QUESTIONE DI MARKETING O CLASSE D'ARTISTA?
Operazioni commerciali o arte pura? Lasciamo il dubbio amletico a chi ha voglia di scioglierlo, e godiamoci qualche imPERdibile evento.
The Police a Torino
Una sapiente attesa dettata da ragioni di marketing si potrebbe dire. Ma alla fine anche i mostri sacri hanno deciso di fare il grande passo e ritornare sui loro passi. A loro si può perdonare? In 6 anni hanno scavato un solco profondo ed indelebile. Da quando Stewart Copeland e Sting iniziano a suonare insieme nel 1977 (Andy Summers completerà in seguito il trio definitivo) sin da subito sono una rivelazione underground. Nata nel pieno del punk, ma già post-punk. Dei mod rimangono la capigliatura e l’energia. Poi c’è un pizzico di reggae, ma anche un po’ di jazz. E il successo, decisamente pop. Outlandos d’amour (1978) entra subito nelle chart. Da Regatta de blanc (1979) in poi non ne escono più. Sfornano pezzi da storia con imbarazzante facilità. Refrain che si etichettano “facili”, con l’accortezza di non confondersi con l’aggettivo “banali”. Ma sono soprattutto indimenticabili. Quando arriva Synchronicity (1983) hanno già alle spalle tour interminabili, numerosi sold-out e sono pronti per dominare le charts per settimane. Ed è qui che il giocattolo si rompe: Sting se ne va a inaugurare una carriera solista da assoluto protagonista. Nel massimo della popolarità i Police smettono. Abbandonano all’apogeo del successo, come pegno per l’immortalità. Segno di unicità. Allora la reunion, magari, più che una lezione di marketing è una lezione di classe. Gliela perdoniamo. Anzi.
2 Stadio delle Alpi, Torino

Dreamtheater
Prima che anche l’autarchica galassia del metal fosse inghiottita da MTV c’è stato tempo per un’ultima supernova. Un bagliore fulgidissimo, l’ultimo stadio di un processo nascosto nelle enclàve segrete, protetto dai muri granitici delle chitarre distorte a tutto volume nelle cantine. 5 mostri di tecnica esecutiva (perché il complesso dei fenomeni da baraccone non li lascerà mai, nel bene e nel male), il recupero delle radici prog riattualizzate nel metal prog (di cui saranno padri e figli al contempo), la dilatazione smisurata della forma-canzone in contortissime fughe strumentali. Tanto per far parlare, troppo per passare inosservati: dal 1985 anno nascita, o meglio dal 1992 anno di Images and words, rivelano la creazione di uno stile unico e assolutamente innovativo. Riempiono come pochi arene abituate a volumi decisamente più bassi. Ma soprattutto a sonorità più facili. Eppure sono sempre intellettuali del metallo. Dopo il concept Metropolis pt.II – Scenes from a memory (1999) Portnoy, Petrucci & co. provano anche una docile svolta pop. Ma è un fuoco di paglia: da Train of thought (2003) al fresco di uscita Systematic chaos si ritorna alle radici metal. Il bagliore non scompare poi così facilmente.

25 Land Rover Arena, Bologna
26 Palalottomatica, Roma
27 Palasport, Andria (BA)
29 Datchforum, Milano
30 Palasport, Padova

Michael Bublè
Perché anche le operazioni commerciali a volte meritano di essere raccontate. Michael Bublè, reciterebbe la biografia, nasce a Vancouver, Canada, nel 1977. Passione per il rock. Chi non ce l’ha avuta? Ma con un nonno che ama i bei tempi andati. I crooner, lo swing, le pose di Elvis, la voce di Frank Sinatra. Chi non ce l’ha avuto? E per una volta è il nonno ad averla vinta. La biografia diventa favola. E gli aneddoti son perfetti al caso. Il ragazzino con una voce da ragazzone che fa venir voglia di schioccare le dita. Il nonno idraulico che riesce a infilarlo nei palchi di mezza Canada. Il banchetto della figlia del primo ministro dove canta di fronte al producer Robert Foster. Il quale coglie al volo la scommessa. Ne nasce Michael Bublè (2003), successo da due milioni di copie. E’ la rinascita del crooning, grazie all’ugola d’oro di un ragazzone dal faccione simpatico. E’ la rinascita dello swing grazie a un giovanotto che ha le movenze e la voce del miglior Sinatra. Ricetta casalinga perfetta: piace alle mamme, piace alle figlie. Operazione d’immagine, quanto volete. Eppure il ragazzone tramuta il successo commerciale in un fenomeno culturale. Tanto che persino Paul Anka è risentito e accetta la sfida del revival. E scusate se è poco. Un tributo al talento di un ragazzone nato nel secolo sbagliato. Perché anche le operazioni commerciali a volte meritano di essere raccontate.

20 Palaonda, Bolzano
22 Palabam, Mantova
24 Palalottomatica, Roma
26 Datchforum, Milano
27 Mandela Forum, Firenze

imXdibili

SUZANNE VEGA
29 Auditorium, Milano

RUSH
23 Datchforum, Milano

MICHAEL NYMAN & ORCHESTRA DI SANTA CECILIA
4 Teatro delle Tese – Arsenale, Venezia
6 Auditorium, Roma


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