Gli arTISTI BAZar STyLe di feBBraio 2006
Gli arTISTI BAZar STyLe di feBBraio 2006

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Taif

Provengono dalla Ciociaria ma i loro programmi musicali si incrociano nei territori urbani di Roma. Taif, inverso di Fiat, il nome scelto dalla band individua una collocazione geografica ma non vuole evocarne i processi produttivi. L’impero automobilistico della Ciociaria non traspare nei suoni della band: non si sentono i clangori ripetitivi delle macchine. A venir fuori sono piuttosto le atmosfere rarefatte dell’humus umido delle campagne ciociare, l’umore introspettivo che dilata i confini sonori e si apre all’idea, al ricordo nostalgico, etereo. I Taif si incontrano nell’inverno 2004 per comporre la musica di un reading. Il contesto è congeniale alle attitudini compositive della band e dopo alcune apparizioni in pubblico decidono di riparare nell’intimità del loro studio di registrazione. Da lì a un anno sfornano quattro tracce: intense, meditate, dove la propensione al lirismo non lascia dubbi. Pietro Rossi, Davide Nardone, Vittorio Albergamo e Claudio Patriarca, con diversissime esperienze alle spalle ma accomunati da una forte affinità estetica, trovano il loro comun denominatore nella creazione di strutture musicali postrock che si incrociano con groove trip-hop. Mogwai e Massive Attack ne rappresentano le coordinate. Le voci, in inglese, sono informali, informative funzionali all’ambience, a volte chillout.
Giovani sì ma anche abili navigatori del sorprendente cyberspazio, i Taif si appoggiano alla net label Selva Elettronica che mette a disposizione sul sito www.selvaelettrica.com, l’omonimo Ep in cui vengono raccolte le quattro tracce, scaricabili liberamente. In questo primo lavoro della band, la sintesi dei suoni, il ripescaggio elettronico, acquisisce una funzione terapeutica, valutata nelle sue potenzialità estetizzanti. Non mancano i riferimenti letterari: il pezzo iniziale The Smiling Dog è ispirato a un racconto omonimo di John Fante. Il post rock nel suono dei Taif coincide a pennello con la logica dell’attraversamento: un percorso al buio, senza origine né fine. Che incede…


Bazar style...
... perché non amano essere compiacenti in musica e adorano comporre di notte. Perché ripescano gli echi del bambino Kurt Cobain (Acoustik) quando, ancora inconsapevole delle nefandezze della vita, rideva dentro a un microfono.


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