KOSOVO: UN ESITO SCONTATO (?)

Quali potranno essere le soluzioni: due nuove Germanie? Una nuova Hong Kong? Una terza possibilità inedita?


kosovo

Immagine tratta dal sito http://www.latimes.com/media/photo/2007-12/34204034.jpg

 

Il 10 dicembre scorso è scaduto il termine per decidere lo status del Kosovo, provincia a maggioranza albanese formalmente della Serbia, ma che in realtà viene amministrata dalle Nazioni Unite dal 1999. I negoziati promossi dall’ONU si sono conclusi con un nulla di fatto e hanno registrato la distanza esistente tra Belgrado, che rifiuta ogni ipotesi di indipendenza, e gli albanesi del Kosovo che non accettano invece ipotesi diverse dall’indipendenza.

 

Le rivendicazioni albanesi

Le autorità kosovare hanno iniziato specifiche consultazioni con i rappresentanti degli Stati Uniti (vicini alle loro posizioni, tanto che Washington si è dichiarata pronta a riconoscere l’indipendenza anche se avviene in maniera unilaterale!) e dell’Unione Europea, proprio per stabilire le modalità più adeguate per la dichiarazione d’indipendenza; ipotesi ovviamente rifiutata da Belgrado con l’appoggio di Mosca (quest’ultima tradizionalmente vicina alle posizioni serbe).

Inoltre, le spinte indipendentiste sono aumentate in seguito alla vittoria alle elezioni legislative di metà novembre del Partito democratico del Kosovo (PDK) di Hashim Thaci, ex leader dell’UCK, contro la Lega Democratica del Kosovo (LDK, il partito del defunto leader Ibrahim Rugova), guidata dall’attuale presidente Fatmir Sejdiu; Thaci ha più volte minacciato di arrivare alla dichiarazione unilaterale di secessione, in caso di fallimento dei colloqui internazionali.

 

Le possibili alternative

I serbi, come abbiamo visto, non accettano alcuna ipotesi di indipendenza e, nel caso in cui fossero costretti ad accettarla, potrebbero anche tentare di dividere la provincia, secondo vecchi piani di spartizione che circolavano ai tempi di Slobodan Milosevic, oltre a presentare rivendicazioni analoghe anche per i serbi di Bosnia (sulla base del principio che il riconoscimento dell’autodeterminazione per il Montenegro e il Kosovo, deve essere fatto valere per la Repubblica Serba di Bosnia).

Belgrado ha richiesto ai serbi del Kosovo di non partecipare alle elezioni svoltesi nella regione e ciò ha impedito loro di avere una rappresentanza all’interno del Parlamento di Pristina, oltre ad aumentarne l’isolamento all’interno della provincia.

 

Tuttavia, nonostante ogni rifiuto di accettare l’indipendenza, a Belgrado circolano almeno un paio di ipotesi alternative che potrebbero almeno essere prese in considerazione dal governo serbo: la prima, simile a quella adottata per le due Germanie nel periodo della Guerra Fredda, darebbe a Serbia e Kosovo la possibilità di avviare rapporti diplomatici, pur senza riconoscersi formalmente come stati sovrani; la seconda, simile al modello previsto per Hong Kong, che prevede una indipendenza di fatto, ma senza secessione.

 

Cosa potrebbe fare la comunità internazionale

I Balcani già in passato sono stati un banco di prova per la volontà europea di essere protagonista nelle gestione dei conflitti internazionali, con risultati che spesso non sono andati aldilà di generiche dichiarazioni di intenti. La situazione attuale del Kosovo non sfugge a tale logica; il britannico Financial Times ha parlato della necessità per l’Unione europea di sostituire con una propria missione quella dell’ONU e di dare appoggio al piano di indipendenza condizionata, per prevenire iniziative unilaterali da parte degli albanesi, che farebbero aumentare le tensioni nella regione.

Inoltre, l’UE dovrebbe aiutare a dare ai Balcani una “visione per il futuro”, prevedendo un impegno per la futura apertura dell’Europa a tutti i paesi dell’area, compresi Serbia e Kosovo.

 

Sviluppi futuri

La “nuova” linea europea dovrebbe andare di pari passo con un mutato comportamento di serbi e albanesi; infatti, l’”arroccamento” sulle reciproche posizioni può far tornare la provincia alla situazione di quasi 10 anni fa. Da una parte, la chiusura di Belgrado di prendere in considerazioni ogni ipotesi sul Kosovo che non il mantenimento della piena sovranità non sembra essere efficace (il presidente Kostunica si è impegnato addirittura a rompere le relazioni con tutti i paesi che riconosceranno l’indipendenza del Kosovo), anche perché l’appoggio di Mosca potrà forse rimandare l’indipendenza, ma certamente non potrà restituire la provincia a Belgrado. Dall’altra gli albanesi sembrano essere sempre più preda delle posizioni radicali, vittime dell’intolleranza nei confronti della minoranza serba e concedendo l’amnistia agli estremisti (alcuni sono entrati a far parte della vita politica, sociale ed economica della provincia).


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