3 MINUTI, SOLO 3
I 3 minuti di una canzone, sono sufficienti per regalare grandi emozioni, struggenti visioni oniriche, intrecci virtuosistici, miscele idiosincratiche di punk e psichedelia e raffinate misture pop.
BancO del MutuO SoccorsO

banco

Anche l’evoluzionismo darwiniano contempla la possibilità dell’anomalia, la violabilità del sistema di matrixiana memoria. All’interno del sistema della musica italiana l’anomalia ha avuto il nome di Banco del Mutuo Soccorso. Simbolo di una specificità ortodossamente coerente con se stessa, una posizione eretta capace di cambiare il volto di una scena autoreferenziale creando una via italiana al prog. Magia degli intrecci virtuosistici e carismatici tra tastiere, piano e voce che traspaiono nelle lunghe suite e digressioni prog dell’esordio omonimo del 1972. E che vede come seguito addirittura un concept album, la nascita della vita, Darwin. Da lì una carriera capace di far vivere la musica oltre gli anni, oltre l’evoluzione della musica. Proseguendo, dopo le digressioni pop degli anni ottanta, con il ritorno al sangue originario, quello prog. Ma nel frattempo sparigliando e moltiplicando i campi di ricerca: Vittorio Nocenzi fa incontrare il suo pianismo con la poesia delicata di Alda Merini e con il balletto. E si impegna in innovativi progetti di educazione musicale per ragazzi attraverso il lavoro di MusicOrienta. L’arte del B.M.S. si ibrida. L’anomalia contagia viralmente nuovi territori, ma non perde la voglia di proseguire a suonare, anche dopo 35 anni. Perché accontentarsi della posizione eretta?
17 Rolling Stone, Milano

Giardini di Mirò

giardini di miro

Le età barbariche partoriscono figli senza tempo, delocalizzati, pluridimensionalizzati. La generazione degli –ismi ha lasciato lentamente il posto alla generazione dei post-. Postmoderni prima, postumani poi. Postconsumatori di etichette, che si son trasferite dai barattoli di pomodori di memoria pop, fino a essere appiccicate sui generi musicali. Indie. Un calderone che in Italia trova il senso nei segreti orfici dell’etichetta (non discografica, né di barattoli di pomodori) “Giardini di Mirò”. Sguardo sul postrock e richiamo a un passato progressive. Miscela idiosincratica di punk, psichedelia. Batterie lisergiche e arpeggi onirici, che solo per comodità di critica richiamano le esperienze di Mogwai e Godspeed You Black Emperor!, ma in realtà costruiscono un tutto unico, imbarazzantemente poco post- nella sua unicità. Dagli esordi nel 1998, al tributo della critica, a capolavori di fine artigianato compositivo come “Rise and Fall of the Accademic Drifting” (2001) e “Punk… Not Diet!” (2003) si snoda il soundscape della generazione post-. Fino al rifiuto dell’accademizzazione dello stile di “Diving Opinions” (2007). Un percorso che diventa mondo, dove il suffisso post- sta per -percorso-. Segreto ed orfico. Sottilmente politico, come direbbe il leader Jukka Reverberi. Perché anche la politica delle generazioni barbariche può non aver paura di diventare post-.
25 Viper, Firenze

Negramaro

negramaro

Andy Warhol
prometteva 5 minuti di popolarità per chiunque nel futuro. Ma la contrattazione tra pop culture e showbiz lo ha corretto al ribasso: tre minuti, solo tre minuti. Sono quelli di un refrain che colpisce e sottomette, in maniera decisamente perversa, l’incolpevole apparato uditivo. Madre matrigna, sadico dominatore, feticcio feticizzante, poco spesso si va a scavare dietro le radici del ritornello killer. Oggetto di questa nostra indagine sei ragazzi. Lecce, la terra di provenienza. Nome come il vino, Negramaro. Che ben si accompagna, come una buona pietanza, al refrain che nel 2005 li accompagna a fagocitare qualunque premio a loro disposizione, primo fra tutti quello de ‘Il tormentone dell’estate’. Ma scavare porta a scoprire un mezzo lustro di gavetta, passati a faticare sui palchi più importanti d’Italia, dall’Arezzo Wave al Premio Mia Martini. E a scoprire un rock che si ammanta solo in superficie di note facili, andando a ricoprire quel vuoto lasciato dal post-Litfiba grazie a misture raffinate di Radiohead, Muse, Coldplay. La stessa ricetta scritta per La Finestra (2007): con la partecipazione, quasi a marchio di qualità, di Jovanotti. Finalmente qualcosa di nuovo sotto il sole del pop melodico italiano. E’ chiaro, il tutto declinato nei canonici tra minuti da radio. Con buona pace di Andy Warhol.
16 Teatro dell'Aquila, Fermo(AP)
19 Teatro Carlo Felice, Genova
21 Teatro Civico, La Spezia
22 Teatro, Vercelli
29 Sala Europa, Bologna
31 Teatro Sociale, Mantova

imXdibili
THE STYLES
4 Fillmore Club, Cortemaggiore
5 Pjazza Club, Bellaria Igea Marina (RN)
12 Jailbreak, Roma
19 The Cage Club, Livorno
25 Lucille, Verona
26 Attitude Rock Night, Gozzano (NO)

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