Cena al buio
un gioco di riconoscimento. O di conoscenza?

INIZIATIVA DI SOLIDARIETA’ PER I NON VEDENTI O VIAGGIO DENTRO SE STESSI?
Questo mese consiglio a ki ci vede bene di fare un viaggio sensoriale impegnando tutti gli altri sensi meno che la vista: un gioco di riconoscimento di sé molto profondo e anche una occasione di conoscenza di realtà diverse dalla nostra. A cena!

Per chi non ci ha mai provato è davvero "una sfida", una esplorazione di sé intensa e eccitante. E che riduce la distanza psicologica con chi non ci vede (sapendo che è un disagio a termine, solo per qualche ora): “dal buio – dicono da www.disabili.com - e da un'esperienza di questo tipo, si torna alla luce con una doppia rivelazione: da un lato ci si avvicina alla realtà di chi non può vedere e dall'altro si scopre quanto il nostro mondo ipervisivo ci induca quotidianamente a trascurare gli altri sensi”.

Ma si tratta anche di una nuova tendenza che viene dalla Germania, i ristoranti al buio: a Colonia, Axel Rudolph ha inaugurato a maggio il suo "Unsicht-Bar" (unsichtbar, in tedesco, significa invisibile) e propone un'avventura sensoriale al buio. Da lì poi il Blindekuh di Zurigo (Blindekuh, letteralmente "mucca cieca", è l'equivalente della nostra "mosca cieca") e un altro Unsicht-bar, a Berlino.

Come funziona? Cosa succede? I coraggiosi clienti, inizialmente un po' spiazzati, dopo aver abbandonato l'ingresso illuminato, vengono accompagnati ai tavoli da camerieri che sono tutti non vedenti. Per mangiare vengono aiutati da indicazioni "orarie", come se il piatto fosse il quadrante di un orologio, per esempio con la verdura collocata sulle 9 e la carne sulle 3. Già a partire dal menù (a voce dai camerieri) inizia un'esperienza culturale a 360 gradi che sollecita l’immaginazione ma anche mente e corpo diventando una esperienza di conoscenza completa.

Si tratta di cucina “futurista” anche in senso storico: “l'obiettivo – dicono da http://erewhon.ti - è offrire un'esperienza olistica che, penalizzando la vista, stimoli gli altri 4 sensi: un chiaro riferimento alla lezione futurista, che già ai primi anni del Novecento proponeva una gastronomia creativa, originale e provocatoria, sapientemente mischiata a musica, poesia, rumore e sensazioni tattili”.

Nel 1931 Marinetti organizzò in un albergo di Chiavari il primo "Aeropranzo futurista", che prevedeva un menù a base di "Timballo d'avviamento", "Decollapalato" - un "capolavoro di lirica brodistica" -, "Bue in carlinga" - "misteriosissime polpette sulla cui composizione indagare non è bello e non giova, adagiate sopra aeroplani di mollica di pane" -, "servovolatine di prateria" e, per finire, "Ammaraggio digestivo" (dal manifesto della Cucina Futurista, di F.T. Marinetti).

Se i Futuristi italiani erano acerrimi nemici della pastasciutta e dei ravioli, per altre ragioni, meno ideologiche e più pratiche, anche dal ristorante di Colonia sono banditi gli spaghetti e privilegiate invece le zuppe servite in scodelle a doppio manico. Nel sito potete vedere alcune proposte di menù e trovare tutte le indicazioni per arrivarci; è possibile prenotare anche via e-mail

Invece al Blindekuh di Zurigo si aggiunge un programma culturale e artistico con conferenze, concerti e percorsi guidati, in modo da gratificare anche il senso dell'udito e quello del tatto. Sono ammessi i bambini, il cuoco ci vede benissimo e le toilette sono normalmente illuminate.

Direi che fa bene a tutti e a tutto: andiamo?


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