SPALLE AL MURO
Se i governi mettono spalle al muro terroristi e criminali, questi non fanno che inasprire la loro violenza e il loro spirito vendicativo. Qual è l'alternativa allora? Il dialogo e la negoziazione
Quella sera al teatro Dubrovka…
Sono passati da poco 5 anni dalla sera del 23 ottobre 2002, quando un gruppo di oltre 50 guerriglieri ceceni ha preso in ostaggio oltre 950 persone al teatro Dubrovka, a Mosca, durante la rappresentazione dello spettacolo musicale Nord-Ost. Dopo tre giorni, all’alba del 26 ottobre il reparto di forze speciali russe, le Brigate Alfa, attaccano il teatro con un non meglio specificato gas paralizzante, uccidendo i sequestratori e oltre 170 ostaggi (le conseguenze dell’attacco, tra cui la scarsa organizzazione dei soccorsi, causa la morte di oltre 200 persone - alcuni parlano addirittura di 300).

Il sequestro avviene nel contesto del conflitto che riguarda la Cecenia, regione del Caucaso grande come l’Umbria e popolata da circa un milione di persone, da sempre oggetto di forti tensioni con Mosca (i ceceni sono soliti dire che “la guerra dura da 400 anni”). Dopo la fine dell’Unione Sovietica la regione proclama l’indipendenza, a cui (1994) il presidente russo Boris Eltsin risponde con l’invasione. La prima guerra cecena termina nel 1996 e dà alla regione un periodo di relativa calma, che tuttavia dura poco, in quanto, nel 1999, inizia la seconda guerra cecena, che porta al potere e all’attenzione internazionale Vladimir Putin.

La reazione di Putin
Il sequestro segna l’inizio di un periodo nuovo nella questione cecena, in cui il terrore prende il posto delle azioni di guerriglia, i separatisti scelgono la via del terrorismo “suicida” contro i civili (per es. tramite la partecipazione delle donne-kamikaze, le c.d. “vedove nere”) e sempre più il separatismo ceceno assume connotati islamici. Il sequestro è un duro colpo per il prestigio del presidente, salito al potere proprio con l’obiettivo di sedare la ribellione cecena, dimostrando che anni di guerra e migliaia di soldati russi caduti sul campo non hanno impedito ai ceceni di abbandonare le montagne del Caucaso e portare il terrore a soli cinque km. dal Cremlino.
La reazione di Putin è forte, in linea con la sua politica nel Caucaso: collega il sequestro alle centrali del terrorismo internazionale e a Bin Laden, non accetta alcun cedimento nei confronti dei ceceni e rifiuta “ogni tipo di dialogo con i terroristi”.

Negoziare con i terroristi?
In occasione dei sequestri di ostaggi, spesso la risposta “ufficiale” è quella di escludere la trattativa, per non “legittimare” i sequestratori e cedere al loro ricatto, facendo “perdere la faccia” alle autorità. Tale approccio tuttavia non tiene in considerazione un aspetto essenziale, ossia che negoziare non significa automaticamente “cedere”, in quanto l’oggetto della trattativa può riguardare non solo e non tanto le richieste dei sequestratori (per es. nel caso di Dubrovka, il ritiro dei militari russi dalla Cecenia entro una settimana, ovviamente inaccettabile per il governo russo), quanto gli aspetti relativi alla situazione stessa (per es. la condizione degli ostaggi, eventuali concessioni su distribuzione di cibo, medicinali, acqua,…).

Inoltre, i contatti possono avvenire a livello “non ufficiale”, da parte di rappresentanti della società civile, non coinvolti a livello istituzionale. Escludere canali comunicativi significa rinunciare all’unico strumento concreto per cercare di risolvere la situazione in modo “alternativo” all’uso della forza, perché permette di “prendere tempo”, tenendo sotto controllo la situazione, “alterando” la percezione della situazione da parte dei sequestratori (l’esperienza dimostra che a prescindere dalle dichiarazioni iniziali dei sequestratori, spesso orientate verso soluzioni estreme, solo in pochi casi queste avvengono veramente e più tempo passa e più aumentano le probabilità per soluzioni non violente).

Le opportunità alternative
In occasione del sequestro di Mosca, purtroppo le cose sono andate diversamente e il governo russo si è dimostrato preoccupato soprattutto di mostrare fermezza e determinazione, anche a costo di perdere molte vite. Fin da subito ha mostrato di avere fretta di risolvere la crisi, cercando fin da subito di voler forzare la situazione. Inoltre, ha concentrato l’attenzione solo sulla richiesta “ufficiale” dei sequestratori, non aprendo canali ufficiali, limitandosi a fare appelli pubblici (attraverso i media) e non “lavorando” su aspetti sui quali la trattativa avrebbe potuto essere efficace, ad es. la revisione delle modalitá con cui, da anni, avvengono le operazioni militari in Cecenia (veri e propri rastrellamenti, già ampiamente denunciati dalle organizzazioni umanitarie).

Esistevano inoltre le condizioni per cercare soluzioni alternative: nonostante tutto, sono avvenuti diversi tentativi di dialogo “informale”, di deputati dell’opposizione e di rappresentanti della società civile. In molti casi questi si sono conclusi con il rilascio di diverso ostaggi (alla fine saranno oltre 250, un quarto circa sul numero totale), segno che questa (così come accaduto in altre crisi) poteva essere una delle strade da percorrere per ottenere il rilascio di un numero ancora superiore di ostaggi. Serviva volontà, ma anche una organizzazione efficace, cosa non avvenuta né in sede di gestione della crisi e tantomeno in sede successiva (molti ostaggi sono morti soltanto perché non sono stati soccorsi in tempo…).

sequestro del teatro Dubrovka a Mosca
Sequestro del teatro Dubrovka a Mosca (ottobre 2002)

Un ricordo di Anna Politkovskaja…
Un anno fa, la sera del 7 ottobre 2006, la giornalista Anna Politkovskaja è stata uccisa in circostanze ancora non del tutto chiarite; voce “coraggiosa” contro la politica cecena del governo Putin è stata protagonista di uno dei tentativi di negoziato durante il sequestro di Dubrovka. Vorrei chiudere con una sua riflessione che descrive in maniera efficace la situazione cecena: “Esistono solo due alternative: vivere nella perenne incertezza oppure rendersi conto che più aumenta la violenza, il sangue, le vittime, i sequestri e le umiliazioni più si moltiplicano quelli che vogliono vendicarsi, nonostante tutto e malgrado tutto. E più arrivano nuove reclute nell’esercito di chi vuole morire vendicandosi. E poiché questa guerra non si combatterà sul campo di battaglia, ma accanto a noi e con la partecipazione di gente che non c’entra niente – noi tutti - saremo condannati a un altro Nord-Ost, e nessuno potrà sentirsi sicuro in nessun luogo, per strada come nel proprio appartamento. Un uomo con le spalle al muro inventa metodi sempre più astuti per vendicarsi”. Due anni dopo, purtroppo, questa previsione verrà confermata con un altro tragico sequestro, quello della scuola di Beslan…

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