LoBby
La crescita del costo delle campagne elettorali, il ripetersi di casi di corruzione politica, la coesistenza di politica e AFFARISMO hanno finito col fare ESPLOdere anche in America l’insofferenza per quel mondo di privilegi e favori, finanziamenti occu

Letteralmente, “una sala vicina all’ingresso di un edificio – come un albergo o un teatro”, o anche “la stanza che fiancheggia un Parlamento” ma, soprattutto, “un gruppo di persone che cerca di influenzare i legislatori a favore di una causa specifica”.
Questa è la lobby.

Negli ultimi mesi, in America, lo scandalo che ha coinvolto Jack Abramoff e il Partito repubblicano ha riportato in superficie una discussione mai sopita su un concetto molto americano, il lobbying, che è una specie di pressione organizzata, esercitata su politici e governo da interessi privati, attraverso la mediazione, appunto, dei lobbisti.
Di solito, i lobbisti sono avvocati, affaristi o professionisti della politica: ex membri del Congresso, consulenti o ex funzionari dell’amministrazione federale.
Nella tradizione costituzionale americana, esercitare pressione sul governo per orientarlo verso una determinata decisione o finanziare un gruppo di parlamentari per lo stesso scopo è considerato lecito.
L’attività delle lobbies e dei gruppi di interesse è infatti regolata da leggi che insistono fortemente non sulla illegittimità delle pressioni e dei finanziamenti, ma sul loro carattere pubblico e aperto. I lobbisti hanno una serie di obblighi, come quello di registrarsi in un elenco ufficiale, di dichiarare quali interessi rappresentino, con chi prendano contatto e quanto spendano nella loro attività.
Nel caso di Abramoff, una figura abbastanza SQUALLIDA che esercitava la funzione di lobbista per alcuni gruppi tribali di nativi americani, che lucrava alle loro spalle, cercava di acquistare una flotta di navi da crociera da usare come casino e corrompeva membri del Congresso, quasi tutti gli standard etici del rapporto fra politica e affari sono però stati superati.
La crescita del costo delle campagne elettorali, il ripetersi di casi di corruzione politica, la coesistenza di politica e affarismo hanno finito col fare esplodere anche in America l’insofferenza per quel mondo di privilegi e favori, finanziamenti occulti e solidarietà mafiose così tipici della politica europea. Accanto alla corruzione politica vera e propria, infatti, che fra l’altro quando funziona non lascia traccia, si ripetono qui tutta una serie di episodi di malcostume (biglietti per partite di football nei box più esclusivi, aerei privati prestati a parlamentari, crociere e conti di ristoranti, iscrizioni gratuite a circoli di golf) che lasciano il pubblico abbastanza disgustato.
Si prenda il caso concreto, pratico, di un ex parlamentare che si metta al servizio dell’American Petroleum Institute, l’istituzione che rappresenta i petrolieri, e si parta dal presupposto ragionevole che non ci sia niente di male.
Tanto per cominciare, l’ex parlamentare, anche se è divenuto un lobbista, ha il diritto di frequentare l’aula parlamentare anche in prossimità del voto, e può quindi far pressione sui suoi ex colleghi fino all’ultimo minuto; può, naturalmente, frequentare il barbiere, il ristorante, la palestra del Congresso e sussurrare i suoi suggerimenti nelle orecchie dei parlamentari, promettendo contemporaneamente finanziamenti e regali, ecc. ecc..

Questi privilegi sono oggi sotto accusa.

Si sa esattamente quanto abbiano speso le compagnie farmaceutiche o la United States Chamber of Commerce per esercitare pressioni sulle commissioni parlamentari o sui singoli legislatori. Finché le cose restano nei limiti previsti, che sono abbastanza stretti, tutto bene.

Ma quando a un parlamentare viene messo a disposizione il Gulfstream privato della Schering-Plough per la sua campagna elettorale, e quando per superare i limiti dei finanziamenti alla politica i PAC (Public Action Committee) dei vari candidati trovano mille sotterfugi per nascondere i fondi illeciti, allora l’opinione pubblica comincia a farsi sentire.

Nell’idea dei padri fondatori, il diritto a premere sul governo da parte degl interessi privati era una garanzia democratica contro ogni potere arbitrario o dispotico. E la tradizione è rimasta viva nella vita politica del paese.
Ma c’è un punto, delicato e indipendente da qualunque legge, superato il quale anche le norme costituzionali più sofisticate contano poco e si pensa solo alla ghigliottina.
E’ il punto – noi, in Italia, lo conosciamo benissimo – nel quale i cittadini non sentono più soltanto la routine della corruzione politica (le mance, i favori, le clientele, ecc.), ma sentono invece l’arroganza del potere.
Questo punto, oggi a Washington, è molto vicino ad essere superato.


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