Cinema = anestesia
Prima c’erano Alida Valli, Anna Magnani, Sofia Loren. Poi il buio. Il cinema italiano è solo un ricordo? Oggi un regista prima cerca degli amici, e solo se li trova giusti fa il film…
Salve. Sono quello che deve parlare di cinema italiano. Se c’è una cosa che conta poco o nulla in questo momento nel mondo è il cinema italiano. Scrivo mentre ascolto le aritmie recitative e le stonature con abusi di pause infradialoghi di uno dei maggiori incassi della passata stagione. Premetto che anch’io ho fatto un film ultimamente. Era carino (sapete quel termine che fa tanto arrabbiare i registi quando glielo appioppano al loro ultimo film. Il mio lo era. E basta). Ha fatto pochi euro. Ma in tutta coscienza non ho il dente avvelenato. E’ che la parola cinema ha per me, al momento, la stessa valenza del termine anestesia. Giorni fa, trovandomi in pausa in un albergo, ero affacciato al video e contemplavo l’avanzata vittoriosa della barbarie quando, ad un tratto, sono apparsi i fantasmi di due grandi attori del recente passato (ma forse stanno ancora passando). Parlavano di questa importante iniziativa in favore del cinema italiano. Un premio. Non mi ricordo di che e dato da chi ma, giuro!, era importante. Io guardavo pensando che mi sarei scordato tutto nel giro di un’ora. Perché, mi chiedo? Non c’è fascino. Siamo fuori dall’attualità. Non siamo più un modello culturale vincente da esportare. Vi ricordate l’11 settembre del 2001? Si, come no? Vi ricordate i poveri pompieri eroi delle Twin Towers? Come no. E i pianti e i bigliettini e le foto e le candele e i mazzi di fiori e la commozione di tutto il popolo italiano affacciato ai video per imparare (cosa di preciso?). Qualche mese dopo venne giù un palazzo a Roma: dei deficienti avevano tolto dei pilastri di sostegno nel piano terra per farci una qualche attività lucrativa. Ci furono anche lì dei morti fra i pompieri, un incidente. Vi ricordate i pianti e i bigliettini e le foto e le candele e i mazzi di fiori e la commozione di quei romani che, davanti alle telecamere dei tiggì avevano barattato un banale, anche se terribile, incidente con un attentato con due aerei di linea? Il popolo italiano aveva imparato cosa dall’11 settembre? Che è giusto che ognuno abbia il suo eroe pompiere di quartiere? Torniamo al cinema. Pensate alle nostre dive che ogni tanto vanno in america. E una volta approdate lì, o le fanno morire nelle prime inquadrature o se sopravvivono finiscono per distruggere la credibilità della storia che interpretano anche quando si tratta di film cult (penso al povero Matrix 2). Alida Valli. Anna Magnani. Sofia Loren. Poi il buio. Terribile. Il cinema italiano è solo un ricordo? Un tempo viveva  nella nostra penisola la specie stanziale dei grandi autori/registi e tutti, produttori, politici, funzionari Rai, pizzicagnoli, facevano a gara per diventare loro amici. Oggi un regista prima cerca degli amici e solo se li trova giusti fa il film (vale anche per me); sennò diventa rancido e il suo probabile futuro è lo scarico del wc sperando che una pietosa mano tiri subito la catena. Che noia parlare di cinema! Quanto mi piacerebbe fare presto un altro film! Ho visto un film bellissimo sere fa. L’ho visto tre volte: “La città incantata” e m’è venuta voglia di rinascere cartone animato. Intanto i dialoghi con aritmie di uno dei maggiori incassi dell’anno scorso (ha vinto anche premi importanti!) vanno avanti. Ognuno recita per conto suo (a parte lei quando recita con il marito, però si stanno per separare. Ma come: gli unici due che recitavano intonati!) e io sto male e penso che non è un buon insegnamento e penso a quello che hanno sgozzato in televisione perché era americano e alla soldatessa americana che teneva al guinzaglio il prigioniero iracheno: ecco la parità dei sessi finalmente raggiunta, passiamo ad altro signore. E penso al padre di quell’ostaggio italiano che va sempre in giro col tricolore in spalla e mi dico avrà pure le sue ragioni, ma quali sono? Si, forse il dolore ha trasformato un tipo comune in un portatore sano di italianità. No, c’è qualcosa di troppo scenografico in quella scelta. Come una maniacalità inconsciamente studiata. Non mi torna. Ma che diritto ho di dire questo? Non lo so. Forse è asfissia cerebrale. Non credo più a nulla tanta è la dose di falsità che vomita giornalmente il video condizionando i comportamenti più intimi di quelli che guardano. Ecco: forse è per rintuzzare l’orrore che lentamente divora i nostri cervelli con morsi così indolori che uno finisce per considerarli mali minori. Il mondo sta morendo male. E il cinema italiano non lo racconta. Lo fa solo la televisione e lo fa male perché lo fa per l’audience, non per insegnare. L’Italia dei media (salvo rarissime eccezioni) è impegnata in una gigantesca operazione di mistificazione, falsificazione, rimozione. La nostra democrazia, sta diventando isterica. E un potere siffatto non contempla una cinematografia d’attacco, né riflessiva, né critica, né tanto meno contraria, no: dev’essere solo vacua, zuccherata, indolore, inesistente. E nell’augurarvi buon divertimento mi raccomando, non vi dimenticate lo sbadiglio.

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