Thanksgiving
una festa ke... se la conosci la eviti!

Ieri abbiamo celebrato la festa del ringraziamento. Eravamo 21 persone, fra parenti e amici. C’erano due tavoli, uno per i grandi e uno per i ragazzi e io, chissà perché, sono finito fra i ragazzi. Accanto e a me c’erano Richard e John, uno di dodici e uno di quattordici anni. Chiedo a Richard: “Che cos’è, esattamente, la festa del ringraziamento?”. Lui arrossisce leggermente e mi risponde che “esattamente” non lo sa. John lo fulmina con uno sguardo e comincia a raccontarmi che cos’è questo Thanksgiving. “E’ la celebrazione del giorno nel quale i Padri pellegrini ringraziarono Dio dopo il raccolto e, insieme agli Indiani che glielo avevano portato in dono, mangiarono un tacchino arrosto”.

Naturalmente non è così: come tante altre feste, da Natale a Capodanno,  anche Thanksgiving è una festa inventata, probabilmente alla metà dell’Ottocento, quando tutte le nazioni dell’Occidente creavano le loro occasioni di identità pubblica e collettiva. Ma, per la gente che fa festa, non c’è nessuna differenza (anzi, sono più belle le feste che non si sa perché si festeggiano) e dunque lasciamo che gli Americani mantengano quest’idea rassicurante e buonista. Vediamo invece che cosa succede attorno alla celebrazione: prima, durante e dopo.

Nei due giorni prima di Thanksgiving (ricordiamolo bene, Thanksgiving è il quarto giovedì di novembre) scoppia il caos del traffico: aeroporti affollati, biglietti che non si trovano più, autostrade con le code ai caselli. Tutti si spostano, tutti vanno a trovare qualcuno, tutte le famiglie tendono a riunirsi. Quando si sono riunite, cenano. O meglio, mangiano, perché un pasto alle 4 del pomeriggio, secondo me, non si può considerare una cena. E che cosa mangiano? Mangiano il tacchino aRRosto con la sua salsa e il suo ripieno, le patate dolci, la torta di zuCCa. Niente a che fare, tuttavia, con il tacchino selvatico che i Wampanoag offrirono ai padri pellegrini nel 1621. Il tacchino del 2006 è sigillato nella plastica trasparente con un’etichetta rosso brillante che dice: “togliere la plastica prima di mettere in forno!” ed è  accompagnato da altre scatole e sacchettini surgelati. Su uno c’è scritto. “Ripieno (Stuffing). Confezionato per il forno a microonde”. Su un altro: “Salsa (Gravy). Riscaldare nel forno a microonde e servire col tacchino” ecc. Cioè: gli americani (con le dovute eccezioni, ovviamente) non cucinano (una volta sono andato a vedere un’appartamento da affittare e la cucina, imbiancata da poco, aveva le manopole dei fornelli verniciate e stuccate come se fossero parte del muro. Ho fatto notare la cosa all’agente immobiliare e lei ha alzato le spalle e ha detto: “Ma qui nessuno cucina”).

Il giorno che viene dopo la festa del ringraziamento si chiama “Venerdì nero”. Anche in questo caso, niente di storico: non si pensi alla crisi di Wall Street nel 1929 né al venerdì santo. Il venerdì nero è semplicemente un giorno di mezza festa durante il ponte di Thanksgiving, il giorno iniziale del periodo degli acquisti natalizi e dei grandi sconti, il giorno nel quale i commercianti, se erano andati in rosso, tornano in nero, cioè in attivo. Che cosa il venerdì dopo Thanksgiving comporti è difficile descriverlo. Sentiamo che cosa dice il New York Times: “Ieri, poco dopo mezzanotte, circa 15.000 persone si spintonavano e premevano sulle porte del Fashion Mall a Murray, nell’Utah. E’ arrivata la polizia, e sono stati denunciati scontri e qualche ferito”. Se questo succede a Murray, nell'Utah, immaginiamoci che cosa succede nelle grandi città.
Le grandi catene WalMart, Best Buy e J. C. Penney hanno aperto i loro punti vendita alle 5 del mattino. Milioni di persone non hanno dormito, e subito dopo il dolce di Thanksgiving sono andate a fare la fila per gli acquisti. Per la maggior parte, tuttavia, le attese sono state deluse. I televisori al
plasma da 32 pollici pubblicizzati per 600 dollari erano esauriti dopo pochi
minuti dall'apertura del negozio.
La festa del ringraziamento è in America una vera festa nazionale. E' preceduta dal caos nel traffico, è caratterizzata dal cibo conservato ed è seguita dalla shopping spree (corsa agli acquisti). Novembre è un ottimo mese per viaggiare in America, ma stiamo attenti al Thanksgiving!


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