FUga dal naTale
Manuale x sopravvivere dignitosamente alle feste riuscendo a fare a meno dei film "arraffa-biglietti"...

Durante le vacanze invernali le sale cinematografiche vivono uno dei loro momenti più mesti e furiosi. Nei giorni in cui tempo, tradizione e noia spingono tutti ad andare almeno una volta al cinema, sono i film d’intrattenimento puro a monopolizzare la distribuzione. E allora nessuna menzione per i titoli arraffa-biglietti, solo quattro accoppiate di film mainstream tra cui scegliere il percorso migliore per sopravvivere dignitosamente alle feste.

Topi suburbani vs pinguini post-atomici
Eterna seconda nella battaglia per il primato nell’animazione (Pixar semper vincit), la Dreamworks stavolta mette i pista i genietti inglesi della Aardman, la casa di produzione di Wallace & Gromit. Giù per il tubo (22 dicembre) narra la divertente storia di un topo 3D che vive a Notting Hill e riesce in un difficile doppio risultato: farci rimpiangere sia gli orchi verdi che le galline di plastilina. Il cartooon australiano Happy Feet (1 dicembre) cavalca, invece, l’incredibile moda cinematografica dei pinguini. Il regista è il George Miller di Mad Max e non ci vuole molto a preferire la vecchia storia del poliziotto cui viene massacrata la famiglia a questa di un pinguino che balla il tip tap. Ma cosa non si fa a Natale per i bambini…

Red Light Christmas
Meno elucubrato di Memento, più interessante di Insomnia, The Prestige (22 dicembre) segna il ritorno alla regia d’autore di Christopher Nolan dopo la parentesi commerciale di Batman Begins - il suo acuto migliore per altro. Il film deluderà i sostenitori più acerrimi dei garbugli spazio-temporali, grazie a una sceneggiatura saggiamente lineare (ambientata nel mondo della prestidigitazione del XIX secolo) e alle ottime performance di Hugh Jackman, Christian Bale e di un rinato David Bowie. Shortbus (1 dicembre), film scandalo di John Cameron Mitchell, esplora ogni orifizio e protuberanza nelle libidini dei newyorkesi post-11 settembre, senza risparmiarci (quasi) nulla. Ma nella noia dell’eros casalingo - gli attori, non professionisti, sono stati scelti dal regista tramite un sito internet -, qualche risata ci scappa.

Natale in casa Scott
In Un’ottima annata (15 dicembre), Ridley Scott spoglia Russel Crowe di gladio e corazza e lo infila nei panni di un broker vignaiolo dal cuore tenero. Niente di nuovo: una commedia romantica con un buon ritmo, qualche battuta azzeccata e un piccolo cameo di Albert Finney. Il fratello minore Tony Scott, invece, ambienta a New Orleans Dejà Vu (15 dicembre), un thriller fantascientifico un po’ troppo cupo e macchinoso per uno dopocena natalizio, ma con un Denzel Washington robusto e convincente.

Remake-up
Anche se non è un vero e proprio remake – il regista Steven Zaillian afferma di non aver mai visto l’originale del 1949 - Tutti gli uomini del re (22 dicembre) rimane un’analisi acida e sgradevole di una perversione democratica non solo americana, la demagogia populista. Sarà per questo che, nonostante un cast prepotente, è stato completamente rifiutato dal pubblico. Il prescelto (1 dicembre), rifacimento dello splendido The Wicker Man (1973), non raccoglie affatto l’atmosfera terrorizzante del prototipo, orientandosi decisamente verso un thriller anonimo dagli sviluppi prevedibili. Nonostante Neil LaBute alla regia e un Nicolas Cage più mobile del solito, è la delusione del mese.

LITANIA DI UN PALOMBARO FINLANDESE
Si dice che il regista Aki Kaurismaki sia un solitario, come Koistinen, il guardiano notturno protagonista de Le luci della sera, ultimo capitolo della “trilogia dei perdenti” (dopo Nuvole in viaggio e L’uomo senza passato). Muratore e palombaro prima ancora che regista, Aki non si vergogna di ispirarsi ai grandi (Chaplin su tutti), né di girare film difficili, d’autore, di quelli che non hanno più spazio da nessuna parte, come dichiara in ogni intervista. Mattone su mattone, costruisce la sua atmosfera da fiaba dickensiana, in cui la tragedia affiora dopo ogni sigaretta e dentro ogni bicchiere di vino. Come al solito pochissimi dialoghi e molta musica (il film si apre con Volver, la canzone che da il titolo al film di Almodovar), che non riempie mai il silenzio, anzi, lo esalta sommergendo ogni altro rumore. Il gioco dei piani, delle ellissi e degli sguardi fissi ci immerge nel deserto irreale di Helsinki, il più espressivo dei personaggi e vero genius loci di tutta l’opera di Kaurismaki. Un’opera dove nessuno si lamenta, mai.
Le luci della sera di Aki Kaurismaki, nelle sale dal 7 dicembre.

PICCOLE STORIE HORROR
Non sono svaniti nel nulla. Non hanno smesso di creare incubi. John Carpenter, Tobe Hooper, John Landis, Joe Dante e altri giganti del cinema fantastico sono i protagonisti di Masters of Horror, la geniale trovata di Mick Garris, prodotta dalla IDT Entertainment per il network americano ABC. Si tratta di una serie horror in cui ogni episodio è diretto da un grande regista del passato più o meno recente, a cui è stata lasciata totale libertà creativa. Non mancano gli episodi irrisolti, ma il livello medio è davvero alto - da ricordare almeno Homecoming di Joe Dante. Dato l’inaspettato successo della prima serie, è già pronta la seconda (qualcosa si è già visto al Festival di Torino) e si vocifera di un possibile Masters Of Science Fiction.
Il dado è tratto: anche per il cinema di genere la nuova linfa arriva dal piccolo schermo.
Masters of Horror, Anchor Bay, $14,99 cad. (www.amazon.com)

Ha collaborato Marco Pisoni


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