Achille Piè Veloce
Pagine che a volte accendono uno strano senso di fastidio, una sensazione di pietà e di schifo della quale poi ci si vergogna un po’…
L’ultimo libro di Benni  è  bello, divertente, ironico, sarcastico, piccante, commovente, inquietante, in alcune pagine anche pauroso, insomma è perfettamente fedele alla tradizione dell’autore bolognese, che anche questa volta non tradisce le aspettative dei suoi lettori.

La storia dell’amicizia tra Ulisse, giovane scrittore che non riesce a scrivere il suo secondo libro e lettore di dattiloscritti per una piccola casa editrice, e  Achille, un ragazzo-mostro misterioso e genio della scrittura, è un viaggio nelle loro bassezze e nelle loro virtù. Insieme portano a compimento un progetto di vita e di morte, scambiandosi le più profonde intimità e le più feroci aggressività, uno attraverso l’altro, nutrendosi del loro essere diversi. Nel buio della sua stanza, ascoltando i racconti di Ulisse, Achille assapora tutte le gioie del sesso a lui sconosciute, dando vita al romanzo che l’amico non riesce a scrivere. Le parole di Ulisse diventano pagine bellissime, e la fame di vita del piccolo mostro viene soddisfatta, uno scambio alla pari tra due amici, uno scambio di cui  Penelope Pilar, tipica bellezza latina, nonché fidanzata di Ulisse,  diventa l’inconsapevole protagonista. E anche chi legge in qualche modo ne beneficia, così come si sente in imbarazzo quando il protagonista si trova davanti alla mostruosità del suo nuovo interlocutore. In quelle pagine si rivive quel senso strano di fastidio, quella sensazione  di pietà e di schifo che si avverte quando si ha a che fare con queste persone, e della quale poi ci si vergogna un po’. Ulisse và oltre tutto questo, prova a fare un passo in più, ci riesce e viene premiato.

Benni colpisce con forte ironia il mondo dei libri e degli scrittori, si beffa dei critici letterari, dei giornalisti del settore, degli intellettuali dell’editoria ma anche di tutti quelli, e sono tanti, che si svegliano una mattina e decidono di fare gli scrittori, ma nello stesso tempo ci fa vivere e sentire la  passione per il suo lavoro, l’amore per la nostra lingua, con la quale gioca, come sempre, con abilità circense. I personaggi di contorno, tutti rigorosamente contraddistinti da nomi omerici, sono  pezzetti di un puzzle molto ben costruito e per ognuno c’è una risata, un sorriso amaro o una lacrima, oppure vera e propria repulsione.

Anche in Achille piè veloce (Feltrinelli 14,50 euro), come d’abitudine per il “Celestino”, un passaggio è dedicato all’ambiente: “Aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto, ossigeno, argon, xenon,&radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene, particolato di carbonati e silicati, alcune spore fungine, un’aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica, e un granello di sabbia proveniente da Tevtikiye, Turchia nord-occidentale, trasportato dallo scirocco della notte. Insomma respirò l’aria della città.”

Per i Benniani più esigenti, non manca un occhio al calcio: le vicende del menisco di Mironi, campione del cuore di Ulisse, giungono quando meno te lo aspetti e strappano sempre una risata.

Considerato che, dal 1981 ad oggi, questo è il diciannovesimo libro di Stefano Benni, e considerata l’età dell’autore, mi sento tranquillo per i prossimi venti anni.


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