LA CRISI IRACHENA DEL 2003
Possibili alternative?
Sono passati da poco cinque anni dall’inizio della guerra in Iraq, che ha causato la morte di quasi 90.000 civili iracheni e circa 4.500 militari della forza multinazionale (4.000 americani).
In questi anni poco è stato detto sui mesi che hanno preceduto l’attacco della “Coalition of willing” (su iniziativa di Stati Uniti e Gran Bretagna), il 19 marzo 2003, in cui all’interno del Consiglio di Sicurezza ONU è avvenuto un duro confronto tra i sostenitori della guerra (anche senza l’avallo ONU), come Stati Uniti e Gran Bretagna e quanti, invece, volevano concedere il tempo necessario agli ispettori incaricati di verificare il disarmo da parte irachena (soprattutto Francia e Germania).

immagine_Cons Sicurezza ONU

La risoluzione ONU 1441 e il lavoro degli ispettori
Approvata dal Consiglio di Sicurezza nel mese di novembre, contiene le premesse del confronto, in quanto la sua “ambiguitá creativa” ne determina diverse interpretazioni. Stati Uniti e Gran Bretagna infatti ritengono, in caso di ulteriori resistenze da parte irachena, di poter attaccare senza la necessitá di ulteriori pronunce da parte del Consiglio, mentre Francia, Russia e Cina escludono l’”automatismo” militare.
Nel dicembre 2002 ritornano in Iraq gli ispettori internazionali, guidati dal diplomatico svedese Blix, chiamato dal segretario ONU Annan, per la sua competenza, il suo carisma e per la fama di grande diplomatico. Tra chiusure ed improvvise aperture (secondo lo stile ormai consolidato di Saddam) il lavoro degli ispettori produce, nel giro di tre mesi, risultati e, soprattutto, molti considerano positiva la collaborazione irachena, promettente per la prosecuzione del lavoro.

Il confronto nei primi mesi del 2003

Tuttavia, cosí come l’interpretazione della 1441, anche il lavoro degli ispettori diventa oggetto del confronto diplomatico; infatti Washington e Londra considerano le resistenze di Saddam come un motivo sufficiente per un attacco a prescindere da altre risoluzioni ONU (anche se non viene trovata la c.d. “pistola fumante”, la prova inconfutabile delle violazioni da parte irachena), mentre Parigi, Mosca e Berlino considerano fondamentale che gli ispettori proseguano il loro lavoro (andando, se necessario, oltre il termine previsto dalla risoluzione).
In questi mesi cresce il confronto tra il Presidente americano Bush e quello francese Chirac, che si basa su motivazioni politiche e di prestigio, legate anche alle particolari personalitá dei due leader. Il confronto “altera” le percezioni reciproche tra Francia e Stati Uniti, causando la ripresa di antichi cliché tra le due sponde dell’Atlantico.

Le possibili alternative

La guerra ha determinato la fine del regime di Saddam, decine di migliaia di morti, una situazione ancora complicata tanto che, recentemente, il comandante della forza multinazionale, l’americano Petraeus ha affermato che il numero di soldati americani (circa 160.000 uomini) non verrá ridotto; senza considerare che le armi di distruzione di massa, motivo ufficiale dell’intervento, non sono state trovate.
Per questo è importante parlare di quelle che avrebbero potuto essere le possibili alternative: aumentare il numero degli ispettori, con accompagnamento da parte dei caschi-blu, applicare sanzioni intelligenti agli esponenti del regime, organizzare un tribunale speciale ONU che avrebbe giudicato le violazioni dei diritti umani compiuti da Saddam ed ampliare le “no-fly zones”.

Tali iniziative avrebbero avuto un costo decisamente inferiore rispetto all’intervento (in termini umani e di risorse materiali) e costituire un modo piú efficace per vincolare Saddam alle risoluzioni internazionali (in quanto condotte all’interno di un quadro multilaterale, ma anche perché l’eventuale rifiuto o inadempimenti successivi avrebbero comportato un intervento automatico da una forza ONU). Tuttavia, sarebbe riduttivo attribuire la responsabilitá della guerra esclusivamente alla volontá “unilateralista” di Washington di porre fine al regime sanguinario di Saddam Hussein a prescindere dall’esistenza delle armi di distruzione di massa per motivi di carattere strategico, politico ed economico (anche se ha certamente influito in maniera significativa), in quanto, da parte di chi non voleva la guerra se non in seguito al fallimento del lavoro degli ispettori e dopo una specifica pronuncia del Consiglio di Sicurezza ONU, non c’è stata la capacitá (la volontá?) di presentare alternative credibili, strutturate e mirate alla soluzione del conflitto.

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