COME SARA' IL NUOVO PRESIDENTE?
“Midnight express” e la Corte suprema degli Stati uniti...
Gli americani non se lo vogliono sentir dire, ma una certa dose di arroganza, nei loro rapporti col resto del mondo, ce l’hanno. Sentite questa.
La Corte suprema degli Stati uniti ha stabilito che lo Stato del Texas non è tenuto a rispettare gli impegni internazionali degli Stati uniti e quindi un condannato a morte di nazionalità messicana di cui il Messico chiede l’estradizione, non deve essere estradato ma deve essere invece giustiziato. La storia è una vecchia, terribile storia. Nel giugno 1993 a Houston, due ragazze tornano a casa da una festa. Incontrano per caso una gang impegnata in una cerimonia di iniziazione di uno dei suoi membri. Sono tutti ubriachi, violenti, strafatti di droga dalla testa ai piedi. Le due ragazze sono seviziate, violentate per un’ora e poi uccise a calci e strangolate con cinghie e lacci da scarpe. Gli assassini confessano e sono condannati.
Tutti, ad eccezione di Josef Medellin, avevano meno di 18 anni. Secondo un’altra sentenza della Corte suprema, i criminali minori di 18 anni al momento del crimine non possono essere condannati a morte. Dunque, Medellin, sì. Quindi Medellin sarà giustiziato. Il punto è che secondo le autorità messicane Josef Medellin non ha avuto, al momento del suo arresto, le garanzie necessarie e la possibilità di comunicare col consolato messicano.

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La questione è diventata popolare e, al solito, divide il paese.
“Jose Medellin è venuto nel nostro paese illegalmente - dicono alcuni - e ha violentato e ucciso le nostre ragazze. Non ci interessa da quale paese viene! Deve essere giustiziato nel nostro paese secondo le nostre leggi… Le leggi internazionali vadano al diavolo”. Altri osservano che un simile atteggiamento mette a rischio gli americani all’estero: “Vi immaginate se uno dei nostri ragazzi fosse accusato di un crimine e messo nella condizione di non potersi difendere?”.

Ed ecco che mi viene in mente una storia già sentita: un vecchio film...
Nel 1978 – è un vecchio film, ma vale la pena di rivederlo – esce Midnight Express, di Alan Parker. Si basa sul libro autobiografico di Bill Hayes e la sceneggiatura è di Oliver Stone. Racconta la storia di un ragazzo americano preso all’aeroporto di Istambul con due chili di hashish, processato, condannato e imprigionato dalla giustizia turca che è dipinta come disumana, crudele, corrotta. Il carcere (che oggi, fra l’altro, è diventato lo splendido Four Seasons Hotel di Istambul), è un inferno dantesco di violenza e depravazione. Dopo quattro anni di incubo (la vicenda è del 1974), Bill risce a evadere e racconta la sua storia. Gli americani, in massa, hanno per anni evitato di visitare la Turchia.
Certo, Josef Medellin non è l’innocente sessantottino Bill Hayes, e i messicani non possono permettersi di non visitare gli Stati uniti, ma è difficile non pensare, in generale, alla posizione sostenuta pubblicamente dall’amministrazione americana che non vuol sentire parlare di convenzioni internazionali e di corte criminale internazionale.
Ed è ancora più difficile non pensare alle violenze perpetrate in varie parti del mondo dai militari americani e alla loro pretesa di non essere perseguibili dalle autorità locali. L’esempio della tragedia del Cernis, quando i piloti americani si resero responsabili della morte di venti persone e finirono poi assolti dai tribunali militari del loro paese, ci ricorda, dieci anni dopo, la stessa cosa.

Il problema riguarda tre punti: riguarda l’idea che gli americani hanno di sé e del resto del mondo (si sentono odiati e isolati, anche quando combattono per una causa giusta); riguarda le tecniche e le norme del sistema giudiziario e quindi riguarda anche la politica americana. Ora, sul primo punto ci vorranno secoli per cambiare una mentalità come quella dell’America profonda. E altrettanti per sradicare l’antiamericanismo dal resto del mondo. Ma sul secondo e sul terzo, un nuovo presidente saggio e equilibrato avrebbe un certo peso. E forse, invece di secoli basterebbero decenni. Vedremo come andrà la corsa alla Casa Bianca e come il nuovo Presidente penserà di nominare i nuovi giudici della Corte suprema quando gli attuali andranno in pensione o moriranno.
Peggio del vecchio, è difficile.

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