Il nostro lato ridicolo
Pur diventando sempre più intollerante, riesco a tollerare meglio qualsiasi cosa accada. La comprendo meglio, e così non riesco + a prendere posizione su nulla…
Viaggiavo. Ascoltavo distrattamente per radio una canzone di Lucio Battisti. Il testo era di Panella, il paroliere della sua seconda stagione d’autore. Così ho pensato che una volta liberatosi di Mogol, il povero Lucio, prima che la sua vita finisse prematuramente, in effetti aveva ricominciato a vivere; a divertirsi, a giocare con la musica con una libertà gioiosa, quasi pericolosa. Non so quanto ci sia di vero in questa mia impressione - non conoscendo niente dei loro rapporti umani e professionali - ma all’improvviso il celebrato Mogol mi è apparso come un catenaccio, un dolore di testa, un cibo indigesto, un limite insopportabile. E molte di quelle canzoni che hanno fatto da colonna sonora alla mia gioventù mi si sono seccate sui rami. E i sentimenti che parevano rappresentare con tanta poetica precisione i nostri stati d’animo di allora, mi sono parsi dei calcoli matematici e insinceri costruiti a tavolino per infinocchiarci. Secondo me Mogol non è ciò che ci è sempre sembrato. Naturalmente è solo un pensiero mio... Ma tu guarda però cosa succede ad ascoltare distrattamente la radio.

 

Anni fa ebbi dei problemi analoghi con Dio, (fra i due, penso che sarà più facile per me sbarazzarmi di Mogol!). Era il 20 agosto. Erano le 10,30. Ritornando da Subiaco, una volta passato il casello autostradale di Lunghezza (Roma est) ho sentito il bisogno di fermarmi accostandomi alla massicciata del piazzale. Alla radio parlavano di temi astronomici. Allora ho pensato che il sole è una immensa palla di benzina che brucia consumando se stessa piano piano. Fra 4 miliardi di anni il sole a un tratto morirà. Nel farlo si gonfierà fino all’orbita di Giove e uno spasmo celeste brucerà tutto ciò che troverà sul suo cammino. E Buster Keaton, i Beatles, Mozart, Beethoven, Leonardo da Vinci, sarà come non fossero mai esistiti, perché nessuno potrà più ricordarli. L’eternità non si addice all’uomo. E vedevo quelli che, pagato il pedaggio, passavano pestando sull’acceleratore per guadagnare la corsia di sinistra prima della macchina successiva. Non si volevano far fregare insomma. Che se ne stesse dietro quello della Opel corsa, o della Renault Megane. Ognuno, viaggiando, si raccontava una storia e sorpassava gli altri con uno scopo preciso. Chissà chi si crede di essere la gente. E poi guardavo il sole. La nostra fonte di vita. La nostra pila con tanto di data di scadenza. E ho pensato che magari un piantino me lo potevo anche fare. Poi, l’indomani avrei ricominciato a non pensarci più. E avrei visto le figlie crescere sperando per loro ogni bene possibile. Ma mi fa tenerezza. Mi fanno tenerezza le nostre presunzioni. Se ne avessi il potere forse ammazzerei un bel po’ di gente. Lo farei perché, non so come, qualcuno mi ha instillato un senso di giustizia. Lo farei credendo di essere nel giusto. Ammazzerei quel tre per cento di imbecilli che ci sono fra i cristiani e fra i mussulmani. Poi ammazzerei gli imbecilli ebrei. Per gli indù non ho una posizione precisa. Penso però che loro non li toccherei. Li terrei d’occhio lo stesso, ma all’inizio mi dedicherei più a quelli che ho detto.

Poi ho fatto un respiro profondo. Sto invecchiando. E’ normale. E pur diventando sempre più intollerante, riesco a tollerare meglio qualsiasi cosa accada. Mi sembra di essere maggiormente in grado di comprenderla, e perciò non riesco più a prendere posizione su nulla. Ma non mi sto anestetizzando. Rido di più. E delle tragedie vedo il lato ridicolo. L’uomo è ridicolo: basta guardare il destino sempre più televisivo che si è scelto. Ho avuto pietà per quelle povere creature di Beslan. Ho tenuto i giornali che raccontavano le loro storie. L’ho fatto perché sento il bisogno di rileggerle fra un po’. C’è qualcosa di incredibilmente osceno fra i loro poveri destini e la complicata semplicità che ha portato quella storia a finire com’è, purtroppo, finita. Ma io che ci posso fare? Posso farmi i complimenti perché finalmente il tiggì mi ha fatto piangere? Ho cercato di calarmi nei sogni di chi è sopravvissuto e ho avuto paura. Solo questo posso onestamente dire. Tutti quelli che condannano (o quasi) mi fanno schifo comunque e nel loro piccolo puzzano di letame come quelli che vorrebbero puzzassero più di loro. A tal proposito, ­ visto che io sono quello che parla di cinema, ­chi non l’avesse ancora fatto si guardi Dogville. Non è tanto la forma, che di per se è geniale, ma sono le parole. Splendide nel descrivere chi realmente siamo.


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