TORMENTATI SCIOGLIMENTI DELL’ANIMA

Tra poesia, goticità, esistenzialismi, chitarre e sprazzi di psichedelia…

 

Smashing Pumpkins


smapunp

Attraverso il decennio della generazione brandizzata in una lettera –X-, delle ansie escatologiche della fine, del gesto finale che chiude la carriera e la vita di Kurt Cobain, la stagione del grunge divora tutto e copre tutto del suo nichilismo. Una manciata di mesi, tanti pochi ne bastano agli Smashing Pumpkins per lambire il mostro divoratore, astraendosene definitivamente: sono i mesi che distanziano il boom dei Nirvana dall’uscita di Siamese Dream (1993), primo vero album delle zucche spaccate, che passa quasi sotto silenzio in piena deflagrazione seattleiana. Un piccolo sommario di gemme pure, incroci magici tra tenue psichedelia, grezzo hard rock e velata goticità. L’estrema originalità del mix è il punto debole della band di Chicago. Nel 1994 Corgan si presenta con oltre 50 pezzi alla casa discografica con l’idea folle di farne un doppio album: nasce Mellon Collie & The Infinite Sadness (1994). Il punto debole diventa capolavoro. E i Pumpkins riempiono quel vuoto lasciato dallo sparo del grunge. Da li in poi disegnano, tra tormenti personali e tormenti generazionali, il ritratto della generazione post-grungettara senza cedere al giochetto dell’imitazione brandizzata. Perché c’é tanto da scavare sotto la polvere del nichilismo. Così sembra quasi ovvio dopo il primo scioglimento che non possa essere finita lì: l’immancabile ritorno è Zeitgeist (2007). Ed hanno ancora tanto da dire e da scavare.

2 Datchforum, Milano

3 Palamalaguti, Bologna

 

Francesco De Gregori

Visto con gli occhi di un alieno il cantautorato italiano sembrerebbe poco più di una stagione aerea. Una comune declinazione tra due forme di ciò che gli umani chiamano suono. Parola e chitarra. Eppure quella stessa distanza prospettica potrebbe rendere in qualche maniera giustizia alla poesia che -troppo presto forse- è passata dalle scuole occupate alle chitarre da spiaggia. Quella stessa poesia che oggi sembra distaccata dagli anni che viveva, e che invece trovava proprio nella parola magica –impegno- il suo fondamento. Da qui nasce la musica del cantore d’Italia: Francesco De Gregori sceglie, sin dall’esperienza del Folkstudio all’inizio della stagione di piombo degli anni ’70, una partecipazione ermetica, non a caso. Gli accordi della chitarra, inseparabile compagna di carriera, accompagnano una poesia a metà tra il bisogno di andare oltre l’incapacità di dire di quasimodiana memoria e il tuffo nella magia del quotidiano di Pasolini. Attraverso testi enigmatici ha costruito un mito, scavalcando perfino la forma canzone in cui era ingabbiato. Potere di classici perfino letterari come Rimmel, La donna cannone, Alice… inni generazionali, e magari non solo di una generazione. Oggi la parola impegno è distanza prospettica da vedere con arguta ironia –aliena? Ma sotto è rimasta quella sottile patina di poesia.

 

4 Teatro Regio, Torino

7 Teatro Smeraldo, Milano

8 Teatro Smeraldo, Milano

11 Teatro, Varese

12 Teatro Creberg, Bergamo

13 Teatro Verdi, Pordenone

14 Teatro Auditorium Santa Chiara, Trento

16 Teatro Ponchielli, Cremona

18 Teatro Verdi, Terni

19 Teatro La Fenice, Senigallia AN

22 Teatro Ventidio Basso, Ascoli Piceno

24 Teatro Massimo, Pescara

27 Teatro Metropolitan, Catania

28 Teatro Duemila, Ragusa

29 Teatro Golden, Palermo

 

The Cure

In quel momento delicato in cui la radio ha ucciso le radio star s’è consumato un cambiamento di paradigma, epocalmente ironicizzato e deriso oggi a distanza di anni, che ha incollato con tanto di superattack l’immagine dell’artista alla sua musica. Pochi nel mondo post-punk ne hanno radicalizzato la lezione segreta, quella sottile unione tra moda e identità che ha reso sociologicamente famosi i mods¸come Robert Smith. La sua creatura, i The Cure, ha interpretato il lato sottilmente gotico, interiormente decadente che è passato tra gli anni ’80 dei synth e delle parrucche declinandolo con uno stile inconfondibile. Coniugando la psichedelia e il post-punk con i volti cadaverici, la voce inconfondibile di Smith e testi esistenzialisti. L’abbandono dei primi goticismi lascia il posto a uno stile pop anni ’80. Ma anche attraverso le defezioni della band e i tormentati scioglimenti l’anima dei The Cure rimane intatta, rifiutando gli aspetti effimeri del decennio del total look. E assurgendo a raro esempio di longevità. Sarà per il trucco, che rende giovani: meglio il trucco nel viso allora che nelle note.

 

29 Palalottomatica, Roma

 

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24 Teatro degli Arcimboldi, Milano


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