeldt / Ian Tweedy

 

Doppia personale

 

a cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini

 

Firenze, EX3 29 ottobre – 5 dicembre 2009



Giovedì 29 ottobre 2009 inaugura EX3, il nuovo Centro per l’Arte Contemporanea di Firenze con la doppia personale di due artisti rappresentativi della scena internazionale contemporanea: Julian Rosefeldt e Ian Tweedy, a cura di Lorenzo Giusti e Arabella Natalini.


Julian Rosefeldt (Monaco 1965) è noto al pubblico internazionale per le sue grandiose installazioni multi-canale, elaborate messe in scena che intrecciano i comportamenti stereotipati della vita quotidiana con la finzione filmica trasformando la realtà in commedia dell’assurdo.


I lavori dell’artista, architetto di formazione, sfruttano apertamente le figure teatrali come interpreti del nonsenso della condizione umana, le attività quotidiane e l’atteggiamento compulsivo vengono affrontati con gli strumenti della decostruzione e della ricostruzione surreale, trasformando azioni legate alla normalità familiare in imprese di un’assurdità inaspettata.


Negli spazi di EX3 verranno presentati tre lavori dell’artista tedesco: American Night (2009), l’ultima produzione a 5 canali di Rosefeldt (presentata nella sala grande), che celebra il genere western come testimonianza del tempo dimenticato, affiancata da Stunned Man (2004) e Lonley Planet (2006) opere dove gli interpreti lottano per trovare l’equilibrio e il senso della vita.


American Night gioca con il mito della frontiera e l’idea dell’uomo libero che “risolve da solo i propri problemi”, come disse una volta John Wayne. In questo caso siamo di fronte a cowboy contemporanei che difendono il diritto di “fare ciò che essi ritengono essere più giusto”.

I cowboy si riuniscono in un accampamento di fronte al fuoco e discutono la teoria del film western; un elicottero dell’armata USA attera nel mezzo di una città deserta e soldati in alta uniforme la invadono, mentre fantocci, che sembrano Barack Obama e George W. Bush, discutono il senso di entrare armati in un saloon.

Su un piano più formale, l’installazione cita dipinti di paesaggi romantici che ricordano i lavori di Caspar Friedrich e rompono con il clichè dell’uomo rude e solitario. Qui, il cowboy è perso nei suoi pensieri, incantato e disorientato, allo stesso tempo, dal paesaggio sconfinato che lo circonda. Infine, l’opera è – come altri lavori dell’artista - un omaggio alla costruzione cinematografica che smantella il meccanismo della narrazione e della struttura filmica.

La mostra di Julian Rosefeldt è realizzata in collaborazione con il Kunst Museum di Bonn.


Ian Tweedy (Hahn, 1982), nato e cresciuto in una base militare americana in Germania, fonda la propria ricerca artistica sull’analisi dei rapporti tra biografia individuale e memoria collettiva, sull'appropriazione soggettiva della storia e più in generale sulla riflessione intorno ai concetti di identità, appartenenza e libertà.


Tutti i lavori di Tweedy nascono dalla trasposizione di immagini che provengono da un suo archivio personale in continua crescita. «Ciò che faccio», ha dichiarato l’artista in una recente intervista, «è semplicemente incorporare il mio archivio nella mia vita quotidiana. Da una parte mi lascio influenzare da queste immagini, dall’altra piego e costruisco le verità che queste immagini trasmettono per adattarle alla mia propria verità».


Attraverso l’utilizzo di mezzi diversi - dal disegno al collage, dall’installazione al video - Tweedy interpreta la realtà come espressione di una sovrapposizione fluida di memorie e di immagini. L’utilizzo in pittura di supporti diversi, che portano in se’ le tracce di un passato più o meno recente - come copertine di libri, pagine di vecchie riviste, superfici d'appoggio, stracci utilizzati per pulire i pennelli - risulta funzionale a questo tipo di visione del tempo e della storia.


Alla formazione del pensiero di Tweedy ha contribuito in maniera determinante l’esperienza del graffitismo. Nello spazio urbano ogni immagine è sottoposta a un processo di accostamento visivo capace di modificarne la percezione e dunque il significato ultimo. Ogni immagine urbana è affiancata ad un contesto di segni che preesistono all’immagine stessa e che ad essa si sovrappongono. Così come nei lavori di Tweedy, scritte e pitture murali portano in sé i segni di storie precedenti e durano finché un’altra scritta o un’altra immagine non le modifica, sovrapponendosi ad esse.


La mostra di EX3, dal titolo 70 Zeppelins ruoterà attorno all’omonima installazione composta da 70 diversi disegni raffiguranti immagini di dirigibili. Ogni disegno è realizzato su un diverso supporto a stampa che confluisce all’immagine disegnata un significato inedito. Nell’immaginario dell’artista il dirigibile viene a costituirsi come un elemento di grande valore espressivo e simbolico, legato alla storia della prima guerra mondiale, all’idea di progresso e alla letteratura di viaggio.


A completare 70 Zeppelins sarà una grande lavoro site-specific, realizzato in una delle due ali di EX3.



EX3 Il nuovo Centro d’Arte Contemporanea di Firenze

EX3 - il cui nome nasce dalla contrazione della parola “exhibition” e dalla sua ubicazione nel Quartiere 3 - opererà sul modello della Kunsthalle tedesca, non uno spazio museale dotato di una propria collezione dunque, ma un centro espositivo dinamico.


Gli spazi all’interno di EX3 si articolano nella “Main Room”, la grande sala centrale di circa 600mq, dove saranno ospitate sia mostre personali che collettive e presentati lavori site-specific dal forte impatto visivo, e nelle “Side Rooms”, le sale laterali, che presenteranno una programmazione dinamica, con mostre più frequenti e con aperture ad artisti emergenti.

 

EX3 lavorerà in stretta collaborazione con altre istituzioni del settore e presenterà giovani individualità artistiche, tra le più interessanti del panorama nazionale e internazionale contemporaneo dando spazio a linguaggi e poetiche differenti attraverso un programma articolato in attività espositive, workshop, seminari ed eventi collaterali.


Diretto da Sergio Tossi con la collaborazione dei critici Lorenzo Giusti e Arabella Natalini, EX3 andrà a colmare un vuoto “storico” per la città di Firenze: quello di uno spazio aggiornato e attivo, attraente nella sua componente architettonica e idoneo all’esposizione di opere d’arte contemporanea.

EX3, collocato negli spazi dell’ex auditorium di Gavinana, in viale Giannotti 81, è sostenuto dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, Assessorato alle Attività Produttive, Consiglio di Quartiere 3.








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