IN PRINCIPIO ERA ... IL PORCO
Dicono che puzzi, passa per ciccione e forse lo è. Non è un granch'è
bello, ma è sempre sulla bocca di tutti, anzi, sopratutto dentro. Signore e signori parliamo proprio di sua maestà il MAIALE. Dopo la, speriamo interessante, carrellata sull'asino del mese scorso, abbiamo voluto prestare attenzione a un altro illustre bistrattato del mondo animale. Quello su cui vengono fatte meno campagne animaliste, ma che
merita il disprezzo e il rispetto di tutti. Ma caliamoci in medias res, come si suol, anzi si soleva dire.

Innanzitutto CHI E' il maiale?
Come al solito ci facciamo aiutare dalla rete. Un sito piuttosto esaustivo quanto a definizioni è quello della rivista online di agraria, ovvero www.agraria.org/suini/maialedomestico.htm: qui scopriamo, anzi ricordiamo, innazi tutto che il maiale è un mammifero. Un mammifero derivante molto probabilmente dal cinghiale. Sembra inoltre che le razze principali siano due: quella del SUS VITTATUS dell'Asia
Meridionale, a testa corta, tronco tozzo e zampe brevi, (attualmente esistente in Cina, Indonesia e India), progenitore delle razze inglesi Yorkshire e Berkshire, della Poland China americana e dell'Edelschwein tedesca. E quello del SUS MEDITERRANEUS, derivato da incroci di forme selvatiche europee e asiatiche. Il sito riporta anche in sintesi la
storia della diffusione della specie: dal primo allevamento 7000 anni fa in Cina, al Medioevo fino ai giorni d'oggi. Fa anche un breve escursus sulle razze allevate in Italia e all'estero: scopriamo così che in Italia ci sono almeno 8 razze, senza contare quelle antiche. E che all'estero se ne contano almeno una quarantina.

Musica porca
Pochi forse sanno che il maiale è un animale dalla pelle delicatissima e molto sensibile. Questa la ragione per la quale si rotola in tutto quello che possa passargli a tiro, dagli avanzi del cibo agli escrementi, per costruirsi una pellicola e proteggersi. Proprio questo
comportamento etologico gli ha fatto meritare la fama di zozzo: e così il maiale è diventato simbolo e metafora di chi mangia fino allo spasimo. Di sporcizia morale e sessuale. E chi più ne ha più ne metta. Del maiale si dice, ed è vero, che non si butta nulla. Sarà per questo che un gruppo di simpatici musicisti ha pensato bene di intitolare un
movimento d'opinione e artistico alle ruvide setole di questo animale per tutte le stagioni.
Scopriamo quindi sulla rete un: www.setoladimaiale.net/. Un network libero di musicisti indipendenti - per la maggior parte improvvisatori - lontani dalle regole del mercato musicale, più o meno ufficiale. Nato nel 1993 per cercare di colmare un'esigenza molto
diffusa nella comunità dei musicisti radicali, cioè dare corpo e continuità alle musiche creative prodotte nel nostro paese, autoproducendo lavori che per mancanza di opportunità discografiche, o per limitate disponibilità economiche degli stessi artisti, andrebbero perduti. Setola di Maiale si fonda sulla partecipazione attiva e sulla
creatività peculiare di ciascun musicista coinvolto: sono nati così progetti di collaborazione, contatti, festival, le performances alla 48ma Biennale di Venezia oppure presso la storica radio inglese Resonance/London Musicians' Collective.

Porche lettere tenere...
JEFFREY MOUSSAIEFF MASSON ha scritto un libro molto affettuoso che
ribalta totalmente la prospettiva su cosiddetti animali da cortile. Si tratta de Il maiale che cantava alla luna. La vita emotiva degli animali da fattoria, edito da Il Saggiatore. Peter Singer ha detto di questo libro: "Spero che tutti lo leggano perché cambierà il modo in cui la gente considera gli animali che incontra ogni giorno: nel proprio piatto." Per troppo tempo gli animali da fattoria sono stati disprezzati e considerati esseri ottusi e insensibili: attingendo a storia, letteratura, aneddoti e studi scientifici (oltre che alla propria esperienza) l'autore dà voce a queste creature inermi e allevate per essere munte, tosate, macellate e mangiate. Se molti psicologi comportamentisti sostengono che è impossibile determinare quando un animale è felice, Masson fa invece una considerazione molto semplice: un animale è felice quando può vivere secondo la propria natura.

Proverbi da maiali
Brutto, sporco e forse anche cattivo, buono solo per il barbecue, il maiale è anche oggetto della più popolare forma di letteratura: quella dei proverbi. Ne troviamo una discreta raccolta su www.ilmaiale.it, sito amatoriale friulano, purtroppo non aggiornato, sulla cultura del maiale. Valga per tutti il detto: vê un cjâf che no lu mangje nancje il purcit, letteralmente “Avere una testa che non la mangia nemmeno il maiale”,
come a dire “avere poco cervello”. O il delizioso sta fêr tant che il purcit cuant che al pisse, cioè “Star fermo come il maiale che piscia”, stare immobili. O anche: lis tre contentecis dal om: lâ coscrit, copâ il purcit, restâ vedul”, le tre felicità dell'uomo: diventare maggiorenne, ammazzare il maiale, rimanere vedovo. O ancora: dôs robis a son buinis daspò muartis: avâr e purcit. Due cose sono buone dopo che sono morte: l'avaro e il maiale... volgarotti, qualche volta truculenti, ma in fondo saggi... SGRUNT....

Dalla metafora al... piatto!
Per coloro che non si sono lasciati sedurre dalla straordaria poesia del porco... è obbligo segnalare almeno un paio di eventi mangerecci e decisamente poco animalisti.
Parliamo per esempio della sagra intitolata a SUA MAESTA' IL MAIALE, organizzata in Valceno vicino Parma dai primi di novembre a febbraio: un viaggio nelle antiche tradizioni, nel gusto, nel profumo di una terra ricca e generosa.
Per informazioni: http://notizie.parma.it/page.asp?IDCategoria=16&IDSezione=2400&ID=58443
E che dire de LE DELIZIE DEL PORCELLO, il 4 novembre a Brisighella in
provincia di Ravenna? Una caratteristica sagra che invita a “fare il porco”. La festa ripropone, infatti, l’antico rito che si svolgeva nell’aia di ogni casa colonica con l’uccisione del maiale e la lavorazione della carne da parte di abilissimi norcini.
E che Dio ci perdoni!!!

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