Che fine hanno fatto i registi?
In uno stato di malinconia latente mi ritrovo a pensare al cinema. E mi accorgo che stanno eliminando i registi, li stanno spolpando e disossando…

Mi sono acceso una sigaretta. Un gesto automatico. Aspiro. Butto fuori e penso: ma io non fumo! Resto a guardare quel filo grigio e leggero che sale in cielo. Sospeso lui, sospeso io. E’ come se ci guardassimo negli occhi. Perché l’ho accesa? Poi dal nulla nasce un pensiero che, tradotto in parole, più o meno suona così: vorrei ammalarmi. Son colto alla sprovvista. Quale cliente di questa vita vorrebbe una cosa così stupida per sé?

Spengo la sigaretta e mi ritrovo addosso un bel cappottino imprevisto di malinconia. Perché quel vestito lì se ancora si mangia fuori, mi chiedo. E’ per le cose del mondo? E’ questo? E’ perché mi tocca il compitino mensile di buttar giù quattro righe per via che ho fatto una promessa per Bazar? E’ perché le mie figlie incontrano le prime difficoltà della vita e non tutte le affrontano con eleganza e chiarezza? Vallo a sapere. Certo se non dovessi partorire l’articolo mi chiuderei in bagno, riempirei la vasca d’acqua calda, mi immergerei in quel liquido e chiudendo gli occhi me ne andrei cercando nel buio il filo di quel malessere sottile. Ma visto che c’è l’articolo da scrivere provo a sposare l’utile al “dilettevole”. Io parlo di cinema (o dovrei, i patti erano questi) e film non ne vedo. Si, qualcuno in televisione, ma è roba dell’anno prima. Un bel problema! Allora ho chiesto a Ugo (Chiti), che avendo del tempo libero il cinema lo segue. Lui dice che “merita” Spiderman 2 (“Bellissimo più del primo”); e poi Le chiavi di casa (lui dice che è “notevole…persino sorprendente”); e Mistic River (“e dire che Eastwood somiglia a un reazionario…eppure riesce a penetrare in modo semplice e sublime il dolore umano”). Inoltre mi rimprovera che non ho ancora preso il DVD de Le invasioni barbariche, che lui ci ha pianto tanto. “Adesso lo prendo e ci investo due lacrime anch’io”, gli rispondo.

In questi giorni sono impegnato in una di queste in veste di attore. Così, documentandomi, mi sono accorto di una cosa: non so se l’avete notato, ma la televisione (o il sistema televisivo) pian piano sta eliminando il ruolo (o l’importanza che esso aveva) del regista. Lo sta, prodotto dopo prodotto, spogliando del suo significato, deresponsabilizzando, lo sta spolpando. Così si sta formando una nuova genìa di registi disossati. Chi li divora privandoli di carne, muscoli e nervi e infine di idee, sono coloro che producono. I produttori. Gli sponsor. I committenti. Sono loro che fanno i cast, decidono il look che i personaggi devono avere a prescindere da ciò che andranno a fare, eccetera. Nessun regista o quasi (lo stato di avanzamento dell’epidemia è più visibile in Mediaset che in RAI, almeno per ora) sa più come si fa a far recitare un attore. E questi, ormai vengono scelti solo per quello che, guardandoli in faccia, presumibilmente saranno in grado, automaticamente, di dare al primo ciak. Per questo, il video è invaso da esseri recitanti, bellocci secondo i canoni prescritti dai veterinari dell’immagine che preparano, con la solerzia del venduto alla causa, il pappone vitaminico da fare ingozzare al pubblico, nel cui cervello si allargano via via le piaghe da decubito cerebrale. Basta. Tanto non serve a niente.

Vi racconto una barzelletta! Un anziano un giorno va dal suo medico internista: “Dottore - gli dice preoccupato - io, quando fo’ all’amore con la mi’ moglie, sento…come dei fischi qua, dentro alla testa”. “Ma lei, scusi, quanti anni ha?” gli chiede allora il dottore. “Novanta!” risponde il paziente. “E icché la vorrebbe sentire, gli applausi?”.


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