il BOom del Biopic
esplode la passione per la biografia romanzata di grandi perSonaggi... tra paSSioni, miSteri, aManti, aVventure e seGreti di stato

anNo nuoVo, viTe iLLustri
Preannunciata da Marie-Antoinette e Tutti gli uomini del re, con le uscite di gennaio esplode la passione per il biopic. Tra novelli appassionati, vecchi amanti e eterni ritorni, ben cinque film si affidano al genere più amato da Hollywood: la biografia romanzata ad alto rischio retorico.

Milos Forman, per fortuna, è uno ke con le vite altrui ci sa fare, da Mozart a Larry Flint fino a Andy Kaufman se l’è sempre cavata egregiamente. Il suo Goya’s Ghost (19 gennaio), come si intuisce dal titolo, narra la tranche de vie del grande pittore spagnolo che seguì la malattia – un’intossicazione da piombo, secondo la leggenda, all’epoca presente in dosi massiccie nei colori - quando le sue opere cominciarono a popolarsi di paesaggi cupi e creature terrificanti e grottesche. Goya è interpretato da Stellan Skarsgård, attore feticcio di Lars Von Trier mentre Natalie Portman è Alicia, figlia illegittima del pittore e sua musa ispiratrice. Forman allestisce tutto con la solita cura maniacale ma, a sette anni da Man On The Moon, prende le distanze dalla farsa tragica in favore di un approccio molto più secco e asciutto.

Bobby (26 gennaio) di Emilio Estèvez è invece il racconto corale di ciò che accadde il giorno dell’omicidio di Bob Kennedy, il 4 giugno 1968, e ricostruisce la vita e le idee del senatore assassinato attraverso le reazioni di alcune persone che, con sentimenti diversi, parteciparono a quel tragico momento. Coraggiosa la scelta di rinunciare all’interprete principale e di mostrare Kennedy soltanto attraverso il materiale di repertorio. Il film, che ha rischiato di vincere il Festival di Venezia con una copia provvisoria, sa toccare le corde dell’emozione immediata ma è un po’ ingolfato dalla magniloquenza del cast, un “albergo affollato” di nomi a cinque stelle.

Ambizioni più contenute per Allen Coulter, regista di fiction di qualità (The Sopranos, Six Feet Under) che, con Hollywoodland (26 gennaio), ripesca la storia dell’attore George Reeves, il primo Superman della tv, e del suo misterioso suicidio. La superba interpretazione di Ben Afflleck (avete letto bene: “superba”) e i dialoghi brillanti non salvano però il film dalle trappole anedottiche dell’ascesa e declino di un attore mediocre. Per nostra buona sorte, le ridondanze e i luoghi comuni sono bilanciati da una divertita ricostruzione d’epoca e da gustose citazioni cinefile.

Infine un doppio bis per Ernesto “Che” Guevara e Truman Capote. Vale a dire: Guerrilla (31 gennaio) di Steven Soderbergh, subentrato a Terrence Malick che aveva abbandonato il set per girare The New World, e Infamous di Douglas McGrath. Se il Che di Benicio Del Toro è più fisico e meno sorridente di quello de I Diari della Motocicletta, il Capote di Toby Jones si riduce troppo spesso a una blanda imitazione delle mossette e dei falsetti, già ai limiti della parodia, di Philip Seymour Hoffman. Così mentre Soderbergh, un po’ intimorito, fa leggere a una voce fuori campo i diari del rivoluzionario, McGrath disperde la grandezza letteraria di Capote nei salotti chic e non la ritrova più.

ARS SOMNIANDI
Eternal Sunshine Of The Spotless Mind, oltre che per il titolo iperletterario - il verso di Alexander Pope in italiano è incredibilmente diventato Se mi lasci ti cancello -, viene comunemente ricordato come uno di quei pochi film orchestrati dal suo sceneggiatore, Charlie Kaufman. Nonostante ciò, sia gli amanti che i detrattori del creatore di Essere John Malkovich avevano apprezzato alcune delle intuizioni del regista Michel Gondry, che già si era segnalato nel mondo dei videoclip per una grande originalità grafica e uno stile molto libero e visionario. L’Arte del Sogno, opera in parte autobiografica, spazza via il dubbio che Gondry sia un semplice artigiano di lusso e, anche se il film è imperfetto, lo è per eccesso di generosità. Ci dona un ritratto coerente di Stephanè, doppio protagonista di realtà e sogno, senza cadere nella sterile deriva autoreferenziale. Gondry non si sbarazza del labirinto, né dei bruschi passaggi tra il piano reale e quello immaginario ma stavolta preferisce il perturbante al cerebrale. Come si dice, meglio Kafka che Kaufman.
L’arte del sogno di Michel Gondry, nelle sale dal 19 gennaio.

FINALMENTE a TWIN PEAKS!
Il 26 novembre 2003 uscì un cofanetto che conteneva tutte e 7 le puntate della prima stagione di Twin Peaks. Da allora, per gli appassionati della serie è stato un susseguirsi di incubi, attese interminabili e false promesse. A più di tre anni di distanza la Paramount fa uscire il primo cofanetto della seconda stagione. Esatto! Il primo - quindi le cattive notizie non sono finite: quelli che vedremo infatti saranno soltanto tre dvd, contenenti una decina di puntate (sulle 22 totali). Alcuni sostengono che il serial, uno dei più grandi cult della tv americana, opera di quel genio poco amato che è David Lynch, abbia subito tanti ritardi proprio a causa della scrupolosità dell’autore, che si sarebbe curato di supervisionare la trasposizione in digitale. Comunque siano andate le cose, godiamoci questa gioia insperata. Potrebbe capitare di dover attendere altri tre anni, prima di possedere finalmente la serie completa.
I segreti di Twin Peaks, 2 stag., parte I (3 Dvd), Paramount, euro 32,99, in uscita 23 gennaio.

Con la collaborazione di Marco Pisoni


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