Sesso = malaTTia?
SesSo traNsconTinentale: sulle TV gratuite americane ZERO SESSO. Su quelle via cavo invece... TUTTO PERMESSO!

Poco prima di Natale – ero in Italia a passare le feste –  ho rivisto alla televisione “Una poltrona per due”, il delizioso film di John Landis con Eddie Murphy e Dan Aykroyd (1983). I fratelli Duke scommettono un dollaro sulla possibilità di trasformare un finanziere di successo in un barbone, e di trasformare un barbone in un finanziere di successo. C’è tutta l’America in quella commedia. Ma nel film c’è anche Jamie Lee Curtis – la generosa prostituta Ophelia – che, nella versione italiana del film, si vede più volte a seno nudo, con il bel busto in primo piano.
Quando il film l’ho visto anni fa alla tv in America, quelle scene non c’erano: me le ricorderei. Il film era stato “formattato” per il piccolo schermo americano. Del resto un paio d’anni fa, alla cantante Janet Jackson si ruppe la spallina del reggiseno in diretta durante la Super Bowl, si vide di sfuggita un capezzolo e cominciò la bufera: la CBS fu multata, i giornali gridarono allo scandalo, la povera Jackson cadde in disgrazia televisiva. Le regole sul sesso in tv sono molto severe e altrettanto elastiche in America: le reti principali gratuite (CBS, NBC e ABC) non consentono di vedere parti del corpo che possano suscitare emozioni nei bambini, né di usare un linguaggio “esplicito”. Sulla tv via cavo a pagamento, puoi vedere e ascoltare di tutto.

C’è un’America neopuritana, conservatrice e bigotta che considera il rapporto Kinsey sul comportamento sessuale degli americani uno dei libri più pericolosi del XX secolo (superato solo, nelle classifiche dell’Intercollegiate Studies Institute, dal Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels e dal Mein Kampf di Hitler), che sarebbe ancora disposta a bruciare le streghe e che sostiene con entusiasmo la bontà della pena di morte. Questa stessa America si batte contro l’educazione sessuale nelle scuole come potenziale fonte di perversione X gli adolescenti, finanzia movimenti e campagne pubblicitarie contro i preservativi perché crede solo nell’astinenza e considera la dimensione sensuale ed erotica dell’esistenza come peccaminosa e oscena.
La questione sarebbe semplice se, sempre in America, e sempre alla televisione, non si fosse bombardati, anzi, assillati, dalla cosiddettadisfunzione erettile”, un disturbo che i maschi possono avere e che viene curato con medicine che si chiamano Viagra, Cialis, Levitra. L’altro giorno non credevo alle mie orecchie: ho chiesto a mia moglie se avevo capito bene. Alla fine della pubblicità di una di quelle medicine una voce diceva in gran fretta: “Nel caso che l’erezione duri più di quattro ore, si consiglia di rivolgersi al proprio medico”: ore 17:40, pubblicità durante il telegiornale. La stessa stazione televisiva (la CBS), lo stesso orario di prima serata e due comportamenti diversi: uno del tutto esplicito, l’altro vicino alla censura. E i bambini, non chiedono ai genitori che cosa sia mai l’erezione che dura più di 4ore?

Si potrebbe dire: “Ma è come in Italia: c’è chi è favorevole alla liberazione sessuale e chi è contrario”. Ma non sarebbe esatto, per diversi motivi.
Prima di tutto perché noi non abbiamo la tradizione puritana (né quella calvinista) come parte della nostra identità culturale: il cattolicesimo ha disegnato confini diversi nei comportamenti sessuali e la secolarizzazione (e cioè la liberazione dai sistemi di autorità basati sulla religione) è stata vissuta in modo più lento e equilibrato. E, soprattutto, la Chiesa cattolica è riuscita ad accompagnarla con più saggezza di quanto non abbiano fatto i variegati gruppi protestanti americani (cacciati, dobbiamo ricordarlo, dall’Europa cattolica e intollerante).
Oggi, i bigotti ci sono anche da noi, ma sono meno radicali. Se uno bestemmia o dice “cazzo” alla televisione, la cosa non diverte troppo né scandalizza troppo: il livello e il significato della decenza sono largamente condivisi.

In America, invece, si ha a volte l’impressione di avere di fronte due mondi divisi e incapaci di comunicare fra loro: quello del pudore eccessivo e ostentato, spesso formale e ipocrita (come De Mauro definisce la pruderie) e quello liberal, vagamente hippy, dogmatico sul politically correct.

Ciò nonostante, tuttavia, dobbiamo riconoscere che dall’America abbiamo imparato un sacco di cose sul sesso. I movimenti per la liberazione sessuale, le politiche di genere, la pillola, le battute di Woody Allen. Può sembrare strano, ma l’americanizzazione passa anche attraverso Sex in the city e Desperate Housewives. Ne riparleremo.


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