HOLLYWOOD sul TEVERE
glamour hollywoodiano e anteprime squillanti per un mercato tutto da verificare... Ma intanto è bene eSSerci

Creare un nuovo pubblico di appassionati di cinema, scoprire e valorizzare nuovi talenti, fornire un rinnovamento culturale sia alla città che al territorio.
Questi gli obbiettivi dichiarati dal presidente Goffredo Bettini alla conferenza stampa di presentazione della prima edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma. Una conferenza stampa gremita quanto un concerto di Madonna, a testimonianza della curiosità e dell’attesa con le quali, almeno tra gli addetti ai lavori, si aspettava la verifica di tutte le indiscrezioni delle ultime settimane. Sopite le polemiche con la Mostra del Cinema di Venezia, che in estate hanno oscillato tra il ridicolo e il grottesco, il programma ha rivelato la natura estremamente ibrida della Festa romana: glamour hollywoodiano, anteprime squillanti (anche se il nuovo film di Clint Eastwood è saltato), un mercato tutto da verificare nella sua efficacia, un concorso “d’autore” quanto e più di Venezia e una serie di eventi paralleli (Il lavoro dell’attore, con Sean Connery a fare da testimonial) che rinsaldano invece le intenzioni popolari della festa.

Delle 5 sezioni ufficiali, Première è quella più roboante e caratterizzata da una decisa coloritura divistica: partirà con Fur: an Imaginary Portrait of Diane Arbus di Steven Shainberg, il biopic sulla grande fotografa americana, con cui Nicole Kidman tenterà di vincere il suo secondo Oscar. Presente in due film, Monica Bellucci sarà magra e corrucciata in Le concile de Pierre di Guillaume Nicloux, solare e inarrivabile nell’attesissimo N (io e Napoleone) di Paolo Virzì. In anteprima passeranno anche il nuovo film di Giuseppe Tornatore, La sconosciuta, Uno su due di Eugenio Cappuccio, The Namesake della regista indiana Mira Nair, mentre il tremendo Lasse Hallstrom farà esordire The Hoax, interpretato da un'altra star da passerella, Richard Gere.
La selezione ufficiale, Cinema 2006 - 16 opere in concorso, 3 fuori concorso - propone film inediti di registi provenienti da tutto il mondo. La giuria popolare, presieduta da Ettore Scola, un’auctoritas che non è il massimo della freschezza e della novità, assegnerà il premio per il miglior film - il Marc'Aurelio disegnato da Bulgari e duecentomila euro sonanti - e per le migliori interpretazioni maschili e femminili. Tra i titoli da segnalare, l’opera prima di Laurent Herbiet (Mon colonel), omaggio a La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, il ritorno di Otar Iosseliani con Jardins en automne e i tre italiani in competizione: Cristina Comencini (A casa nostra), Alessandro Angelini (L’aria salata) e Davide Ferrario con il documentario La strada di Levi. E ancora film orientali, mediorientali e parecchio cinema francofono, con la speranza segreta, per i selezionatori, di scovare un nuovo autore da appuntare all’occhiello.

Nella sezione più interessante e sperimentale della Festa, Extra, furoreggiano i documentari, più di venti. Meritano una menzione Historie d’eaux di Bernardo Bertolucci (episodio del film collettivo Ten Minutes Older), Muoiono soltanto gli…, il documentario su Mario Monicelli di Margherita Ferrandino e Giovanni Veronesi, Sorelle di Marco Bellocchio e Ritratto di uno sconosciuto su Marcello Mastroianni. E vedremo finalmente, dopo una post-produzione molto tormentata, l’esilarante apologo fantascientifico/surreale di Corrado Guzzanti, Fascisti su Marte.

Per quanto ci riguarda, l’opera più importante della Festa sarà invece presentata nella categoria Eventi Speciali. Si tratta di The Departed, il nuovo film di Martin Scorsese: remake di Infernal Affairs, un thriller di Hong Kong, segna il ritorno del maestro italo-americano al genere che più lo ispira, le storie di malavita e tradimenti.

Festa Internazionale del Cinema di Roma, dal 13  al 21 ottobre.

 

CHAPEAU, MR. MANN!

Alcuni film uccidono la stagione. Ovvero, dopo averli ammirati ti chiedi: che altro può riempirmi gli occhi per il resto dell’anno? Succede spesso con Michael Mann ed è successo anche con Miami Vice. Non tutti sono d’accordo, anzi molti considerano il regista americano un buon artigiano dell’azione e i suoi film niente più che prodotti medi dell’intrattenimento hollywoodiano. Eppure, per chi è sensibile al cinema puro, alla messa in immagini del mondo, Mann è insuperabile, una droga che procura piaceri intensissimi. Non solo è un autore a tutti gli effetti, ma insieme a pochi altri, sperimenta con coraggio sorprendente e aspira ad essere contemporaneo. Miami Vice, al di là del dettaglio esteriore (l’ennesimo film tratto da una serie televisiva), è esattamente il contrario di un divertimento gratuito, inebriato dal suo feticismo consumistico. Mann è assillato da un’ambizione che raramente il cinema si attribuisce, quella di impiegare la tecnica per la sua evoluzione linguistica e per catturare il mondo così com’è nel suo atto di trasformarsi: duro, spietato, fisico e gioioso.

Miami Vice di Michael Mann, nelle sale dal 6 ottobre

 

IL potere della suSpense 

Perché questo film del 1961 non ha ancora perso il suo potere orrorifico e resta una delle vette del cinema fantastico? Perché, paragonato a lui, The Others di Alejandro Amenabar fa la figura di una pallida copiuccia? Di sicuro all’origine di Suspense c’è la forza del capolavoro di Henry James, Giro di vite, e la raffinatezza della messa in scena di Jack Clayton, che sfrutta tutto il potenziale soprannaturale e morbido del décor gotico. Ma è soprattutto l’odore di zolfo che impregna il film a conferirgli ancora oggi tutta la sua forza. Veleno presente all’origine, ma amplificato dalla sceneggiatura di Truman Capote, che ha saputo iniettare perfettamente l’instabilità psichica nelle vene dei personaggi. Nascosto come una bestia nella jungla, un mostro invisibile spinge le labbra di un bambino verso quelle della sua governante… Bonjour Dr. Freud. 

Suspense di Jack Clayton, 1961, Dvd Environ, 20 euro


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