ANTIAMERICANISMO
Se sei contro la guerra e contro la pena di morte forse sei anche antiamericano. Ma non è detto...
Siamo antiamericani? Io certamente no: mia moglie e mia figlia sono cittadine americane; dal 1975 a oggi ho passato una decina di anni in America e considero gli Stati uniti la mia seconda patria. Ma, bisogna aggiungere, molti sono antiamericani, sia qui che in America.
L'antiamericanismo è un sentimento molto diffuso nel mondo ed è un'ideologia largamente condivisa, sia nelle culture di destra sia in quelle di sinistra. Secondo gli studiosi, l'antiamericanismo è un atteggiamento di ostilità preconcetta verso gli stereotipi del modo di vita americano, verso i gusti e i valori diffusi nella società americana. Recentemente, diciamo negli ultimi 15anni, l'antiamericanismo ha trovato terreno fertile nella cultura islamica e ha accentuato i suoi caratteri violenti di pregiudizio intollerante – esattamente come il razzismo, l'antisemitismo e il sessismo. Nei decenni precedenti esso costituiva un aspetto delle ideologie comunista, socialista, internazionalista.
In generale, l'antiamericanismo finisce con l'essere (un po' come l'antiglobalizzazione) un atteggiamento contrario alle conseguenze della modernità. Esso trascina con sé la Coca Cola e Bush, il capitalismo e la democrazia americana, i supermercati e la standardizzazione. Dunque, in sostanza, esso è un pregiudizio o meglio, un grappolo di pregiudizi. Ma come tutti i pregiudizi, ha una storia, e i fondamenti e le espressioni dell'antiamericanismo sono stati diversi nel tempo. Cerchiamo di capire come e perché.

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Nell'Ottocento, gli uomini e le donne di buon senso dell'Europa che viveva la crisi dell'Antico Regime guardavano all'America come all' esempio di un sistema politico e sociale fondato sulla libertà: dopo la rivoluzione americana e la rivoluzione francese sembravano esaurirsi sistemi di autorità, gerarchie sociali, organizzazioni politiche che avevano caratterizzato il dispotismo monarchico. L'America era la terra della democrazia. Si trattava però di una democrazia appartata, che non voleva essere un modello per nessuno. Gli europei guardavano con ammirazione alla sobria democrazia americana, gli americani guardavano all'Europa come alla culla della civiltà e della cultura.
Nel Novecento gli Stati uniti hanno via via affermato un loro ruolo mondiale non solo in termini di strategie politiche di conquista, ma anche nel senso dell'affermazione di un modo di vita basato sull'opulenza e sulla competizione che non da tutti era ben visto. A ciò si deve aggiungere il carattere controverso dell'intervento americano nella seconda guerra mondiale. Nel 1943, tutti i nazisti e i fascisti in Europa erano antiamericani. Furono sconfitti ma, vi assicuro, non erano pochi.

La guerra fredda e poi gli anni '60 e '70 cambiarono radicalmente la prospettiva. Da una parte gli Stati uniti ebbero la responsabilità di guidare la vittoriosa battaglia contro il comunismo (cioè contro un sistema sociale totalitario che non esitava a compiere crimini pur di sopravvivere), dall'altra essi condussero quella battaglia in modo spesso troppo spregiudicato senza applicare quei principi di tolleranza, libertà e democrazia per i quali erano conosciuti e rispettati. Per un lungo periodo di tempo gli Stati uniti non esitarono ad appoggiare regimi sanguinari (in Africa, in Asia, nell'America Latina) in una visione semplificata e di comodo della lotta contro il comunismo.
Fu allora che gli Stati uniti si alienarono le simpatie della sinistra europea ed è di lì che maturò quel grappolo di idee nel quale antiimperialismo, anticolonialismo, anticapitalismo, antiamericanismo si sostenevano a vicenda.
La sostanza di quelle idee arriva fino a noi, e rischia di non farci vedere con chiarezza (o di farci dimenticare) che l'America è parte della nostra identità e della nostra eredità occidentale, dell'etica protestante e dello spirito del capitalismo, della tolleranza di Voltaire e della libertà di Benjamin Constant.
E' ragionevole pensare che Bush e la sua amministrazione non siano una merce particolarmente pregiata. Ma sono una scelta che i cittadini americani possono liberamente rifiutare optando per Obama, Clinton o McCain. Mentre ancora esistono regimi dittatoriali e sanguinari, squisitamente antiamericani, in cui la libertà di scelta non esiste ed è ancora legittima l'eliminazione fisica dell'avversario politico.
Situazione difficile per chi, come me, è contro la guerra e contro la pena di morte e non è antiamericano. Ma sono proprio queste contraddizioni che aiutano a pensare e a liberarsi dai pregiudizi.

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