ipotesi su Bobby, l'America e l'Italia
il peggio dell’America e il peggio del resto del mondo attraverso qualche "se" che ci aiuta a capire...

Bobby e il destino dell’America visto dall’Italia

kennedy

Il film sull’assassinio di Robert Kennedy fa riflettere sul destino dell’America. Il film non è bello – o almeno, a me non è piaciuto per quello stile narrativo tipico di tanti film americani banali nei quali la spina dorsale della storia si perde nei mille piccoli destini di un microcosmo (l’ex direttore dell’Hotel Ambassador in pensione, lo sguattero messicano, la cantante alcolizzata, ecc.) e non si sa più se stiamo vedendo ER, un serial televisivo sulla vita in un albergo o che altro. Ma il film fa riflettere su Bob Kennedy, proprio oggi che gli americani cominciano a pensare alla loro prossima campagna presidenziale del 2008.

Un bianco amato dai neri
Prima riflessione: mai, dal 1968, un candidato bianco alla presidenza degli Stati uniti è stato amato dai neri come Robert Kennedy. Ma mai, si deve aggiungere, un uomo dell’amministrazione americana (fu ministro della giustizia fra il 1961 e il 1964, durante la presidenza del fratello e poi nei primi mesi della presidenza Johnson) si batté con tanta coerenza, con tanta generosità e con tanta intensità per i diritti civili e contro la segregazione razziale. Il suo destino appare oggi legato a quello di Martin Luther King, assassinato pochi mesi prima di lui (Robert Kennedy il 6 giugno, il reverendo King il 4 aprile 1968), col quale Kennedy aveva un rapporto di solidarietà politica e di rispetto. Quando Bob Kennedy andava ad Harlem o in altri ghetti americani i neri salutavano in lui un uomo onesto e generoso, capace di mandare la guardia nazionale ad arrestare, negli Stati del sud, i razzisti bianchi assassini e arroganti impuniti dalle autorità locali.
Che sarebbe successo, nell’universo politico e culturale americano, se la visione di Robert Kennedy si fosse imposta?

Uso responsabile del potere: diritti civili e fiducia degli hippies
Seconda riflessione: la moderazione e l’idea di un uso responsabile del potere da parte di Robert Kennedy non riguardavano soltanto il tema dei diritti civili. Nonostante fosse stato fra i consiglieri di suo fratello che ne avevano accompagnato le scelte politiche (compresa quella dell’invio dei militari americani nel Viet Nam del sud), Robert Kennedy si oppose fermamente alla politica del suo paese nel sud est asiatico quando l’amministrazione Johnson fece dell’escalation militare l’unico punto della propria iniziativa e prima di morire suggerì il ritiro delle truppe americane e la formazione di un governo di unità nazionale aperto ai Vietcong. Quando Bob Kennedy parlava contro la guerra del Viet Nam non lo ascoltavano soltanto i suoi colleghi senatori. Erano gli studenti che avevano ricevuto la cartolina per il servizio militare che lo osannavano, erano i primi hippies che lavoravano nella sua macchina elettorale. Che sarebbe successo se Bob Kennedy fosse divenuto presidente degli Stati uniti?

Pace e corruzione
Terza riflessione: nel ’68, l’America sembrava aver bisogno di una stagione di pace, di riforme e di solidarietà ed ebbe invece, con Johnson, Nixon, Ford, Reagan, Bush un’epoca di conflitti sociali e di corruzione senza precedenti. Che sarebbe successo se Bob Kennedy avesse vinto le elezioni presidenziali? Sarebbe successo che l’America avrebbe vissuto un periodo nel quale il rapporto con la politica sarebbe stato diverso, e questo non solo perché il programma di Bob Kennedy era un buon programma, ma anche perché gli americani avrebbero sperimentato una pedagogia politica in cui la fiducia e la lealtà sarebbero state un valore e avrebbero potuto competere ad armi pari con il cinismo, portate avanti dalla faccia pulita e dal ciuffo da americano buono di un grande leader.

Bobby e Moro
Lo so che la storia non si fa con i se, ma le ipotesi spesso aiutano a capire e quelle suggerite dai colpi di pistola all’Hotel Ambassador di Los Angeles fanno intravedere un’America diversa che sembra vivere una lunga eclissi. Neppure Clinton, spesso citato come un’icona dai democratici presenti e futuri, è riuscito a illuminare il suo paese come ha fatto la breve meteora di Bobby, morto a 42 anni.
Usciti dal cinema mia moglie, americana trapiantata con successo in Italia, mi ha detto: “Certo, qui da noi non sarebbe stato possibile che in pochi anni un presidente, suo fratello e il capo di un movimento politico come Martin Luther King fossero assassinati”. “Dimentichi Aldo Moro?”, le ho chiesto, “Dimentichi Olof Palme, Anwar Sadat, Yitzhak Rabin?”.
E abbiamo convenuto che la violenza politica, la legittimazione fondamentalista dell’eliminazione fisica dell’avversario, rende simili il peggio dell’America e il peggio del resto del mondo. Anche se in America non c’è – e probabilmente non ci sarà mai – qualcosa di simile alle Brigate Rosse.


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