I CINICI DELLA TV ALLA RIconQUISTA DEL TRASH
Cosa è il TRASH oggi? A farcelo capire... i registi Ciprì e Maresco alle prese con un nuovo programma televisivo che racconterà storie pirandelliane

Da qualche anno il trash viene riproposto e rivalutato come genere specifico, in grado di scandire un tempo preciso e precise identità a rappresentare un periodo storico ben definito (per tutti... gli anni ottanta).
Inizialmente il termine stava a indicare un genere filmico, bollato poi impietosamente come scadente, che pure è riuscito in qualche modo a ritagliarsi un suo spazio, a generare diversi filoni e a rappresentare un periodo con atteggiamenti e riferimenti popolari.
Capire quali direzioni abbia preso oggi il termine stesso è interessante, perché la definizione sembra abbracciare fin troppi significati e significanti. Ridotto a un indice indiscriminato che ignora regioni e confini delle cose (trash è oggi tanto un film come “Borat” quanto una bestemmia o una rissa in televisione), il termine accostato ad alcune realtà soprattutto televisive diventa più che svilente.

Cosa sia stato e cosa sia tutt’ora il trash è una questione difficile da trattare. Tommaso Labranca, un discusso teorizzatore del medesimo e autore del libro “Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash” (Castelvecchi editore, 1994), ritiene che quest’ultimo sia l’emulazione mancata di un modello alto. In pochi, rarissimi casi, il genere riesce a essere ri-assimilato e riproposto in forme originali e valide (Tarantino ha seminato Kill Bill di riferimenti alla filmografia trash nipponica degli anni ’70).

Ciprì e Maresco: non perdetevi "ai confini della Pietà" (LA 7)
Uno di questi casi è rappresentato dalla coppia di autori/registi Daniele Ciprì e Franco Maresco. La forza dell’operato di Ciprì e Maresco è tale perché assorbe gli atteggiamenti più bassi per rinviarli al mittente e al telespettatore in altra forma ed è, per impeto, pari a quella di Blob perché inversamente proporzionale alle fonti dalle quali si nutre: più l’oggetto della rappresentazione è indice di bassezze (e pure rappresentato dagli stessi in maniera volutamente altrettanto bassa) più il risultato è alto. Questo rende i due autori siciliani tra i pochissimi (se non gli unici) nel panorama televisivo attuale in grado di giocare con limiti e confini così sottili e labili come quelli del genere spazzatura.
Il nuovo programma della coppia, “Ai confini della pietà” (il nome è già una piena dichiarazione d’intenti), sarà a cadenza settimanale ogni giovedì su La 7 per un totale di 7 puntate tematiche da trenta minuti l’una. La retorica imperante tra mafia e antimafia, gli atteggiamenti ipocriti di una società espressi attraverso un modello televisivo oramai ben assimilato saranno riproposti dai due attraverso il loro calderone surreale e un immaginario che negli anni hanno saputo far vivere di vita propria.

Nella prima puntata la storia di un improbabile autore cinematografico, Giorgio Castellani (alias Giuseppe Greco, figlio dell’ex boss mafioso Michele Greco, che non riesce a liberarsi della scomoda eredità data dal cognome), nonché attore nel film “Crema, cioccolato e paprika”, è raccontata con lo stile narrativo che ha reso i due autori qualcosa di assolutamente unico e isolato nel panorama televisivo e cinematografico italiano.
A metà tra leggenda metropolitana e inchiesta documentaristica la puntata cercherà di fare luce sulla biografia dello sconosciuto autore ricostruendone la storia grazie a immagini di repertorio e una panoramica su alcuni film di serie b (i cosiddetti b-movies) del trash italiano.

“Sarà un programma che racconterà storie pirandelliane come questa, piccole storie pietose”, dice Maresco aggiungendo: “ha ragione Quentin Tarantino. Il cinema italiano ormai si occupa solo di coppie in crisi e di congiunture astrali favorevoli”. Ma è soprattutto l’ambiente televisivo il bersaglio principale dell’autore: "Oggi si producono fiction in serie su Provenzano, annunciandole appena 48 ore dopo il suo arresto: e in una di queste il boss sembrava un eroe da fotoromanzo”.

Il programma racconta così i mutamenti storici del paese e in particolare della Sicilia sul finire degli anni settanta mescolandoli sapientemente a immagini mutuate da noti b-movies e invenzioni narrative nelle quali la coppia di autori eccelle. Ciprì e Maresco forzano per l’ennesima volta i confini del mezzo televisivo per dare vita a un programma dai toni amari e beffardi assieme, in un cerchio tragicomico tracciato e racchiuso in poco meno di mezz’ora.
“Ai confini della pietà”,
La7 ogni giovedì ore 0.35
Per un assaggio sulla direzione d’intenti consultate il link:
http://www.youtube.com/watch?v=gVH5UL2gMzs

…E IN DVD “Il ritorno di Cagliostro”

cagliostro

La messa in scena del trash servendosi dello stesso, Ciprì e Maresco l’hanno tra l’altro ben sintetizzata ne “Il ritorno di Cagliostro”, forse la loro opera più comica e ‘lineare’, che nella prima parte gioca sui tentativi di una sgangherata casa di produzione (la Trinacria film) di rifarsi al cinema di genere sia horror che drammatico ottenendo ben altri risultati. Il film, praticamente non distribuito nelle sale e messo in proiezione per pochi giorni in assenza di pubblicità, è da tempo disponibile per il noleggio.


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