UNA QUESTIONE DI DIRITTI? SI, MA ANCHE ECONOMICA

Le donne stanno a casa, e il Paese perde competitività. E allora per usare in modo produttivo quel 50% di popolazione attiva che non lavora, ecco un piano di interventi per migliorare l’occupazione femminile in Italia.


casalinga

 

Tra le varie anomalie italiane vi è una questione che mi sta particolarmente a cuore e che riguarda da vicino l'universo femminile, oltre che la capacità del nostro Paese di competere a livello europeo e internazionale.

Mi riferisco all'occupazione delle donne, il cui tasso è fermo a un misero 46,3%
distribuito in modo disequilibrato tra il Nord, dove raggiunge quote in linea con la media dell'Ue, sebbene la percentuale di donne nei cda delle aziende sia ancora deludente, e il Mezzogiorno, dove invece l'occupazione femminile è ferma a un livello preoccupante, tanto è vero che in diverse zone del Sud le donne neanche lo cercano più il lavoro. Credo vada detto con chiarezza che si tratta anzitutto di una questione di diritti e pari opportunità, ma anche di una questione economica, di un Paese che non si avvale di tutte le forze che ha a disposizione. Vogliamo essere competitivi e poi trascuriamo il 50% della popolazione attiva! Per questa ragione abbiamo ritenuto di arricchire il Piano Nazionale di Ricerca (PNR) di una Nota Aggiuntiva su Donne, Occupazione e Crescita, che contiene un'analisi della condizione lavorativa femminile e gli interventi per migliorare l'occupazione delle donne in Italia. Il tentativo è quello di lanciare il dibattito, perché forse su nessun altro tema come su questo abbiamo bisogno di una nuova, vera rivoluzione culturale che ci consenta di far crescere anche al Sud il tasso di occupazione femminile. Anche per questo, come Dipartimento delle Politiche Europee, abbiamo deciso di organizzare un convegno a Catania il prossimo 11 febbraio su welfare e occupazione femminile.

 

Altre iniziative sono in cantiere, come ad esempio due altri incontri, a Roma e Milano, dedicati rispettivamente alla imprenditoriale femminile e agli stereotipi che affliggono l'immagine della donne e che vengono diffusi dai media. A tal proposito, a breve avremo un colloquio con i vertici Rai cui chiederemo di valutare se non sia il caso di istituire un osservatorio proprio sull'immagine della donna nei vari contenitori del servizio pubblico radiotelevisivo.

 

Catania, 11 febbraio 2008 (per dettagli sul luogo e l’orario del convegno visita il sito www.emmabonino.it).


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