qualcoSa di diSturbante
da un mockumentary demenziale e feroce a uno Shock-umentary iMMenso... passando per qualche SUPEReroe, un po' di Italia amara e qualche classico americano

un uoMo poLiticamente OLTRaggioso
Borat, la commedia satirica dell’anno, non risparmia nessuno: insulta indistintamente americani, ebrei, cristiani, gay, zingari, donne, cowboy e perfino gli orsi.
Misogino, antisemita e razzista, Borat Sagdiyev è un reporter kazako in viaggio negli Stati Uniti per girare un documentario che, come recita il sottotitolo del film di Larry Charles (Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan), serva da modello per raffinare gli usi e i costumi primitivi del suo paese.
Interpretato da uno strepitoso Sacha Baron Cohen, comico londinese già creatore di Ali G., Borat è mockumentary demenziale e feroce che svela le ipocrisie di una cultura gravida di pregiudizi e oscenità, qu ella dell’America profonda.
Durante il suo tour a bordo di un carretto di gelati, Borat trova consensi entusiasti tra la gente comune - ripresa sul campo, secondo i modi del reportage - per le sue idee più trucide e imbarazzanti (le donne vanno rapite e picchiate, gli ebrei e i gay perseguitati…) e si sorprende di come la sua trivialità possa avere ancora notevoli margini di peggioramento.
Organizzato come una serie di sketche, di incontri con americani archetipici, Borat prende di mira senza pietà sia gli individui che le instituzioni sociali: i rodei, gli incontri gospel, la televisione e l’inno nazionale che, interpretato dal reporter, diventa una sorta di esortazione a Bush a sterminare milioni di iracheni.
Disturbante, volgare e pericolosamente divertente, Borat è forse la prima vera commedia ai tempi dello scontro di civiltà, che denuncia, in modo energico e “inopportuno”, una barbarie diffusa.

guida portAtile X CINEFILI autuNNAli
Nell’ingorgo delle uscite pre-natalizie, il mese di novembre regala una manciata di film interessanti. Un piccolo breviario, utile ad azzeccare il film giusto per l’umore giusto.
Shock-umentary: Werner Herzog conferma di vivere una seconda giovinezza, marcata da una foga documentaria che Grizzly Man (10 novembre) conduce al parossismo. Il soggetto gioca sulla dicotomia tra pretesto pedagogico (la vita di Tim Treadwell) e il sensazionalismo d’inchiesta (Treadwell è morto divorato da uno dei suoi amati animali, i grizzly), ma alla fine regala immensi momenti di cinema.
La reginetta del Cool: La vita di Maria Antonietta (17 novembre) è il film più atteso e prevedibile di Sofia Coppola. Per la figlia di papà di un grande regista, niente è più normale che immaginare la regina francese sotto un profilo hype e contemporaneo, tra la party-girl e la ninfa in evoluzione. Tutto perfetto, sentimentale e gelido, as usual.
Supereroi della domenica: Jack Black è uno dei corpi comici più interessanti del decennio. Per questo, al di là della riuscita dei film di cui è protagonista, dà sempre un certo piacere vederlo all’opera. Super Nacho (17 novembre) di Jared Hess è una commedia appena simpatica ma Black, nei panni di un prete che sbeffeggia i lottatori di wrestling, è assolutamente esplosivo.
Italiamara: Finalmente due film italiani coraggiosi, in presa diretta sulla realtà. A casa nostra (3 novembre) di Francesca Comencini, fischiato ingenerosamente alla Festa di Roma, è un pamphlet discontinuo ma efficace sul potere devastante del denaro nell’Italia contemporanea. E di denaro parla anche L’amico di famiglia (10 novembre) di Paolo Sorrentino, il migliore dei nostri giovani registi. Se il protagonista è un viscido usuraio, ben più agghiacciante è la sensazione che, nel profondo, sia la società italiana tutta ad essere corrotta.
American Classic: Clint Eastwood alle prese con la seconda guerra mondiale. Flags of Our Fathers (10 novembre) è un film che stona e stride in anni di retorica patriottica e politica guerrafondaia. Clint non ama la grancassa e consegna un messaggio semplice e rivoluzionario: anche quando una guerra è necessaria, uccidere altri uomini è un costo troppo salato.
Apocalittici: La catastrofe prossima ventura è il vero tema del mese. Una scomoda verità (24 novembre) è il documentario allarmistico di Davis Guggenheim sulla corsa dell’umanità verso il suicidio climatico, mentre I figli degli uomini (17 novembre) di Alfonso Cuaron è un’opera rimarchevole di fantascienza sociologica. Con la camera a spalla e un realismo da reportage di guerra, Cuaron ci conduce, con una serie di piani sequenza stupefacenti, nel cuore nero dell’occidente: devastazione delle risorse naturali, esclusioni razziali e sociali, natalità zero, violenza, disperazione e fascino per l’estremismo. Per chi non lo avesse ancora capito, il presente è già un incubo.

GLI ULTIMI GIORNI DI UN DITTATORE
Nella serie di film che il regista russo Sokurov ha dedicato ai dittatori del secolo (Hitler in Moloch, Lenin in Taurus), il terzo capitolo è il più bello. Il sole descrive il declino di Hirohito, imperatore del Giappone, prima della capitolazione del paese durante la seconda guerra mondiale. Girato in alta definizione e totalmente in studio, l’opera di Sokurov affascina soprattutto per la sua potenza figurativa, un defilè di corpi imbalsamati in uno spazio freddo, soffocante e senza tempo. Un balletto di ombre e fantasmi per un impero al tramonto.
Il sole di Aleksandr Sokurov, Dvd Fox, € 20,99, disponibile dall’8 novembre


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