MUSICA KE TRASCINA E COAGULA
Coagula come sa fare la musica dei Subsonica, trascina come trascinano Rodrigo Y Gabriela. Così come coagula e trascina RaiZ
Subsonica
La fabbrica produce un rombo assordante. Cinquant’anni dopo la rivoluzione industriale, la seconda rivoluzione -quella del rock indipendente italiano- nasce ancora una volta nella Torino delle cattedrali di metallo, dei tempi (post?)moderni chapliniani, del suono sintetico dei microchip emozionali. Suono che produce, suono come comunione. Il cielo grigio del capoluogo piemontese plasma misture di rock, reggae, dance; alchimie di elettronica e hip-hop che nascono nei centri sociali, che implodono nella scena dei fine anni ‘90. I Subsonica si inseriscono come anomalia; e sanno trarre, da questo gioco di sorpresa, linfa vitale. Fino a diventare il punto di riferimento di una (una?) generazione dei sogni cibernetici, del dolore introspettivo singolo e quotidiano, dei mille Santa Maradona. Da Microchip emozionale (1999) ad Amorematico (2001) la loro musica è forza coagulante, mille storie singole e idiosincratiche che toccano nervi scoperti, quelli di una introspezione generalizzata e nascosta al tempo stesso. Atmosfere capaci di unire in comune, comunione di carne e di teste. Anche cambiando le spinte musicali, fino al rock pesante, perfino inattualmente retrò, di Terrestre (2005). Il senso della neocomunione non cambia. In attesa del nuovo rombo: che si chiama L’eclissi (2007).
23 Palasport, Jesolo (VE)
24 Palamalaguti, Bologna
29 Mandelaforum, Firenze
30 Palalottomatica, Roma

Raiz
Uno. Ma non trino. Uno. Ma non nessuno. Forse però centomila. Ma sempre Uno. L’ultima fatica di Raiz è un Manifesto, con la M maiusocola, già nel titolo. Un’anima migrante, che torna al paese d’origine. Anche se il paese d’origine è la Babele culturale del mondo, quel bacino Mediterraneo, che non solo geograficamente, ma soprattutto culturalmente nella musica dell’emigrante partenopeo è ponte tra Europa e Africa. E allora centomila linguaggi si fondono in insospettate sintesi, in quell’Uno capace di unire sul valore del diverso linguaggi distanti ed esotici. Tamurriate e dub si incontrano con l’elettronica e spunti etnici africani, mediorientali recitati dalla voce della Napoli fatta di sangue e pianto. Quella Napoli che come dice lui ‘è un po’ più di una nazione, ma poco meno di una religione’. E contiene dentro di sé il destino dello straniero mai profeta in patria: il successo dei suoi Almamegretta passa così dal 1991 più attraverso i club londinesi che dalla terra natale. Il Wop, come il titolo del primo album solista che arriva nel 2004, come il nomignolo dei migranti italiani in America, trova lontano le collaborazioni più illustri: da Stewart Copeland agli Asian Dub Foundation, dal genio del dub, Sua Maestà Bill Laswell, a Eraldo Bernocchi. E in mezzo gli spettacoli teatrali, le prime performance di attore. Il migrante ritorna oggi alla sua monade ricca e sempre in costante movimento. Uno.
2 Havana Club, Pozzuoli (NA)
3 Estragon, Bologna
6 Circolo degli Artisti, Roma
10 Hiroshima Mon Amour, Torino
17 Auditorium, Pescara
24 Rolling Stone, Milano
27 New Age, Roncade (TV)

Rodrigo Y Gabriela
Anche se le loro chitarre hanno a che fare con tutti i generi musicali tranne che con la musica gitana, la storia di questo duo di chitarre classiche provenienti dal lontano Messico ricorda proprio i gitani. Una carriera che inizia suonando il trash metal dei Metallica, i classici dei Led-Zeppelin. Il tutto con le corde di nylon, invece che con quelle più abituali dell’elettrica. Con una tecnica sopraffina, che si coniuga in una trascinante mix di flamenco, world music e rock. Ma anche e soprattutto con il coraggio di girovagare per l’Europa per 5 anni (Irlanda, Danimarca, Spagna… ) prima di incontrare Damien Rice e, soprattutto, John Leckie, produttore dei Muse e dei Radiohead. E ne nasce Rodrigo y Gabriela, che senza troppi problemi decide di diventare il n°1 nella classifica irlandese. La scommessa di due vagabondi é insospettabilmente vinta. E cresce in contemporanea l’interesse del pubblico, non più di nicchia e non più fermo agli angoli dei pub a chiedere chi siano quei due chitarristi, un po’ gitani e un po’ messicani. Che di certo nessuno sa da dove vengono. Ma, misteri della globalizzazione, a volte la domanda non è solo da dove si viene, ma dove si può insospettabilmente arrivare.
22 Stazione Birra, Morena (RM)
23 Transilvania, Milano

imXdibili
MY CHEMICAL ROMANCE
3 PalaSharp, Milano

MARC RIBOT
6 Auditorium, Roma
10 Sala Civica Bargamas, Gradisca d’Isonzo (GO)

OZRIC TENTACLES
7 Music Drome, Milano
8 Stazione Birra, Morena (RM)

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