Io la detesto!
Mi disse proprio così… e per una persona di cinema non è proprio una bella cosa. Perché chi fa l’attore si aspetta (e spera) sempre una reazione di apprezzamento nel pubblico…
I pericoli del cinema. Chi fa il mestiere di attore si espone alle reazioni del pubblico. Ciò è del tutto normale. Eppure, a volte, le suddette reazioni vengono da persone che forse proprio del tutto normali non sembrano essere. Questo fatto mi è successo cinque anni fa a Bordighera. Avevo rappresentato uno spettacolo in teatro (Benvenuti in casa Gori). Era stato un successone. Poi andiamo a cena con il direttore, una persona cordiale. Sua moglie, invece, se ne sta tutta la sera sulle sue. Seduta a un metro da me, sulle sue. Mangia e non parla. Carattere chiuso, penso. Io racconto cose di tutti i giorni, è una serata allegra: teatro esaurito, sorrisi, applausi. Finché, arrivati al secondo, la donna sbotta aggredendomi: “Io la detesto. Volevo proprio dirglielo che lei è stato ripugnante”. Io, di sasso, guardo il direttore del teatro che ridacchia neanche troppo imbarazzato; anzi, sembra quasi divertito dell’esternazione della moglie e scuotendo la testolina sulla via del traslucido si sguscia sereno un gamberetto. “E, scusi la mia sorpresa - dico alla donna - può dirmi perché le faccio questo effetto?”. “E’ stato una carogna con Christian De Sica nel film di Verdone
’Compagni di scuola’, è stato proprio una carogna con lui...e che si rompesse una gamba alla fine, era il minimo che si meritava, visto il male che gli ha fatto”
. Io la guardo. L’astice che ho nel piatto capisce al volo che la sua sta per trasformarsi in una morte inutile. “In fondo - dico planando sul
positivo - indirettamente mi sta facendo un complimento: il personaggio è stato scritto per essere un po’ carogna e il fatto che per lei  sia stato così convincente…”“No – mi interrompe - lei con il povero Christian è stato proprio odioso e di rompersi quella gamba se l’è proprio meritato”. E’ dura tenere il sorriso di fronte all’espandersi delle tenebre cerebrali. Siamo in otto a tavola. Cerco allora di interpretare gli sguardi degli altri per avere un appiglio per una possibile lettura di quell’inattesa situazione. In sei la conoscono. Osservo il marito i cui occhi  sembrano pensare: “Nel mondo c’è di peggio”. Mentalmente riconsidero allora la stagione teatrale che ha organizzato. A parte un paio di comici sospetti dell’area Zelig, ci sono due classici stantii, due esempi banalotti di teatro leggero e un’operetta; insomma è tutto un dare colpi a cerchi e botti, perfettamente in linea con il resto d’Italia. Degli altri commensali, due vanno in AUDI e il terzo è un’aspirante cabarettista al momento provvisto di un alibi come impiegato comunale. E poi ci sono le due donne, che con la bocca mangiano e con gli occhi sembrano suggerirmi nascostamente la storia dell’infelice moglie del nostro direttore. Le donne: come sempre le uniche a sapere cosa pensare in casi come questi. Per non far crescere troppo il silenzio che, si sa, è il maggior concime della pianta dell’imbarazzo (un po’ comincio a divertirmi anch’io, scusa) ritento le vie diplomatiche: “Beh, Crhistian ed io siamo buoni amici - dico - lui stima me come io stimo lui”. “Questo conferma solo quanto Christian sia buono come persona. Se avesse fatto a me quello che ha fatto a lui non so davvero come avrei reagito”, mi fredda lei. Guardo di nuovo il marito: se non ha reazioni neanche stavolta allora sono due quelli pericolosi e avere inserito l’operetta in stagione doveva farmelo capire. Lo guardo e con lo splendore degli occhi cerco di ricordargli che è lui che m’ha invitato a cena portandosi dietro la moglie. Macché: lui si diverte! Gli sguardi delle donne intanto son diventati risate a cielo aperto che contagiano ora anche il cabarettista che, essendo per natura l’estroso del branco, dice: “Cazzo Daniela (così si chiama la ‘posseduta’) ci vai giù di trivella!”. “Lei è così”, minimizza il marito-direttore e basista. “Così come?!”, dico io, ricordatevi che vengo da Roma, che è, si, la Capitale tentacolare, ma dove la gente è abbastanza cordiale con gli stranieri”. E allora mi spiega che da quando sua moglie ha visto quel film ha sviluppato un odio viscerale nei miei riguardi che proprio non le passa. Che si era rifiutata anche di venire a teatro per non dovermi vedere di persona e che l’ha dovuta costringere quasi con la forza e che lei alla fine ha accettato solo per potermi finalmente dire in faccia quello che pensava di me da 12 anni. Non solo: ma che in tutto quel tempo si era sempre rifiutata di vedere qualsiasi cosa avessi fatto in cinema/teatro/ televisione, perché uno che fa quelle carognate al povero Christian meritava solo disprezzo. “Quindi a questo punto il problema è capire che rapporto c’è fra lei e Christian”.
Dissi io. E la frase fece effetto perchè al marito-direttore andò finalmente di traverso un gamberetto!

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