artEvolutioN
Musei e gallerie? Preistoria. Vernissage in giacca e cravatta? Non se ne parli nemmeno. Scordatevi code, biglietti e zaini all’ingresso. Strade, metropolitane, bar e negozi sono le nuove dimore del furore artistico. L’arte diventa quotidiana, ubiqua e
A cura di Nicola Gerundino 
con la collaborazione di:
walk art: Anna Carlotta la Croce e Mauro Giardino
travel art: Andrea Riccio
illegal Art: Flavia Dolfi
hacker art: Desirèe Nardone
art by night: Federica Spongetta
Walk-art
Servono gambe robuste e scarpe comode: l’arte si incontra passeggiando nelle strade di città o lungo i sentieri di montagna: là dove non si immaginerebbe mai di trovarle.
Nell’arte, la rappresentazione della natura è una costante. In alcuni casi, però, questa diventa l’esposizione di se stessa, grazie ad artisti che preferiscono il verde dei boschi al museo vekkio stile. Uno straordinario esempio di questo ribaltone vegetale è Artesella, biennale d’arte contemporanea che si svolge nella Val di Sella (comune di Borgo Valsugana, Trento). Punto focale dell’evento è l’itinerario Artenatura, un sentiero di 3 chilometri sul monte Armentera, che conduce tra le opere situate nel bosco e realizzate esclusivamente con materiali naturali. Paola, membro di Artesella, ci spiega l'iniziativa:

Che tipo di ciclo vitale hanno le opere esposte?
Dipende. Alcuni anni fa, un artista belga ha realizzato un’opera che consisteva in una palla fatta con rami di pino intrecciati. I rami si sono seccati e l’opera si è velocemente reinserita nel ciclo vitale della natura. La cattedrale vegetale dell’italiano Giuliano Mauri, invece, terminerà il suo ciclo nell’arco di circa venti anni. Tutto sta, quindi, nel materiale con cui l’artista realizza la sua opera.
Vengono organizzate mostre?
Oltre alle opere sul percorso, Artesella dispone di uno spazio, la Malga, che consiste in una vecchia stalla dove vengono allestite alcune mostre.
Sono previsti eventi per il 2006?
Si, ne sono previsti alcuni per l’estate prossima, ma il calendario non è ancora disponibile sul nostro sito. Oltre a nuovi lavori sul percorso, si terranno concerti e rappresentazioni teatrali.

Con un salto si arriva in Spagna, nel bosco pintado di Oma, una foresta coloratissima a pochi chilometri da Bilbao, nel cuore delle montagne basche. Non si tratta dello scherzo di un folletto dispettoso, ma di un progetto voluto e realizzato dall’artista Augustin Ibarrola.
Ispirandosi alle pitture rupestri delle vicine grotte di Santimamine, Ibarrola ha trasformato gli alberi del bosco in vere e proprie opere d’arte, dipingendoli con forme e colori stravaganti. Lo sguardo del visitatore è rapito da un trionfo di luci e prospettive insolite, capaci di trasformare una normale pineta in un grembo di arcobaleni pronti a saltare da un tronco all’altro.

Se i boschi sembrano troppo lontani da raggiungere, le occasioni di imbattersi in capolavori en-plein-air sono numerose anche durante una normale camminata cittadina. Nell’autunno scorso, Firenze è stata invasa dalle mucche. Non mucche pazze, né vagonate di Fiorentine, ma vere e proprie opere d’arte. Cowparade art! Dopo New York, Sidney e Londra, anche la città del sommo poeta è entrata a far parte dei pascoli urbani di questo stravagante show di bovini.
La Cowparade è una mostra itinerante gratuita che ha come protagoniste delle mucche in vetroresina di dimensioni naturali, dipinte da artisti e designer.
L’iniziativa prende vita a Zurigo nel 1998, come stimolo allo shopping nel centro-città. Nel giro di pochi anni è diventata un vero e proprio evento cult di livello mondiale.
La mandria, composta da 70 esemplari, si è spostata verso Firenze dal ottobre a gennaio, invadendo la stazione di Santa Maria Novella, Piazza della Signoria, Piazzale degli Uffizi e Piazza Duomo.
Grazie al contributo della Fondazione Meyer e di Mukki Latte è andata in scena anche la prima Baby Cowparade: 10 vitellini dipinti da famosi fumettisti come Atlan, Rauch e Fatus, esposti in Piazza Santissima Annunziata.
Gli esemplari realizzati dagli artisti maggiori, sono stati poi battuti all’asta da Sotheby’s al palazzo dei congressi di Firenze il 21 febbraio con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’ospedale pediatrico Meyer. Tra le più ambite, la mucca Fiore, autografata dai giocatori della Fiorentina e le 10 mucche presenti all’inaugurazione delle Olimpiadi Torino 2006.

Proprio Torino offre delle opportunità uniche per i passeggiatori amanti dell’arte. Tra tutte, le installazioni permanenti del M.A.C.A.M. a Maglione (TO). Il M.A.C.A.M , è un Museo d’Arte Contemporanea sempre aperto, visitabile e gratuito. Strano? Neanche tanto, dato che si tratta di un’esposizione interamente incastonata nelle vie del paese.
Nato nel 1985 dall’idea di Maurizio Corgnati, il museo dispone di 160 opere, tra affreschi e sculture, create da artisti internazionali e dagli studenti delle Accademie d’Italia.

Sull’esempio di Maglione, nasce nel 1995 a Borgo Vecchio Campidoglio, quartiere di Torino non distante dal centro cittadino, il M.A.U., Museo d’Arte Urbana. Questo particolare museo, si propone di essere il primo “insediamento artistico permanente all'aperto” collocato all'interno di una grande città in Italia. Le numerose creazioni decorano le facciate degli edifici del quartiere e grazie a un’apposita illuminazione, lo show continua anche di notte.
Ma non è l'unico: a Cosenza c'è un bellissimo Museo all'aperto con opere di Pietro Consagra, Salvator Dalì, Giorgio De Chirico, Emilio Greco, Robert Indiana, Giacomo Manzù, Joan Mirò, Arnaldo Pomodoro, Sasha Sosno e Mimmo Rotella, tutte disseminate come aiuole fiorite lungo il corso principale del centro storico. E poi c'è il delizioso museo del piccolo comune di Cantagallo (Prato) nato addirittura nel lontano 1983 come iniziativa spontanea di un gruppo di artisti. L'ultimo in ordine di inaugurazione è quello, assai suggestivo, del Vesuvio: si chiama "Creator Vesevo" ed è una mostra permanente di 10 opere di scultori europei tra i + famosi al mondo.

www.artesella.it.
www.turismospagnolo.it
www.arte2000.net/MAU/
www.macam.org
www.cowparade.com
www.comune.cantagallo.po.it
www.parconazionaledelvesuvio.it

TraVel-art
Mettendosi in viaggio è sempre più frequente imbattersi in opere d’arte esposte in location non convenzionali. La città di Merano, per esempio, ha trasformato un anonimo parcheggio in uno spazio comunicativo grazie all’installazione di lavori permanenti di arte contemporanea e design.
Al piano di entrata, l’opera di Ruedi Baur, “l’Acqua del Passirio”, dà l’impressione di parcheggiare su di un fiume. Gli stalli delle auto sono infatti, finestre realizzate con scatti fotografici raffiguranti il fondo ciottoloso di un torrente.
Altre opere sono esposte ai piani superiori: al primo si trova “Sul ghiacciaio: serie di immagini” di Walter Niedermayr che trasforma l’intera sala in un paesaggio alpino dal biancore abbagliante. Al secondo, domina il lavoro di Margit Klammer, “Parete di nebbia Panta Rei” realizzato con colonne rivestite d’acciaio le cui fessure luminose rilasciano nebbie profumate. Prendi l’arte e parcheggiala da parte!

Anche un treno può essere utilizzato per promuovere l’arte e renderla accessibile ad un pubblico vasto. L’associazione Polart, ha infatti utilizzato un luogo neutro come un vagone, per allestire la mostra itinerante Ligne-Art. Le creazioni di Andrzej Miastkowski e Gaele Lucas, assieme alle istallazioni dell’Elastic Group per ora sono state visibili solo sulla tratta Roma-Parigi, ma ben si muoveranno nuove latitudini.
Ancora più quotidiana e luogo per antonomasia di passaggio frettoloso, la stazione della metropolitana si trasforma anch’essa in luogo d’esposizione.
A Napoli fiorisce l’arte pubblica nelle stazioni della linea1. La stazione “Salvator Rosa”, progettata dall’Atelier Mendini, è riconoscibile dall’esterno per la scultura di Mimmo Paladino che riproduce una mano di grandi dimensioni con un orologio solare posto nel palmo. All’interno gli angeli di Paul Klee ricevono concretezza dalle forme scultoree di Riccardo Dalisi...
Più classica, la stazione “Museo” (progetto di Gae Aulenti) integra una riproduzione dell’Ercole Farnese e dell’originale Testa Carafa con le foto di Mimmo Jodice che raffigurano alcuni reperti del vicino Museo Nazionale.
A Roma la stazione Piramide (linea b) ha ospitato “Sottosuoli”, una mostra che sceglie letteralmente l’underground per riflettere sul ruolo delle vite border-line. Cartelli di mendicanti per l’elemosina rimaneggiati artisticamente si uniscono a sagome di barboni su tela, a testimoniare la straziante quotidianità di chi è da sempre al margine.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Soqquadro, associazione da sempre attenta alla marginalità dei soggetti e dei territori culturali, vuole simboleggiare l’acquisto a basso costo, Il furto delle identità perpetuato quotidinamente ai danni degli emarginati. La mostra sarà esposta nei vari municipi di Roma secondo un ordine ancora in fieri.

Sempre a Roma, si può trovare un po’ di riposo tra un viaggio e l’altro all’Abitart Hotel. L’Abitart è un albergo interamente dedicato all’arte. Le suite sono ispirate ad artisti come Picasso, De Chirico, Haring o a correnti come il Neoclassicismo o il Decostruttivismo russo. Opere d’arte e interventi realizzati sul posto da artisti italiani sono presenti ovunque. Dal 18 ottobre 2005 inoltre, l’esterno dell’albergo è stato arricchito dall’installazione “Le Colonne dell’Arte”, del gruppo Al.Fa. e Giò : sei statue in pietra leccese a dimensione naturale che compenetrano le colonne dell’ingresso principale. All’Abitart anche la cena diventa artistica, con le mostre organizzate mensilmente dall’Estrobar, restaurant-design.
www.artdrivein.com
www.abitarthotel.com
www.metro.na.it
www.polart.fr.st
www.soqquadro.it

Illegal art: chiamata alle arti
La prima incursione è avvenuta a Milano nel Novembre del 2002. Da allora la città è stata costantemente attraversata da scorribande di giovani performer, writer e installatori che ogni mese danno appuntamento per ridisegnare lo spazio cittadino e trasformare con la loro creatività strade, muri e marciapiedi. È l’Illegal Art Show.
Una “chiamata alle arti” che nelle sue 17 edizioni ha tracciato idealmente sulla mappa della città le lettere TZM, simbolo del tazmovement di Jacopo Perfetti che è alla base del fenomeno.
Perfetti si è ispirato al concetto di TAZ (Zone Temporaneamente Autonome) di Hakim Bay: un’operazione che vuole liberare un’area sia essa di tempo, di terra o d’immaginazione.
Infatti l’I.A.S., oltre alla finalità artistica, si pone anche una finalità sociale: la riappropriazione di quei luoghi urbani altrimenti incatenati-dimenticati nella costante frenesia quotidiana.
Libera dalle convenzioni, e dalle dinamiche del consumo, l’arte invade la quotidianità, rompendo il grigiore e l’anonimato dei non-luoghi metropolitani, creando un’occasione di socialità proprio dove abitualmente migliaia di persone si incrociano senza entrare in relazione.
Completamente auto-prodotto, auto-organizzato e auto-promosso, l’IAS permette a chiunque di poter esporre le proprie opere in uno spazio pubblico senza dover chiedere il permesso a nessuno.
Fotografie, istallazioni, dj-set, sculture, pitture, stencil, digital art, hanno riempito le pareti, i marciapiedi, l’aria della città.
Oltre 200 artisti hanno partecipato a questa innovativa manifestazione che si è rapidamente diffusa a Roma, Bologna, Torino, Catania, e Genova. Nei 17 appuntamenti Milanesi i performer hanno assalito ogni angolo della città: da ponte Garibaldi, a Piazza Gramsci, dall’Anfiteatro Martesana, alla Stazione Centrale , ognuno ha fatto dono del proprio lavoro allo sguardo di ogni passante…ognuno di loro ha partecipato per liberarsi e liberare l’arte dalla sua commercializzazione.
Il prossimo appuntamento è previsto proprio per questo Aprile: armatevi di fantasia!
www.illegalartshow.com
www.tazmovement.com
www.jacopoperfetti.com

http://Hacker art
Arte e tecnologia, arte come strumento di diffusione del sapere, arte come fluire orizzontale di dati digitali. L’Hacker Art incarna tutto questo.
Si sviluppa nei nodi telematici della rete e non equivale alla semplice trasposizione digitale dell’opera d’arte “reale”, né alla produzione di oggetti materiali, vendibili. L’Hacker art è un sistema aperto, fluttuante, in costante divenire e implicante la convinzione che ”nei computer si possa trovare la bellezza, e la forma estetica di un programma perfetto possa liberare mente e spirito”(Steven Levy 1996).
Nell’epoca in cui tutto viaggia alla velocità della rete, l’arte non poteva che evolversi in Computer art e nelle sue numerosi filiazioni dall’Ascii art, alla Net art fino ad arrivare all’ Estetica del virus.
La Ascii art rifiutandosi di presentarsi semplicemente come Art-on-the-net, differisce completamente dall’idea di pittura o di disegno tradizionali.
Invece di digitalizzare immagini dalla carta al computer, utilizza la tastiera del pc tramite i cosiddetti caratteri Ascii (American Standard Code for Information Interchange), creando dei file di testo, con estensione .txt, privi di formattazione.
Nonostante questa forma d’arte sia abbastanza rudimentale, è molto gettonata tra i net-artisti, proprio perché integra la creatività dell’artigiano, al supporto tecnologico.
La mission di queste “arti condivise” è indubbiamente sociale: utilizzando tutte le funzioni di un computer, dalla semplice tastiera ai linguaggi di programmazione più complessi, l’arte diventa quotidiana, fruibile da tutti, difendendo così, la libertà di espressione e diffondendo quella che nella Hacker Culture è definita Estetica del virus. Virus inteso come software in grado di aggirare i colossi mediatici insinuandosi nei condotti informatici, senza compromettere il funzionamento del proprio pc.
L’inventore del termine Hacker Art (1989) è Tommaso Tozzi, docente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e all’Università degli Studi di Firenze, che nel ’90 fonda il sito Hacker Art BBS (banca dati telematica), il primo sito on-line che si occupa di arte.
Tutti, attraverso questa banca dati casalinga, possono produrre arte dando sfogo alla propria fantasia e creando in tal modo una galleria d’arte in progress, un cut-up collettivo.
L’artista non è più un produttore di “merce artistica”, ma il creatore di un network, un portatore di libertà che si batte per la riproduzione dell’informazione (CopyLEFT).
Meno portatrice di valori, ma non meno creativa, è la pixel art: una tecnica per costruire immagini che segue le orme della corrente del divisionismo. Invece di utilizzare un pennello, la pixel art utilizza il mouse e un programma di grafica raster. In questo tentativo di democratizzazione rientra anche la MAIL ART. L’arte per posta fu, fondata da un estroverso e trasgressivo artista americano Ray Johnson che nel 1962, cominciò a spedire per posta i suoi lavori in giro per il mondo. Oggi si sviluppa grazie alla posta elettronica, che abbandona buste e francobolli e arricchisce i messaggi con gli ipertesti, consentendo alla mail art un salto di qualità anche concettuale. Il suo obiettivo, così come quello di tutte le altre, è proporre un’arte fuori dagli schemi, accessibile a tutti, offrendo più che opere e prodotti, processi mentali, stimoli creativi e scambi di idee. Forse un’idea effimera dell’arte, ma sicuramente al passo coi tempi.
www.mondochat.it/ascii.htm
www.ascii-art.de/ascii
www.pixelmuseum.com
www.hackerart.org
www.panmodern.com

Art by night - night by art
L’arte trova nei locali notturni, un nuovo centro attorno al quale emergere e uscire dall’austerità ingessata degli spazi espositivi convenzionali. Ed ecco che la sera può diventare una caccia alla gallery by night.
Bere una birra lanciando uno sguardo alle installazioni sulle pareti, ballare e riposarsi godendosi una mostra fotografica; questa è l’arte notturna.
I giovani artisti accettano la sfida, scoprendo negli Art Bar una possibilità in più per farsi conoscere ed apprezzare dal pubblico. Non è raro infatti ritrovarsi in un locale in cui persino l’arredamento è frutto del loro estro: esposto, usato, venduto. Proprio per la vasta scelta offerta sul territorio nazionale, ecco una breve mappa di locali attivi in alcune città italiane, per non perdersi nelle maglie della Rete…

Il viaggio comincia da Milano, da sempre in prima linea sulle nuove tendenze.
Prima tappa: Venti20 (Via Celestino IV, 9). Unico Art Bar Tabacchi di Milano, al venti l’arte è vissuta a 360°: non solo esposizioni , ma anche musica, letteratura, fotografia e oggetti di design. Il locale si propone come punto d’incontro per coloro che vogliano abbinare l’aperitivo al piacere di scoprire l’arte. Pareti decorate, mostre, design da ammirare e da comprare: ad edizione limitata, of course!
Sempre in città una valida alternativa è il Dynamo (P.zza Greco 5)dove la scelta è ampia: soppalco-zona lounge- zona club, tre livelli per soddisfare ogni esigenza. Nel locale non è raro imbattersi nell’inaugurazione di una mostra o in un reading di letteratura.
Particolare poi è il Colonial Cafè-Antigua 1789 (C.so Magenta 85): caffetteria cioccolateria dove ogni oggetto si fa arte. Acquistabile: nulla sfugge ai desideri… anche le sedie, i bauli, l’intero arredamento; oltre naturalmente ai quadri dell’artista in esposizione, che si rinnova con cadenza all’incirca mensile.
A Torino ci si ferma invece all’Amantes (Via Principe Amedeo 38/a) Attivo dal ’96, il locale promuove eventi di video-arte e supporta fotografi emergenti, con un ampio spazio espositivo. Sul sito mese per mese è on-line il calendario degli eventi.
Atmosfere “estive” si respirano al The Beach (Arcate 18-20-22 Murazzi) dove il piatto forte è la musica e la proiezione di corti cinematografici, di giovani emergenti e artisti già affermati.
Passando per Roma ecco l’ormai “storico” Linux Club (Via Libetta 15c), associazione culturale che diffonde il software libero inteso come diritto alla trasmissione della cultura e del sapere. Con una quota associativa annuale di soli 5 euro si aprono le porte di piccolo universo multimediale e polisensorico, dove ai bit dei computer, si affiancano eventi cha vanno dalla musica live al cinema, alle mostre fotografiche e pittoriche.
Più sofisticato il Momart (V.le XXI aprile 19), art cafè e cocktail bar in zona Piazza Bologna che offre aperitivo a buffet ed esposizioni di quadri.
Spostandosi un po’ più a sud, si arriva infine a Palermo, dove l’associazione culturale I Candelai (Via Candelai 65), offre un punto di riferimento e di aggregazione per chiunque voglia proporre e promuovere eventi artistici. La struttura su due livelli ha permesso la realizzazione di un centro polivalente in cui trovano spazio mostre, spettacoli, concerti, videoproiezioni.
E mentre i locali si evolvono in gallerie temporanee, le gallerie d'arte si trasformano in club notturni e locali per artistici happy hour. L'ultima tendenza della capitale si ritrova nella galleria Oredaria, la grande galleria d'arte di Marina Covi Celli che ogni fine settimana si trasforma in raffinato salotto per il rito dell’happy hour. E succede anche da VM21 e nella Galleria Luxardo. Qui sorseggiare thè esotici o cocktail creativi e ammirare le opere d'arte esposte è un'emozione unica.
Artista avvisato, mezzo estasiato: ora, non resta che sperimentare!

www.dynamo.it
www.arteca.org
www.thebeachtorino.it
www.linuxclub.it
www.momartcafe.it
www.candelai.it
www.oredaria.it
www.gallerialuxardo.com
Vm21 arte contemporanea, via della Vetrina 21 Roma. Vm21artecontemporanea@virgilio.it

Shop-Art
Normalmente non capita di essere tra coloro che hanno al possibilità di sedersi a un asta di Christies’ e gareggiare con un petroliere texano per un Van Gogh. Poco male, c’è una buona notizia: l’arte è sempre più a portata di scaffale.
La vecchia distinzione tra oggetto d’arte e oggetto di consumo è in procinto di crollare sotto il peso di un orsacchiotto in vinile alto tra i 2 e gli 8 pollici.
Di cosa si tratta? Toy Art! da circa un decennio il fenomeno sta impazzando nei mercati giapponesi e statunitensi, e solo recentemente ha toccato le sponde europee.
Lungi dall’essere un capriccio da sindrome di Peter Pan, gli art toys vengono prodotti per il mercato adulto non meno di quanto lo siano gli oggetti Philppe Starck.
Si tratta di veri e propri canovacci in 3D, tele tridimensionali sulle quali designer, artisti pop, illustratori e stilisti, imprimono il proprio motivo decorativo. Un mix esplosivo di cultura pop, arte e giocattoli in vinile.
Ogni esemplare viene prodotto in tiratura limitata e distribuito in maniera differente a seconda del rivenditore e delle nazioni, a garanzia dell’unicità del prodotto.
Le 2 aziende che si contendono il mercato globale sono La Toys2R e la Medicom Toy Co. Il prodotto di maggiore successo della Toy2R è il pupazzo Qee i cui design sono creati da artisti e grafici di mezzo mondo.
Oltre ai pezzi unici d’autore, l’azienda giapponese ha deciso i sviluppare il feedback con il proprio pubblico creando dei contest creativi elanciando sul mercato dei kit DIY(do it yourself).
La serie che ne ha sancito il boom è stata la Key Chain Collection: dei Qee formato portachiavi, per sfoggiare in ogni momento il proprio acquisto da intenditore.
La Medicom invece ha puntato tutto sull’orso
Be@rbrick, le cui serie limitate sono veri e propri oggetti di culto. Nel 2005 è partito il Be@rbrick World Tour, con 52 opere commissionate ai più influenti artisti mondiali della grafica e del design tra cui James Jarvis, Pete Fowler e Kostas Seremitis.
La prima italiana si è tenuta l’11 Gennaio 2006, alla Stazione Leopolda di Firenze, nell’ambito della manifestazione “Welcome to my House”, nuovo progetto di Pitti Immagine dedicato alla street culture.
Per l’occasione sono stati realizzati dei modelli esclusivi da stilisti del calibro di Missoni, Cavalli, Dolce&Gabbana. Risultato: un orso con occhiali rosa e mutande leopardate venduto su Ebay, con un prezzo base 500 dollari!

Se una tale cifra sembra eccessiva, soprattutto per un “coso” a forma di orso, non c’è di che disperarsi. Dal 1992 la Ritzenhoff, produce oggetti che si potrebbero tranquillamente definire arte da casa. Rilanciata dall’incontro con la Sieger Design, l’azienda tedesca ha trasformato la propria fabbrica di coltelli e forchette in un laboratorio artistico, un atelier dove si cerca di fondere funzionalità, estetica ed emozionalità.
Via le posate inguardabili e i bicchieri intoccabili! Calici e posacenere ipercolorati, sembrano capaci di trasformare in vezzi, i vizi peggiori. Dieter Sieger in persona afferma che “i prodotti Ritzhenoff sono un piccolo gioiello di design alla portata di ognuno, anche se il designer si chiama Ettore Sottas o Roger Selden”. Danke Herrn Sieger!
La lezione è stata rapidamente appresa anche in Italia. Proprio in questi giorni la Coop ha lanciato l’iniziativa “Design alla Coop”. 19 promettenti designer italiani, sono stati ingaggiati dalla rete cooperativa per re-inventarsi 19 oggetti di largo consumo.
L’obiettivo è di democratizzare il design ovvero creare la possibilità che l’estetica e il bello, possano convivere con gli aspetti funzionali del prodotto, ad prezzo accessibile a tutti.
I risultati sono stati estremamente creativi, un esempio per tutti:
I normali dischetti in cotone per struccarsi? Trasformati in delicati fiori la cui forma consente di risparmiare il 20% di materiale per ogni singolo pezzo.
Per un coinvolgimento completo del pubblico la Coop ha organizzato una mostra itinerante nei suoi principali punti vendita per illustrare i nuovi prodotti e decidere, tramite votazione, quali saranno i primi ad essere lanciati sul mercato.
Ardenti animi art-core, il giorno della riconciliazione con il portafogli si avvicina: abbiate di che gioire.


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node