Con i GIOVAni. X sfidare il FUTuro
nUOVE prospettive di contatto e comunicazione. Cambiamento di tendenza.

“… se la mattina arrivo a scuola e mi accorgo che ho dimenticato il cellulare entro a scuola alle 9 e vado a casa a riprenderlo… sento che mi manca qualcosa, se mi deve chiamare qualcuno e non mi trovano…”

“… è essere in contatto sempre, in qualunque momento della giornata… se mi viene in mente una persona e ho il suo numero gli invio subito una frase…sul cellulare hai una libertà diversa dal dire le cose faccia a faccia…”

“… è una rete che unisce i giovani , perché permette di trovare direttamente la persona che stai cercando, puoi anche chiamarla a casa, ma così sul cellulare sei sicuro di trovarla e poi è più personale, perchè è suo, è personale…”

Queste testimonianze, tratte dal IV rapporto Censis-UCSI del 2004, confermano quanto il cellulare sia diventato a tutti gli effetti un medium ormai incidente nell’universo giovanile, non solo in quanto dilatazione dei sensi, secondo la chiave di lettura di McLuhan, ma anche come mezzo di accesso verso nuove prospettive di contatto e comunicazione, di trasferimento e ricerca di informazione, che consentono a ciascuno di gestire autonomamente i propri processi di socializzazione.
Nel medium è possibile esperire nuovi percorsi di libertà comunicativa, nonché diverse modalità linguistiche ed espressive che inevitabilmente si riflettono nel modo di interagire e di rapportarsi nella quotidianità.
Il trend dei consumi culturali dell’ultimo quinquennio disegna chiaramente l’escalation del cellulare fra i diversi media nei giovani, tanto da guadagnare il secondo posto (dopo la tv) sul podio della classifica culturale del 2005. Questo fenomeno si inserisce all’interno di una cornice socioculturale che, dal 2000 in poi, registra  un graduale  cambiamento di tendenza negli stili fruitivi dei giovani, contribuendo ad una modificazione sia dei linguaggi, che dei comportamenti e delle abitudini comunicative.

Fino al 2000 i dati statistici sui consumi culturali degli italiani parlavano di un’equidistribuzione della tv generalista per generazioni diverse di utenti, tanto da considerare il mezzo televisivo come simbolo di tutto ciò che è tradizione e che, dunque, comporta sicurezza e stabilità.
Negli ultimi anni, tuttavia, si presenta inaspettatamente un fenomeno inedito, rilevabile soprattutto nelle abitudini di consumo dei giovani. La Tv perde qualche valore percentuale, in termini di consumo, rispetto agli altri mezzi di comunicazione tanto da far parlare di disinfiammazione del mezzo televisivo.
In particolare, si assiste ad una riduzione del rapporto di teledipendenza dell’individuo con il mezzo generalista; un cambiamento certamente connesso al modo di fruire della tv, ma imputabile anche alla sempre più ricca offerta di prospettive e percorsi fruitivi, provenianti dalle diverse tecnologie mediali, che consentono di appagare bisogni, non facilmente soddisfatti dalla tv.

In generale, possiamo affermare che il generalismo, trasversalmente riguardante più media, non riesce più a soddisfare le richieste di consumo del pubblico e negli ultimi anni subisce una metamorfosi intrecciandosi ad altre forme di culture e consumi e in tal modo contribuisce a provocare un cambiamento di direzione nelle abitudini fruitive degli italiani. Così, il processo di personalizzazione fruitiva, tipico dei consumi tardomoderni e spesso imputato all’avvento delle nuove tecnologie, in particolare a Internet, in realtà diventa rilevabile anche trasversalmente da altre esperienze fruitive, tra cui quella del cellulare.

Si tratta di un cambiamento di tendenza non determinato dalla competitività dei mezzi di comunicazione, ma dalla convergenza tecnologica che ha contribuito a istituire una sinergia di codici e una contaminazione di linguaggi e modalità espressive, riflesse nelle abitudini fruitive e culturali degli individui.
L’attravesamento trasversale dei diversi media rappresenta il principale vettore della trasformazione socioculturale nella condizione moderna ed i protagonisti indiscussi di questa navigazione sono prevalentemente i giovani, anticipatori dei cambiamenti culturali.

Così si parla spesso di soggettività comunicativa con cui si vuole intendere un modo diverso di utilizzare i media, soprattutto quelli più tradizionali. Una consapevolezza e una responsabilità soggettiva che sembrano riecheggiare il processo di invidualizzazione di Ulrich Beck nel passaggio dal moderno al tardomoderno, ovvero una esaltazione della centralità del soggetto nei percorsi di crescita culturale fra slanci di protagonismo per l’affermazione di un io di stampo illuminista  e fughe dal sociale alla ricerca introspettiva del sé, smarrito nell’illusione moderna di sicurezza.

Secondo una prospettiva socioantropologica, infatti, queste trasformazioni tecnologiche fanno parte integrante (come causa ma anche come effetto) dei cambiamenti socioculturali della condizione moderna: la flessibilità degli orientamenti, la mobilità culturale, la frammentarietà delle informazioni e dei sapere e la connettività fra i diversi nodi della conoscenza sono termini ricorrenti, e spesso abusivamente trattati, per raccontare le caratteristiche del mondo contemporaneo, ma rappresentano anche indicatori di tendenze comportamentali e atteggiamenti sociali e relazionali degli individui, facilmente rilevabili nei linguaggi comunicativi e nei consumi culturali. Anche l’uso del cellulare può rientrare  in questo racconto come un ulteriore percorso della condizione moderna che contribuisce a definire e, al tempo stesso, ad orientare l’individuo nella complessità e nella eterogeneità moderna, fornendo input per consentire la ricostruzione di una interpretazione soggettiva del reale.

In conclusione, ancora è difficile definire con precisione l’incidenza socioantropologica del cellulare nei vissuti giovanili partendo dalla semplice rilevazione quantitativa dei dati. In proposito, sarebbe opportuno andare oltre i risultati statistici e indagare gli stili fruitivi all’interno di cornici socioculturali.
In tal senso diventa opportuno lavorare su parole e stili espressivi, non solo verbali, investendo su metodi di autoricerca in cui si ascoltano e si osservano i giovani mentre raccontano la loro esperienza, o la loro percezione della realtà filtrata dai media, per soddisfare bisogni di autoaffermazione e di identificazione.


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