IL BATTITO è NATO SPORCO
Di cosa si nutre il clubbing italiano?
Smaltiti i sudori, consumata la carne attraverso il viaggio extracorporeo dell’ancestrale rito di fine anno, si tirano le somme di un 2007, puntuali come il prossimo beat. Il clubbing italiano è un animale che va a nutrirsi sempre più dell’energia pulsante delle metropoli. Ma soprattutto è votato a estetiche nuove e trasversali. Figura quasi jokereska, e multiforme, incarna le più disparate personalità: dal viaggio minimal, ormai etichetta passpartout per qualunque happening con consolle; al revival trip-hop magari, sempre pronto a gettarsi nella mischia; passando per hip-hop, funky; e perfino qualche enclave di house. Senza scordare la commerciale, ovvio. Ma il mainstream, si sa, nutre sé stesso di sé stesso. E allora quello che cambia non è la faccia, l’etichetta della serata, quanto più il mix: le location si staccano ormai da una nicchia di riferimento e fanno della molteplicità sempre più la forza. Ambienti ibridi e polisensoriali. Densi, di valori quanto di stimoli. Calderoni nei quali l’arte incontra il dj set, l’indie incontra la minimal per dar vita ad incontri incestuosi. Un horror metropolitano per i puristi. Scordatevi il purismo. Il battito è nato sporco. Ciao, caro sporco 2007.

Roma Kerrier District. Tra gli altri

Brancaleone

Guerra di spazi, spazi che diventano critici, che esprimono criticità. Come pochi, il Brancaleone assurge in questo momento al ruolo di leader della scena della capitale della criticità. Nella triplice media dell’equazione: SPAZI + PERFORMANCE + CRITICITA’. Tra centro sociale e capannone rave, l’elettronica critica passa da qua, diventando soundscape della diversità. Sound liminare e multisfaccettato. Come le facce di Luke Vibert. Non una, ma tante. Uno e non basterebbe trino, non solo per evitare blasfemie improvvise. Anche perché all’anagrafe delle enciclopedie della IDM compare sotto lo psedonimo di Space Hand Luke, Kerrier District, Plug e Wagon Christ – v’avevo detto che era meglio evitare blasfemie. Un poligamo venuto dalla terra feconda di Cornwall, che segue le orme del deus conterraneo Aphex Twin, ma declinando la mistura via via in maniera differente. Miscele di trip-hop, battiti acidi, agli inzi vagamente jazzy, sottilmente ironici gli danno la prima notorietà alla metà degli anni ’90 sotto il nome di Plug. Tra gli altri è il turno di Kerrier District ed un’altra faccia: l’incontro tra ritmiche funkettonamente sfrontate ed acid house. Fino all’ultima fatica datata quest’anno Chicago, Detroti, Redruth, ennesimo capitolo di un artista multisfaccettato, quanto sfacciatamente ironico.
19 Brancaleone, Roma - www.brancaleone.it

Atari

Atari

Rimediazione di rimediazioni. Astronavi aliene da Alpha Centauri, rotondi mostri gialli fagocitanti altrettanto rotondi mostri multicolori, tutti assieme ad un emigrate italiano (che raggiungerà la fama facendo l’idraulico) rivivono nel nuovo media del bip ossessivo, giocosamente onirico ed iconoclasta della 8bit music dei napoletani Atari. Attraversando sedimentazioni culturali plurime, risvegliando sogni d’infanzia nel viaggio pulsante del battito, la filosofia low-tech del movimento 8bittistico riscopre le macchine datate, le sfrutta con la curiosa voracità di un Aphex Twin, mischiandole a spunti drum’n’bass, quanto new wave. L’esperimento di Alfredo Maddaluno e Riccardo Abruzzese diventa una dichiarazione di guerra intergalattica a qualunque dancefloor tramite la dancefloor. Il suono MIDI di Commodore64 ed Atari, macchine che hanno costruito l’immaginario collettivo della prima nerd generation datata anni‘80, ritorna rievocando oggi nuovi scenari, imponendo letture sacre che solo chi ha partecipato a quella generazione può sottilmente leggere. Scappate, Pacman sta arrivando.
12 Duel Beat, Agnano (NA)
17 The Rocket, Milanoì
18 Circolo Arci Zion Rock Club, Conegliano Veneto (TV)
19 Loop, Osimo (AN)
20 Mattatoio Culture Club, Carpi (MO)
24 Domus, Perugia
25 Controsenso, Prato
www.myspace.com/atariboys

Rashomon romano

Rashomon

Rimane incollato alla sua fama darkettona il Rashomon di Roma: pareti scure, bassi scuri e una mistura di techno e house che ne fanno un punto di riferimento dell’underground romano. Perfetta location per il duo Slam di Glasgow: sound progressive e house che ha conquistato tutti i dj set di riferimento con le precedenti Lifetime e This world, prima del ritorno alla techno detroitiana dell’ultimo lavoro Human Response. Provateci voi a pregare Sven Vath, Carl Craig, Josh Wink e M.A.N.D.Y. di non mettere la loro Azure nelle serate. Provateci.
12 Rashomon, Roma

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