poSto giusto al momento giuSTo? NoN seMpre
Ci si può trovare nel luogo dell'aBBandono, ma non essere noi ad abbandonare... Ci si può trovare nel bel mezzo della vita, e non saperLa godere... Ci si può trovare in Afganistan x caso, e pagarNe tutte le conseguenze come il + feroce degli aSSassini...

 Questa volta NON un libro ma ben 2. Si può fare credo, quando le due storie non hanno nulla a che fare tra di loro e quando uno dei due libri si può leggere in pochissimo tempo per via delle sue poche pagine... Perciò mi sono lasciata conquistare da due autori molto diversi tra loro e distanti, soprattutto geograficamente, per scrittura e soggetto.

Comincio con il primo. Un piccolo libro intitolato “Amore” dell’autore giapponese Inoue Yasushi - scomparso nel 1991 –  e autore di un altro breve quanto meraviglioso romanzo dal titolo “ il fucile da caccia” (imperdibile),  raccoglie 3 differenti storie che stupiscono al loro approccio: la prima, immersa in uno scenario fantastico e tipicamente zen, un giardino di rocce, è la storia di un abbandono. Una sposa novella al suo viaggio di nozze decide di lasciare il marito nel momento esatto in cui egli evoca il ricordo, proprio grazie a quel luogo, scenario dell’accaduto, della sua storia passata, quando fu lui ad abbandonare la sua futura sposa. Anche il secondo racconto ha un sapore amaro ma a differenza del primo qui i due protagonisti ci accompagnano dentro la più completa e triste incapacità di godere dei piaceri della vita. Eppure, nel quadro di una misera esistenza, i due protagonisti ne escono intatti, puliti. Al punto che può venire da chiedersi se non abbiano ragione loro.
La terza storia, a mio avviso la più bella e sconvolgente, ve la lascio godere senza dire altro...

Il secondo libro di cui voglio farvi menzione s’intitola  “Prigioniero 325, Delta Camp”. L’autore, Niger Sassi, non è uno scrittore navigato o un personaggio politico alle prese con il suo primo romanzo. E' un guardiano di parcheggi. Nato a Lione ma di origine tunisina, Niger è il classico ragazzo di periferia, con una famiglia unita e numerosa; lui non ha grilli per la testa ma nutre una sola passione: le armi. Un giorno si ritrova dentro la moschea del suo quartiere: strano, perchè Niger non la frequenta mai, non gli interessa il corano e la religione islamica, la politica; lui pensa a lavorare, a portare qualche soldo a casa, a uscire con le ragazze. Quel giorno incontra un tipo che conosce solo di vista. Si fermano a parlare, Niger comincia a raccontargli della sua passione per le armi, lui gli racconta di un posto molto lontano dove le armi e le munizioni si trovano in grande quantità, non costano praticamente nulla e in certi posti si può sparare liberamente. Siamo all’inizio dell’estate del 2001. Il Paese è l’Afghanistan. Niger parte. Ma, per una serie di vicissitudini, non riesce a tornare in Francia. Passano mesi. Arriva l’undici settembre. Al Queda attacca e piega gli Stati Uniti, Gli Stati Uniti attaccano Al Queda quindi bombardano  l’Afghanistan e Niger finisce (e ci rimane per oltre 2 lunghissimi anni) nel carcere tra i più maledetti che la storia ricordi: Guantanamo. Lì vive l’esperienza della fine, della privazione dei suoi diritti, della non vita.
Dopo altri due anni trascorsi nelle carceri francesi oggi Niger è tornato nei sobborghi di Lione a “riprovare” a vivere un’esistenza normale., ma ha sentito la necessità di raccontare la sua storia, l’incredibile storia di un ragazzo che, senza uccidere nessuno, senza nessun tipo di appartenenza politica o religiosa, si è ritrovato a trascorrere parte della sua vita come il più feroce degli assassini, trovandosi nel posto sbagliato al momento sbagliato.


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