Andate a scoprire BOmiNACO
non dimenticate queSTO NOME... resterete a bocca aperta!

Magari, per non dimenticarlo, fateci un tatuaggio sull’avambraccio, scolpitelo nel marmo, ripetetelo come un mantra. Il nome è “BOMINACO”. Non vi dice niente? Ve lo dico io. Bominaco è un paesino abruzzese piccolo piccolo a circa 30 chilometri da L’Aquila, ora circondato da montagne innevate che sembrano animali preistorici cosparsi di zucchero velato. Dai comignoli sale fumo di legna bruciata e le case si stringono l’un l’altra come per confortarsi a vicenda davanti a questa immensità solitaria e sospesa.

Eppure in questo paese ci sono testimonianze artistiche imperdibili: si tratta di due chiese, S.Maria Assunta e S.Pellegrino. La prima, più grande, è un esempio basilicale del periodo romanico abruzzese, con un ambone e un candelabro pasquale degno di nota. Per entrare basta telefonare al numero del custode che trovate scritto sul cancello, ma in genere sono già gli stessi abitanti del paesino che vi spiegano come fare. Già, perché i turisti sono pochi, soprattutto in inverno. La chiesa viene utilizzata soprattutto per celebrare matrimoni in uno scenario davvero suggestivo.

Ma la chiesa più sorprendente è S.Pellegrino, piccola, piuttosto semplice nella facciata. E invece si entra... si mettono due euro per l’illuminazione e... siete sopraffatti da un’esplosione di colori: non c’è un solo millimetro che non sia ricoperto da affreschi, un po’ come la pelle di Robbie Williams coi tatuaggi. E’ incredibile una tale concentrazione di immagini vivide in così poco spazio! E’ la “Bibbia dei poveri”: nel Medioevo molti non sapevano leggere (così come oggi Malgioglio non sa parlare), e allora si utilizzavano le figure per spiegare il Nuovo e Antico Testamento. Affreschi che sono anche un’importante testimonianza storica sui costumi dell’epoca: nella nascita Gesù Bambino, secondo l’usanza dell’epoca, è stretto in fasce come un pacco regalo; i costumi dei contadini sono quelli contemporanei agli affreschi.

A colpire l’attenzione del visitatore è la parete destra con il calendario bominacense...certo questa è l’epoca dei calendari, se una non fa un calendario si sente fuori dai tempi... vallette, letterine, veline, flop-star e stelline spente hanno bisogno di mettersi nude come la natura le ha fatte e la chirurgia le ha rifatte per trovare una giustificazione esistenziale: se qualcuno chiede loro “Cosa fai nella vita?” - “I calendari!” rispondono loro senza esitazione. E poi fanno la fine che meritano: appiccicate al muro! Ma chi ha fatto il calendario bominacense resterà di più nella storia. E’ un calendario a uso liturgico (niente nudi) con tutte le festività e ricorrenze per la preghiera. Per ogni mese ci sono due quadri, in uno c’è la figura del mese (un uomo che si riscalda al fuoco per gennaio o un altro che raccoglie fiori per aprile), nell’altro i giorni del mese; non mancano i segni zodiacali e le fasi lunari...tra superstizione e obbedienza alle leggi della natura trascorreva la vita e il lavoro degli uomini del medioevo. E’ una tappa da non perdere, un turismo alternativo e originale che ha poche calorie e mette il buon umore! Buon viaggio


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