Dai -45 di Bismarck ai +47 di Las Vegas: multiclimatici Usa
Dal rapporto tra americani e situazione climatica si possono capire tante cose… Per esempio?
L’aria condizionata non è solo una questione di caldo e freddo, sotto sotto c’è anche l’esercizio del potere…

* Questo articolo e' stato scritto alcune settimane prima dell'uragano Katrina che ha avuto effetti cosi' terribili 
    e devastanti


Quando d’estate si arriva in America e si scende a un aeroporto di New York o di Boston, si è subito assaliti dal caldo e dall’afa. Sembra che l’aria sia più pesante che da noi, la temperatura più alta, l’umidità più intensa. E’ vero che il tempo atmosferico è diverso, negli Stati uniti, rispetto a quello al quale siamo abituati? La risposta è sì: l’America del Nord ha una varietà di climi che contengono punte estreme: fra i 45 gradi sottozero di Bismarck nel Nord Dakota, e i 47 gradi di Las Vegas nel Nevada c’è un abisso di 90 gradi, e nelle grandi pianure il tempo e la temperatura possono cambiare in pochi minuti. Naturalmente bisogna guardare alla cosa con un po’ di buon senso: anche in Italia, fra Palermo e Cortina c’è differenza.

Ma in America le differenze sono molto più grandi e riguardano territori più estesi, grandi aree urbane, metropoli. I venti sono più veloci, i temporali più forti, il freddo più rigido, il caldo più insopportabile. Ogni anno ciascuno di noi vede alla televisione le automobili scivolare sul ghiaccio delle autostrade americane, e lo spettacolo della neve che raggiunge altezze impressionanti e richiede giorni e giorni per essere spalata. I grandi laghi sono spesso ghiacciati e quando è possibile i pescatori camminano sulla superficie per qualche centinaio di metri dalla riva, fanno un buco nel ghiaccio e pescano col filo. E tutto ciò non in una sperduta regione del Nord, ma a Detroit, Cleveland,Chicago. A mezza estate, poi, gli uragani cominciano a far vittime nelle coste meridionali, in Florida, Texas, Louisiana. Al cinema, infine, molti di noi hanno visto “The perfect storm”, o “Twister”, e certo non dimenticano il gelo desolato che fa da sfondo a “Fargo” dei fratelli Cohen.

In realtà, il tema della lotta contro le avversità atmosferiche è da secoli un tema della cultura americana ed è un tema che si accompagna a quello della conquista delle frontiera: nel racconto affascinante del viaggio degli esploratori Lewis e Clark dal Missouri all’Oregon nei primi anni dell’Ottocento, o nei romanzi di J. Fenimore Cooper, la conoscenza dell’America è anche conoscenza di climi estremi, inclementi, terribili.

Ma la questione può essere posta anche in questi termini: come hanno reagito, come reagiscono gli americani al tempo atmosferico? E questa reazione, ha qualche significato? Vediamo.

Gli Stati uniti hanno una grande consapevolezza collettiva del problema, hanno de mezzi di informazione molto efficienti e un servizio meteorologico sofisticatissimo. Spesso alla radio o alla televisione, il fischio di un “severe weather warning” ti avverte che il tempo sta peggiorando. Bisogna anche ricordare che gli americani hanno destinato parte delle loro risorse scientifiche ed economiche alla lotta contro gli eccessi della natura: hanno inventato l’aria condizionata e la refrigerazione su larga scala e il loro impiego di energia per riscaldare e raffreddare è enorme.

Il fatto è che, nella grande corsa degli Stati uniti verso la modernità e la società di massa, la capacità di far fronte alle temperature estreme e al cattivo tempo ha finito con l’assumere un valore simbolico che va ben al di là della difesa del benessere. Tutti abbiamo notato, dopo essere scesi a Boston o a New York nel caldo afoso dell’estate, che la temperatura raggiunta dall’aria condizionata negli edifici è bassissima, e che nei grandi magazzini il freddo ti ghiaccia la schiena. Ed è altrettanto vero che colpisce, all’opposto, d’inverno, la sventatezza con cui molte persone girano in shorts, spesso con sandali o scarpe estive senza calzini anche quando si è sottozero e il ghiaccio scricchiola sotto i piedi.

Anche se le percezioni del freddo e del caldo variano secondo l’età, le culture, le caratteristiche individuali, sfide così esplicitamente spavalde come uscire in t-shirt quando si è sottozero o come mettere l’aria condizionata a 18 gradi quando fuori ce ne sono 36, o a 25 gradi quando fuori si è a –10, è probabile che significhino qualcosa. In molte aree della sensibilità collettiva degli americani questi eccessi finiscono col mettere in rilievo comportamenti legati a valori primordiali. L’aria condizionata, nonostante la sua diffusione, è ancora un simbolo di status e di potenza: più riesci a raffreddare l’aria calda e a riscaldare quella fredda, più sei potente. E d’altra parte, da sempre la capacità di resistere – anche nudi – a climi rigidi, è percepita come una dimostrazione di forza e di virilità, soprattutto fra i popoli nordici.

Naturalmente la questione ha due aspetti: nel loro sforzo di controllare la natura gli americani sembrano vittoriosi ma al tempo stesso, viziati da una tecnologia che sembra appiattire anche le temperature, essi finiscono col non sopportare più i climi del mondo e, proprio loro che promuovono e vivono tutti gli aspetti della globalizzazione, sembra che abbiano minore capacità di adattamento degli italiani, dei russi o dei cinesi: togli a un americano l’aria condizionata e lo metti in difficoltà.

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