Hollywood un passo indietro: tra sTar system e liBertà
Da Gary Cooper e Clark Gable a Rita Hayworth, come Hollywood ha americanizzato il mondo. Ma oggi?

Una parte dell’identità americana è inestricabilmente connessa col cinema. E quando si dice cinema, si dice Hollywood.
Hollywood è una specie di sobborgo di Los Angeles (divenuto solo nel 2006 un “district” coi suoi confini e il suo sindaco) che fu trasformato nella mecca del cinema negli anni ‘20, quando la California emanava ancora  l’affascinante odore dell’avventura e della speranza, della terra nella quale si poteva cambiare la propria vita con la fortuna e col lavoro nell’industria dello spettacolo.
Nel periodo d’oro del cinema americano – fra gli anni ’30 e gli anni ’50 – Hollywood ha dettato l’alfabeto del cinema e ha proiettato nel mondo i simboli del modo di vita americano. Lo “studio system”, il sistema basato sulla produzione integrale dei film da parte delle grandi compagnie (Metro Goldwyn Meyer, Paramount, Twentieth Century Fox, Universal, Columbia, Warner Brothers) dette luogo allo “star system”, e cioè alla promozione pubblicitaria dei grandi attori e delle grandi attrici – legati con contratti esclusivi con gli  studios, – che divennero icone della fama, del lusso e del bel vivere.
Gary Cooper, Clark Gable, Cary Grant, Humphrey Bogart, James Dean e cento altri attori  vennero confezionati e  presentati come uomini belli e affascinanti, con gradi diversi di eleganza, di mascolinità maledetta o di dolcezza e furono costretti a imitare la loro immagine di attori nella vita privata, per onorare i contratti e compiacere i media.
Rita Hayworth, Ava Gardner, Grace Kelly, Jennifer Jones, Vivien Leigh, Audrey Hepburn divennero a loro volta i simboli della bellezza femminile e i loro corpi e i loro sorrisi dovevano essere candidi, conturbanti, sentimentali o peccaminosi a seconda degli interessi dei loro produttori.
Questo mix di pubblico e di privato, di personaggi seguiti dal gossip e dalla stampa, di amori e tradimenti, ville con piscina e auto fuori serie è una parte del sapore dell’America ricca e vincente diffuso in tutto il mondo dopo la seconda guerra mondiale. Un sapore facile e superficiale che affascina e attrae, come attraggono le sigarette americane, il chewing-gum, il ketchup e la jeep che animano i sogni di Nando Mericoni, l’americano a Roma interpretato da Alberto Sordi.
Non c’è però solo la Hollywood delle star. Via col vento, Casablanca, Per chi suona la campana, Avere e non avere, Addio alle armi sono pellicole non facili né superficiali che trasmettono valori – i “sentimenti”, la lealtà, il coraggio, il senso di una buona causa – di cui l’Europa ancora fresca di fascismo sembrava aver bisogno. Gli scrittori e i registi di quel cinema rappresentavano una cultura cosmopolita e al tempo stesso legata alle radici americane: erano, fra gli altri, Orson Welles, Howard Hawks, Frank Capra, William Faulkner, Ernest Hemingway.
Ma proprio quando Hollywood e il suo mondo erano all’apice del successo, i sospetti e le chiusure della guerra fredda sembrarono prendere il sopravvento: il Comitato per le attività antiamericane (un’agenzia parlamentare impegnata nell’ossessiva ricerca dei comunisti) considerava il cinema troppo importante perché potesse essere lasciato nelle mani dei nemici dell’America. La caccia alle streghe degli anni di Mac Carthy aggredì le arti e la letteratura, il mondo della cultura e quello del cinema. Attori, produttori, sceneggiatori rischiavano di perdere il lavoro se non denunciavano le attività sovversive (vere o presunte) dei loro colleghi.
L’industria dello spettacolo di Hollywood riuscì tuttavia a digerire assai bene anche il maccartismo e continuò la sua storia di successi fino agli anni ’60. Fu allora che l’internazionalizzazione della produzione cinematografica e il peso ormai grande del cinema europeo misero in crisi il primato di Hollywood.
Oggi, un centro economico e culturale che concentrasse in sé la dimensione produttiva e l’influenza culturale che ebbe Hollywood non sarebbe pensabile. Ma bisogna anche aggiungere che il ruolo di Hollywood nell’americanizzazione del mondo non può essere messo in discussione.


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